IL PROGETTO
Aeroporto Intercontinentale del Mediterraneo tra cargo, hotel e negozi: il grande cantiere che può cambiare la mappa del trasporto in Sicilia
Documenti depositati al Mit, timeline ambiziosa e un maxi-impianto fotovoltaico: cosa c’è davvero dietro il progetto nella Valle del Mela e quali ostacoli restano sul tavolo
Documenti depositati al Mit, timeline ambiziosa e un maxi-impianto fotovoltaico: cosa c’è davvero dietro il progetto nella Valle del Mela e quali ostacoli restano sul tavolo
La luce del tardo pomeriggio rimbalza sulle ciminiere della Valle del Mela, tra Milazzo e Barcellona Pozzo di Gotto. In controluce, qualcuno immagina una pista lunga tre chilometri, aeromobili wide-body pronti al decollo verso Medio Oriente e Americhe, un terminal che lavora merci e passeggeri giorno e notte. L’idea ha un nome – Aeroporto Intercontinentale del Mediterraneo – e oggi un passaggio formale in più: la documentazione tecnica e amministrativa è stata depositata al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) per avviare l’iter istruttorio del project finance. È quanto annuncia il ceo di La Sciara Holding LTD & Partners, Fabio Bertolotti, che fissa anche una finestra temporale: “primo volo tra due anni e mezzo”, se tutto andrà secondo i piani.
Che cos’è il progetto e dove sorgerà
L’infrastruttura proposta dovrebbe sorgere nella Valle del Mela, tra i territori di Barcellona Pozzo di Gotto, Merì e Milazzo (provincia di Messina). L’area, logisticamente baricentrica rispetto al porto di Milazzo, agli assi autostradali e alla rete ferroviaria, è da anni oggetto di proposte per uno scalo; l’ultima, con brand “Aeroporto del Mediterraneo”, è stata presentata in Commissione Ponte al Comune di Messina a fine novembre 2024.
Il progetto è promosso dalla La Sciara Holding LTD & Partners (sede a Londra), guidata da Fabio Bertolotti. Per la redazione degli elaborati tecnici la società ha incaricato Sistemi srl – Società di ingegneria dell’ingegnere Lino Maio. Nelle comunicazioni ufficiali si sottolinea che lo schema finanziario è di project financing e a trazione privata.
Quanto costerà: numeri, varianti e fotovoltaico
Qui i numeri meritano attenzione, perché non sono sempre coincidenti tra le diverse dichiarazioni rese nell’ultimo anno e mezzo: l'investimento totale oggi è indicato in “oltre 1,6 miliardi di euro”, di cui circa 1,2 miliardi per l’infrastruttura aeroportuale e 450 milioni per un impianto fotovoltaico dedicato all’autoproduzione energetica del sistema. Questa è la stima più recente circolata negli ambienti promotori. La cifra è superiore a precedenti forchette rese pubbliche tra 500 e 800 milioni nella prima fase di presentazione. La divergenza può riflettere l’evoluzione del perimetro progettuale (hub merci+passeggeri, opere connesse, energia).
L’elemento “energia” è parte integrante della proposta: un parco fotovoltaico di scala industriale per ridurre l’impronta energetica e i costi operativi nel lungo periodo. I promotori parlano di uno scalo “a impronta energetica ridotta”, tema coerente con gli indirizzi ENAC e ICAO su sostenibilità e Advanced/Regional Air Mobility nel nuovo Piano Nazionale degli Aeroporti (PNA) al 2035.
Il cronoprogramma: due anni e mezzo sono realistici?
Il ceo Fabio Bertolotti indica una possibile inaugurazione con “primo volo” entro due anni e mezzo dall’avvio formale dell’iter. In passato, tra marzo 2025 e marzo 2025, la società aveva segnalato l’avvio dei rilievi plano-altimetrici e degli approfondimenti propedeutici al progetto di fattibilità tecnico-economica. Si tratta di step preliminari necessari prima di qualsiasi cantierizzazione.
Attenzione però agli snodi autorizzativi: serviranno i pareri di ENAC, ENAV, le valutazioni ambientali (VIA/VAS), l’inquadramento nel PNA e la compatibilità con lo spazio aereo degli scali esistenti. Lo stesso presidente ENAC, Vito Riggio, a dicembre 2025, ha ricordato che il Piano Nazionale degli Aeroporti “non prevede la costruzione di nuovi aeroporti, né pubblici né privati, in Sicilia”, salvo valutazioni formali su proposte presentate per iscritto. È un messaggio politico-amministrativo chiaro: ogni deroga o nuovo inserimento richiederà un confronto strutturato con il Mit e con ENAC.
Lo stesso ENAC, in un comunicato dell'1 dicembre 2025, ha illustrato l’architettura del nuovo PNA al 2035: riorganizzazione della rete degli scali “di interesse nazionale” e sviluppo della mobilità aerea avanzata (vertiporti), più che la proliferazione di nuovi aeroporti convenzionali. Questo non chiude la porta, ma alza l’asticella dei requisiti di utilità, sostenibilità e integrazione di rete che qualunque nuovo scalo dovrà dimostrare.
«Il progetto - spiega Fabio Bertolotti - pur essendo molto ambizioso, complesso, e dovendo seguire un iter molto articolato, non può non avere successo per diversi motivi. Innanzitutto non si tratta di un aeroporto normale, ma dell’unico internazionale e Cargo del Sud Italia da Roma in giù. Il nostro aeroporto non entra quindi in conflitto con quelli di Palermo, Catania o Reggio Calabria perché si rivolge ad altri tipologie di passeggeri che dovrebbero provenire dalle Americhe, dall’Asia, dall’India, con voli intercontinentali e avrebbero un alto potenziale turistico. Inoltre essendo l’unico di tipo di struttura Cargo attirerebbe l’attenzione di tutte le nazioni come la Cina che stanno investendo nell’acquisto di flotte di aerei per spostare le merci in modo veloce».
Cosa c’è nei documenti depositati
Secondo quanto comunicato dai promotori, tra gli atti consegnati al Mit figurano: il piano di fattibilità, la relazione ambientale, il progetto di ubicazione dello scalo, il piano delle rotte e altri allegati tecnici per l’avvio dell’istruttoria. La richiesta è di procedere con l’iter del project financing a esborso pubblico zero, con capitali privati. La versione raccontata alla stampa include anche una piattaforma intermodale quadri-modale (aereo–navale–ferro–gomma) e un “porto franco” di contorno, oltre a funzioni collaterali come outlet con 320 negozi, hotel cinque stelle, ristorazione e persino una clinica veterinaria. Sono tasselli pensati per migliorare la redditività del masterplan e la capacità di attrarre flussi non solo di trasporto puro.
Posti di lavoro, indotto e ricadute: tra ambizione e prudenza
Nelle comunicazioni pubbliche compaiono stime molto aggressive: fino a 100–120 mila posti tra diretti, indiretti e indotto “a regime”. Numeri del genere, per ordine di grandezza, equiparano l’impatto a quello di un grande polo manifatturiero diffuso. È fisiologico, su stime così elevate, l’invito alla cautela metodologica: la verifica spetta a studi indipendenti e a scenari di domanda coerenti con la capacità della rete logistica e con l’economia reale degli scambi.
Al tempo stesso, il contesto di mercato non è statico. Nel 2025 il traffico passeggeri negli aeroporti italiani ha superato i 229 milioni (+5% sul 2024), con il comparto cargo oltre 1,2 milioni di tonnellate. In Sicilia, nel 2024, gli scali hanno registrato oltre 23 milioni di passeggeri: Catania circa 12,3 milioni, Palermo quasi 8,9 milioni. La domanda cresce, ma il tema è come si distribuisce e se giustifica un nuovo hub, specie a vocazione intercontinentale e cargo.
Il nodo strategico: complementare o ridondante?
L’argomento dei promotori: lo scalo del Mediterraneo non vuole cannibalizzare Catania o Palermo, ma porsi come porta intercontinentale cargo–pax specializzata, integrata con il sistema portuale tirrenico e – in prospettiva – con la mobilità legata al Ponte sullo Stretto (pur non essendo “opera compensativa”). Questa impostazione è stata illustrata nella Commissione Ponte al Comune di Messina.
Le perplessità: amministratori e osservatori locali, tra cui il sindaco di Messina, Federico Basile, hanno definito l’idea “affascinante”, ma hanno posto la questione di necessità e sostenibilità economica di un nuovo scalo in un’Isola che già dispone di più aeroporti e dove la priorità potrebbe essere potenziare quelli esistenti e la connettività di ultimo miglio.
Dove si giocherà davvero la partita
Uno degli scogli da superare è l'inserimento nel Piano Nazionale degli Aeroporti: senza un riconoscimento di utilità di rete e di compatibilità con la strategia nazionale, la procedura si fa complessa. Le parole del presidente ENAC del 23 dicembre 2025 (“nessun nuovo scalo in Sicilia previsto dal PNA”) fissano una cornice istituzionale da cui sarà difficile prescindere, salvo istruttoria positiva su un dossier aggiornato e convincente.
Bisognerà poi valutare la compatibilità tecnico-operativa: oltre a ENAC ed ENAV, la VIA/VAS dovrà misurare l’impatto in un’area già sensibile sotto il profilo ambientale e industriale. Rumore, ostacoli, sicurezza operativa, vincoli di spazi aerei condivisi con Catania e Reggio Calabria, vento prevalente e orografia della Piana di Milazzo: sono aspetti che, da soli, possono allungare tempi e costi. (Valutazioni in parte già emerse quando in passato si è discusso di uno scalo nella zona del Mela).
E poi ci sono i dubbi sul modello di business: gli investimenti “oltre 1,6 miliardi” con un fotovoltaico da 450 milioni puntano a un ciclo di vita lungo e a costi energetici calmierati. Ma il piano deve chiudere anche con tariffe aeroportuali, contratti cargo, accordi con vettori e operatori logistici internazionali. La presenza di funzioni extra–aviation (retail, hospitality) aiuta, ma non sostituisce la componente core del traffico.
Potenziale alto, verifica stringente
Il deposito degli atti al Mit è un passo formale che mancava e che sposta il progetto nella partita “vera”: quella dei pareri, dei numeri e della rete. Le promesse – “primo volo in 2,5 anni”, “investimento oltre 1,6 miliardi”, “120 mila posti di lavoro” – sono forti e mediatiche. La rotta per trasformarle in cantiere passa ora da un set di verifiche tecniche e regolatorie che in Italia, per opere di questa taglia, raramente chiudono in tempi lampo. Se la Valle del Mela diventerà davvero la soglia d’ingresso intercontinentale della Sicilia lo diranno le prossime determinazioni di ENAC, ENAV e Mit, e soprattutto la risposta del mercato. Perché, alla fine, è il traffico – passeggeri e cargo – a far decollare gli aeroporti. Non gli slogan.
