CARBURANTI
Benzina e diesel, il pieno che cambia pelle: perché oggi spendiamo così e cosa ci aspetta domani
Un lieve scatto in più alla pompa accende i fari su tasse, quotazioni e autostrade: la fotografia aggiornata dei prezzi, chi ci guadagna, chi ci rimette e come difendersi senza rinunce inutili
C’è una coda di auto sotto la pioggia leggera, l’orologio segna le 8:12 di un giovedì feriale. Un automobilista guarda il display della colonnina, fa un rapido conto mentale e sospira: “Tre millesimi in più rispetto a ieri”. Non è suggestione. Ogg la media nazionale dei prezzi praticati registra un nuovo micro-salto: benzina in modalità self a 1,668 €/l (in aumento di 0,003 €/l) e gasolio self a 1,718 €/l (più 0,004 €/l). Chi opta per il servito paga sensibilmente di più: 1,808 €/l per la benzina e 1,855 €/l per il diesel. Numeri piccoli, effetto grande sul portafoglio di chi usa l’auto ogni giorno. È l’istantanea con cui apriamo il cassetto di un tema che non è mai solo “quanto costa il pieno?”, ma anche “perché costa così?”, “chi decide cosa?” e “cosa posso fare, oggi, per spendere meno senza perdere tempo e qualità?”. Le medie sono quelle rielaborate dagli analisti a partire dai dati dell’Osservaprezzi Carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy: una rilevazione quotidiana, obbligatoria per legge, che su questa giornata ci restituisce un quadro coerente con i movimenti recenti della rete.
Oggi alla pompa: i numeri che contano
- In modalità self su rete ordinaria: benzina 1,668 €/l (+0,003), diesel 1,718 €/l (+0,004). Nel servito: benzina 1,808 €/l, diesel 1,855 €/l. Differenziale servito/self nell’ordine di 14-15 centesimi per litro, variabile per marchio e area.
- In autostrada i listini sono più alti: self benzina 1,772 €/l (servito 2,033 €/l), self diesel 1,819 €/l (servito 2,079 €/l). Uno “spread” autostradale che supera spesso i 10 cent/l rispetto alla rete ordinaria.
- Carburanti alternativi: Gpl servito stabile a 0,688 €/l, metano servito a 1,405 €/kg, Gnl a 1,233 €/kg. Anche questi valori confermano un quadro di sostanziale stabilità rispetto ai picchi degli ultimi anni.
Questi dati sono in linea con altre testate che monitorano quotidianamente i movimenti dei prezzi sulla base della stessa fonte ministeriale: leggere variazioni giornaliere, benzina poco sotto 1,67 €/l, diesel attestato poco sotto 1,72 €/l.
Cosa è cambiato davvero dal 1° gennaio
L’elemento strutturale che ha cambiato il quadro a inizio 2026 è il “riallineamento” delle accise: benzina e gasolio oggi pagano la stessa imposta specifica, 672,9 euro per mille litri (pari a 0,6729 €/l), con un taglio di 40,5 euro/1000 l sulla verde e un aumento speculare sul diesel. Tradotto: al netto del mercato e dell’Iva, la benzina ha guadagnato un “respiro” fiscale, il gasolio lo ha perso. I riflessi si vedono nelle medie di gennaio-febbraio: la benzina scende rispetto a fine 2025, il diesel sale, e in molte giornate la verde torna a costare meno del gasolio anche al consumo. È esattamente ciò che evidenziano le analisi delle associazioni di settore e degli osservatori di filiera.
Nel dettaglio: secondo gli esperti della FIGISC (la federazione dei gestori), a un mese dall’entrata in vigore della parità d’accisa, i prezzi medi nazionali indicavano benzina in calo e diesel in aumento, con una traslazione sui listini effettivi vicina — ma non perfettamente sovrapponibile — alla variazione fiscale “teorica”. Un risultato influenzato dal contemporaneo andamento delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, che in quel periodo erano in moderato rialzo.
Sul piano macro, il riordino è stato spiegato come un passaggio verso l’eliminazione di un “sussidio ambientalmente dannoso” e l’allineamento alla richiesta europea di neutralità tecnologica. Ma gli effetti redistributivi non sono neutri: consumatori e associazioni di categoria hanno stimato per il 2026 maggiori esborsi per chi guida a gasolio e risparmi per chi utilizza benzina, con un saldo di gettito positivo per l’Erario dato il maggior consumo di diesel in Italia.
La variabile autostrada: perché si paga di più quando imbocchiamo il casello
I prezzi sui tratti autostradali mostrano da sempre una forchetta più elevata rispetto alla rete ordinaria. La fotografia di oggi — self benzina 1,772 €/l, self diesel 1,819 €/l; servito oltre 2 €/l — conferma un differenziale spesso superiore a 10 cent/l sul self e al 20-25 cent/l sul servito. Le ragioni sono note: costi di gestione più alti, orari estesi, servizi accessori e, in alcune tratte, minore concorrenza effettiva. Per chi viaggia, l’impatto è tangibile su pieni ripetuti e percorrenze lunghe.
Self, servito, “pompe bianche”: come leggere le differenze senza farsi confondere
Nel dettaglio quotidiano, continua a fare la differenza la scelta tra rete brandizzata e “pompe bianche”, nonché tra self e servito. Nella giornata odierna, la benzina self delle compagnie è intorno a 1,677 €/l contro 1,650 €/l degli impianti indipendenti; il diesel self, 1,728 €/l sulle compagnie e 1,698 €/l sulle bianche. Sul servito le forbici si allargano. La concorrenza locale e le politiche di sconto dei singoli marchi restano, dunque, la prima leva “micro” su cui il consumatore può intervenire informandosi. La regola d’oro resta confrontare i prezzi reali dell’impianto più vicino, anche via app e portali ufficiali.
A questo proposito, ricordiamo che l’Osservaprezzi Carburanti è un servizio pubblico del MIMIT: raccoglie e pubblica i prezzi comunicati dai gestori (obbligo sancito dalla legge) e consente ricerche per zona, tipo di carburante, marchio. È lo strumento più affidabile e neutrale per individuare in pochi minuti il punto vendita più conveniente lungo i tragitti abituali.
Lente d’ingrandimento sull’Europa: dove si colloca l’Italia
Nel confronto con l’Unione europea, i dati più recenti disponibili indicano l’Italia leggermente sopra la media Ue per benzina e gasolio, ma non ai vertici assoluti: pesano struttura fiscale e dinamiche industriali, ma anche geografia della distribuzione e concorrenza locale. A inizio gennaio 2026 la Commissione europea registrava, in Italia, prezzi medi di circa 1,627 €/l per la benzina e 1,660 €/l per il diesel, a fronte di medie Ue rispettivamente intorno a 1,605 €/l e 1,553 €/l. Il quadro di fine febbraio risente nel frattempo della parificazione d’accisa e del leggero rimbalzo delle quotazioni: non sorprende quindi trovare la benzina nazionale attorno a 1,668 €/l e il diesel vicino a 1,718 €/l.
Per seguire con continuità l’evoluzione settimanale, la fonte primaria è il Weekly Oil Bulletin della Commissione europea, che pubblica serie omogenee e confrontabili per tutti i Paesi membri.
Quanto incide il mercato del greggio e dei raffinati
Il prezzo del barile non governa da solo il listino alla pompa, ma resta un fattore chiave. Tra fine 2025 e l’avvio del 2026 le quotazioni del Brent si sono mosse nell’area dei 60-65 dollari al barile con fasi di volatilità: un contesto che, a parità di cambio e margini, tende a contenere i prezzi finali rispetto ai picchi del 2022-2023. Tuttavia, le micro-variazioni giornaliere dei prodotti raffinati (benzina e gasolio) sui mercati internazionali possono tradursi in ritocchi altrettanto micro ai listini consigliati dei marchi, poi recepiti “a scacchiera” dalla rete. È il motivo per cui, a fronte di Brent stabile, possiamo leggere +0,003 €/l sulla benzina e +0,004 €/l sul diesel in una singola giornata.
Iva, accisa, prezzo industriale: il “conto” che arriva al consumatore
Dentro il prezzo finale che vediamo alla pompa convivono tre blocchi principali:
- la componente fiscale, cioè accisa e Iva (22%);
- il costo industriale (greggio + raffinazione + logistica);
- il margine distributivo.
Dopo la parificazione delle accise a 0,6729 €/l, la leva fiscale continua a rappresentare la fetta più ampia del conto, specie sulla benzina. Associazioni dei consumatori e osservatori indipendenti hanno ricordato, nei mesi scorsi, come imposte e Iva pesino oltre la metà del prezzo finale e come, storicamente, ciò ponga l’Italia nella fascia alta della classifica europea. Resta cruciale la trasparenza: proprio per questo, il MIMIT pubblica il prezzo medio per regione e autostrade, oltre a mettere a disposizione i dati puntuali impianto per impianto.
Perché il diesel corre più della benzina (ora)
- Con accise uguali, la diversa domanda settoriale del diesel (trasporto merci, logistica, mobilità professionale) mantiene una pressione strutturale sul prodotto, soprattutto quando la congiuntura è favorevole agli scambi e ai consumi.
- L’effetto della riforma fiscale dal 1° gennaio 2026 ha alzato l’asticella del gasolio e abbassato quella della benzina: il mercato ha in gran parte “traslato” l’intervento.
- Nel medio periodo, il passaggio a standard emissivi più stringenti e la transizione dei parchi veicoli può incidere sull’equilibrio domanda/offerta dei raffinati, con oscillazioni non sempre intuitive.
Le medie degli ultimi giorni — benzina 1,668 €/l, diesel 1,718 €/l — raccontano proprio questo incrocio di fattori.
Cosa possono fare i consumatori, davvero
- Usare ogni giorno l’Osservaprezzi Carburanti per confrontare gli impianti vicini alla routine personale: anche 2-3 cent/l costanti fanno la differenza su base annua. È l’unica piattaforma pubblica con dati obbligatoriamente aggiornati dai gestori.
- Valutare la rete indipendente (“pompe bianche”) quando conviene: oggi mostrano spesso 1-2 cent/l in meno sul self rispetto alle reti brandizzate. Non sempre, ma abbastanza spesso da meritare un check.
- Attenzione al “servito”: è un servizio utile, ma costa caro. Se non serve, il self resta la scelta più economica e oramai gestibile anche in orari serali grazie ai pagamenti digitali. La differenza media di 14-15 cent/l può valere diversi euro a pieno.
- Pianificare il pieno fuori dall’autostrada, quando possibile: lo “spread” autostradale supera spesso i 10 cent/l sul self e i 20 sul servito. Bastano pochi chilometri di deviazione pianificata per ammortizzare il tempo.
- Segmentare i rifornimenti: con prezzi in lieve salita, fare mezzi pieni più frequenti può ridurre il rischio di pagare picchi locali; con trend in calo, l’opposto. Non è una scienza esatta, ma la volatilità recente premia la flessibilità.