L'IMPRESA
Mirtilli sostenibili e del tutto made in Sicily, la sfida parte da Mazara del Vallo: «Pronte le prime 10mila vaschette»
Di cento ettari complessivi a disposizione dell'azienda Agroblu, dell'imprenditore Giacomo Rizzo, già 40 sono stati trasformati in mirtilleto e sono operativi
Una nuova frontiera dell’agricoltura siciliana prende forma tra Mazara del Vallo e Marsala, dove Agroblu, guidata dall’imprenditore Giacomo Rizzo con il prezioso supporto del fondo internazionale di investimento Idea Agro, sta realizzando il più grande impianto di mirtillo low chill mai costruito nell’Isola. Un progetto che non solo cambia la geografia produttiva della Sicilia, ma introduce una coltura innovativa, ad alto valore aggiunto e capace di competere con i giganti mondiali del settore.
Agroblu è il brand del progetto mirtillo: Rizzo gestisce anche la Zentrum (con sede commerciale a Sesto Fiorentino) e il brand Squisicily, focalizzandosi su una filiera corta e sostenibile. Il gruppo è coinvolto in progetti di agricoltura “green”, come la coltivazione in vaso per tutelare la fertilità del suolo e impianti di fertirrigazione per il risparmio idrico. Negli anni ha consolidato una presenza significativa a Vittoria, gestendo centinaia di ettari di terreni agricoli prettamente dedicati agli agrumi.
«Quello nel Trapanese - ci dice - è l’ultimo dei nostri investimenti, ma anche quello su cui puntiamo maggiormente».
L’operazione, sostenuta convintamente da Agroblu, che ha dunque un ruolo determinante, rappresenta un salto di scala senza precedenti: 100 ettari complessivi, di cui 40 già trasformati in mirtilleto, con le prime raccolte avviate proprio in questi giorni.
Il mirtillo tradizionale nasce in montagna, ha bisogno di freddo e produce d’estate. Agroblu, invece, ha scelto varietà low chill, frutto di anni di ricerca e incroci genetici, capaci di fruttificare in zone calde come Sudafrica, Cile, Marocco… e ora Sicilia. «Parliamo di un mirtillo invernale da pianura, che ci permette di arrivare sul mercato tra dicembre e febbraio, quando il prodotto manca e i competitor arrivano solo a maggio», spiega Rizzo.
Un vantaggio competitivo importante: freschezza, qualità superiore e una logistica che passa da 45 giorni di viaggio via nave a meno di una settimana. Il progetto è stato possibile grazie all’ingresso di un fondo internazionale. «Siamo la prima realtà ad aver convinto un fondo a investire in Sicilia», sottolinea Rizzo nel ringraziare Idea Agro. E non è un dettaglio: un mirtilleto costa 200-250 mila euro a ettaro, richiede macchinari costosi e una raccolta che arriva a 4 euro al chilo, contro i 10-12 centesimi degli agrumi. «Il mirtillo non è mai stato fatto su larga scala in Sicilia perché mancavano le risorse - spiega l’imprenditore - serviva qualcuno disposto a fare un all in su una coltura nuova e impegnativa».
Il mirtillo di Agroblu non punta solo sulla novità, ma sulla qualità. Le varietà scelte sono premium, sotto royalty, selezionate per gusto, consistenza e shelf-life. «Non è un mirtillo qualunque. È un prodotto che si conquista il suo posto anche senza dire che è italiano», afferma Rizzo. Eppure l’italianità conta eccome: «Il mercato italiano, se può, sceglie italiano. Anche se costa un po’ di più. Per questo il progetto nasce per servire prima di tutto la grande distribuzione nazionale, che da anni chiede un’alternativa locale ai prodotti d’importazione».
Agroblu gestisce l’intero ciclo: produzione, raccolta, invaschettamento, trasporto. «Consegniamo direttamente alle piattaforme della Gdo - spiega Rizzo - le prime 10mila vaschette sono state consegnate oggi: è il debutto ufficiale del Mirtillo Made in Sicily».
Il mirtilleto di Mazara non è solo un investimento agricolo: è un volano occupazionale. «Ha un fortissimo impatto sulla manodopera - sottolinea ancora - la raccolta del mirtillo è complessa, richiede precisione e molta forza lavoro. Un’opportunità importante per un territorio che ha bisogno di occupazione stabile e qualificata».
Il progetto è partito nel 2025: acquisto dei terreni, livellamento, serre, piante a dimora. In soli sei mesi, le prime produzioni. «Da oggi - conclude Rizzo - siamo sul mercato. È una data storica».
E non è solo un nuovo prodotto: è un nuovo capitolo dell’agricoltura siciliana, che entra nel mercato globale con una coltura innovativa, sostenibile e ad altissimo valore aggiunto.