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CARBURANTI

Benzina e diesel, il pieno che cambia pelle: perché oggi spendiamo così e cosa ci aspetta domani

Un lieve scatto in più alla pompa accende i fari su tasse, quotazioni e autostrade: la fotografia aggiornata dei prezzi, chi ci guadagna, chi ci rimette e come difendersi senza rinunce inutili

26 Febbraio 2026, 12:37

Benzina e diesel, il pieno che cambia pelle: perché oggi spendiamo così e cosa ci aspetta domani

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C’è una coda di auto sotto la pioggia leggera, l’orologio segna le 8:12 di un giovedì feriale. Un automobilista guarda il display della colonnina, fa un rapido conto mentale e sospira: “Tre millesimi in più rispetto a ieri”. Non è suggestione. Ogg la media nazionale dei prezzi praticati registra un nuovo micro-salto: benzina in modalità self a 1,668 €/l (in aumento di 0,003 €/l) e gasolio self a 1,718 €/l (più 0,004 €/l). Chi opta per il servito paga sensibilmente di più: 1,808 €/l per la benzina e 1,855 €/l per il diesel. Numeri piccoli, effetto grande sul portafoglio di chi usa l’auto ogni giorno. È l’istantanea con cui apriamo il cassetto di un tema che non è mai solo “quanto costa il pieno?”, ma anche “perché costa così?”, “chi decide cosa?” e “cosa posso fare, oggi, per spendere meno senza perdere tempo e qualità?”. Le medie sono quelle rielaborate dagli analisti a partire dai dati dell’Osservaprezzi Carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy: una rilevazione quotidiana, obbligatoria per legge, che su questa giornata ci restituisce un quadro coerente con i movimenti recenti della rete.

Oggi alla pompa: i numeri che contano

  1. In modalità self su rete ordinaria: benzina 1,668 €/l (+0,003), diesel 1,718 €/l (+0,004). Nel servito: benzina 1,808 €/l, diesel 1,855 €/l. Differenziale servito/self nell’ordine di 14-15 centesimi per litro, variabile per marchio e area.
  2. In autostrada i listini sono più alti: self benzina 1,772 €/l (servito 2,033 €/l), self diesel 1,819 €/l (servito 2,079 €/l). Uno “spread” autostradale che supera spesso i 10 cent/l rispetto alla rete ordinaria.
  3. Carburanti alternativi: Gpl servito stabile a 0,688 €/l, metano servito a 1,405 €/kg, Gnl a 1,233 €/kg. Anche questi valori confermano un quadro di sostanziale stabilità rispetto ai picchi degli ultimi anni.

Questi dati sono in linea con altre testate che monitorano quotidianamente i movimenti dei prezzi sulla base della stessa fonte ministeriale: leggere variazioni giornaliere, benzina poco sotto 1,67 €/l, diesel attestato poco sotto 1,72 €/l.

Cosa è cambiato davvero dal 1° gennaio

L’elemento strutturale che ha cambiato il quadro a inizio 2026 è il “riallineamento” delle accise: benzina e gasolio oggi pagano la stessa imposta specifica, 672,9 euro per mille litri (pari a 0,6729 €/l), con un taglio di 40,5 euro/1000 l sulla verde e un aumento speculare sul diesel. Tradotto: al netto del mercato e dell’Iva, la benzina ha guadagnato un “respiro” fiscale, il gasolio lo ha perso. I riflessi si vedono nelle medie di gennaio-febbraio: la benzina scende rispetto a fine 2025, il diesel sale, e in molte giornate la verde torna a costare meno del gasolio anche al consumo. È esattamente ciò che evidenziano le analisi delle associazioni di settore e degli osservatori di filiera.

Nel dettaglio: secondo gli esperti della FIGISC (la federazione dei gestori), a un mese dall’entrata in vigore della parità d’accisa, i prezzi medi nazionali indicavano benzina in calo e diesel in aumento, con una traslazione sui listini effettivi vicina — ma non perfettamente sovrapponibile — alla variazione fiscale “teorica”. Un risultato influenzato dal contemporaneo andamento delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, che in quel periodo erano in moderato rialzo.

Sul piano macro, il riordino è stato spiegato come un passaggio verso l’eliminazione di un “sussidio ambientalmente dannoso” e l’allineamento alla richiesta europea di neutralità tecnologica. Ma gli effetti redistributivi non sono neutri: consumatori e associazioni di categoria hanno stimato per il 2026 maggiori esborsi per chi guida a gasolio e risparmi per chi utilizza benzina, con un saldo di gettito positivo per l’Erario dato il maggior consumo di diesel in Italia.

La variabile autostrada: perché si paga di più quando imbocchiamo il casello

I prezzi sui tratti autostradali mostrano da sempre una forchetta più elevata rispetto alla rete ordinaria. La fotografia di oggi — self benzina 1,772 €/l, self diesel 1,819 €/l; servito oltre 2 €/l — conferma un differenziale spesso superiore a 10 cent/l sul self e al 20-25 cent/l sul servito. Le ragioni sono note: costi di gestione più alti, orari estesi, servizi accessori e, in alcune tratte, minore concorrenza effettiva. Per chi viaggia, l’impatto è tangibile su pieni ripetuti e percorrenze lunghe.

Self, servito, “pompe bianche”: come leggere le differenze senza farsi confondere

Nel dettaglio quotidiano, continua a fare la differenza la scelta tra rete brandizzata e “pompe bianche”, nonché tra self e servito. Nella giornata odierna, la benzina self delle compagnie è intorno a 1,677 €/l contro 1,650 €/l degli impianti indipendenti; il diesel self, 1,728 €/l sulle compagnie e 1,698 €/l sulle bianche. Sul servito le forbici si allargano. La concorrenza locale e le politiche di sconto dei singoli marchi restano, dunque, la prima leva “micro” su cui il consumatore può intervenire informandosi. La regola d’oro resta confrontare i prezzi reali dell’impianto più vicino, anche via app e portali ufficiali.

A questo proposito, ricordiamo che l’Osservaprezzi Carburanti è un servizio pubblico del MIMIT: raccoglie e pubblica i prezzi comunicati dai gestori (obbligo sancito dalla legge) e consente ricerche per zona, tipo di carburante, marchio. È lo strumento più affidabile e neutrale per individuare in pochi minuti il punto vendita più conveniente lungo i tragitti abituali.

Lente d’ingrandimento sull’Europa: dove si colloca l’Italia

Nel confronto con l’Unione europea, i dati più recenti disponibili indicano l’Italia leggermente sopra la media Ue per benzina e gasolio, ma non ai vertici assoluti: pesano struttura fiscale e dinamiche industriali, ma anche geografia della distribuzione e concorrenza locale. A inizio gennaio 2026 la Commissione europea registrava, in Italia, prezzi medi di circa 1,627 €/l per la benzina e 1,660 €/l per il diesel, a fronte di medie Ue rispettivamente intorno a 1,605 €/l e 1,553 €/l. Il quadro di fine febbraio risente nel frattempo della parificazione d’accisa e del leggero rimbalzo delle quotazioni: non sorprende quindi trovare la benzina nazionale attorno a 1,668 €/l e il diesel vicino a 1,718 €/l.

Per seguire con continuità l’evoluzione settimanale, la fonte primaria è il Weekly Oil Bulletin della Commissione europea, che pubblica serie omogenee e confrontabili per tutti i Paesi membri.

Quanto incide il mercato del greggio e dei raffinati

Il prezzo del barile non governa da solo il listino alla pompa, ma resta un fattore chiave. Tra fine 2025 e l’avvio del 2026 le quotazioni del Brent si sono mosse nell’area dei 60-65 dollari al barile con fasi di volatilità: un contesto che, a parità di cambio e margini, tende a contenere i prezzi finali rispetto ai picchi del 2022-2023. Tuttavia, le micro-variazioni giornaliere dei prodotti raffinati (benzina e gasolio) sui mercati internazionali possono tradursi in ritocchi altrettanto micro ai listini consigliati dei marchi, poi recepiti “a scacchiera” dalla rete. È il motivo per cui, a fronte di Brent stabile, possiamo leggere +0,003 €/l sulla benzina e +0,004 €/l sul diesel in una singola giornata.

Iva, accisa, prezzo industriale: il “conto” che arriva al consumatore

Dentro il prezzo finale che vediamo alla pompa convivono tre blocchi principali:

  1. la componente fiscale, cioè accisa e Iva (22%);
  2. il costo industriale (greggio + raffinazione + logistica);
  3. il margine distributivo.

Dopo la parificazione delle accise a 0,6729 €/l, la leva fiscale continua a rappresentare la fetta più ampia del conto, specie sulla benzina. Associazioni dei consumatori e osservatori indipendenti hanno ricordato, nei mesi scorsi, come imposte e Iva pesino oltre la metà del prezzo finale e come, storicamente, ciò ponga l’Italia nella fascia alta della classifica europea. Resta cruciale la trasparenza: proprio per questo, il MIMIT pubblica il prezzo medio per regione e autostrade, oltre a mettere a disposizione i dati puntuali impianto per impianto.

Perché il diesel corre più della benzina (ora)

  1. Con accise uguali, la diversa domanda settoriale del diesel (trasporto merci, logistica, mobilità professionale) mantiene una pressione strutturale sul prodotto, soprattutto quando la congiuntura è favorevole agli scambi e ai consumi.
  2. L’effetto della riforma fiscale dal 1° gennaio 2026 ha alzato l’asticella del gasolio e abbassato quella della benzina: il mercato ha in gran parte “traslato” l’intervento.
  3. Nel medio periodo, il passaggio a standard emissivi più stringenti e la transizione dei parchi veicoli può incidere sull’equilibrio domanda/offerta dei raffinati, con oscillazioni non sempre intuitive.

Le medie degli ultimi giorni — benzina 1,668 €/l, diesel 1,718 €/l — raccontano proprio questo incrocio di fattori.

Cosa possono fare i consumatori, davvero

  1. Usare ogni giorno l’Osservaprezzi Carburanti per confrontare gli impianti vicini alla routine personale: anche 2-3 cent/l costanti fanno la differenza su base annua. È l’unica piattaforma pubblica con dati obbligatoriamente aggiornati dai gestori.
  2. Valutare la rete indipendente (“pompe bianche”) quando conviene: oggi mostrano spesso 1-2 cent/l in meno sul self rispetto alle reti brandizzate. Non sempre, ma abbastanza spesso da meritare un check.
  3. Attenzione al “servito”: è un servizio utile, ma costa caro. Se non serve, il self resta la scelta più economica e oramai gestibile anche in orari serali grazie ai pagamenti digitali. La differenza media di 14-15 cent/l può valere diversi euro a pieno.
  4. Pianificare il pieno fuori dall’autostrada, quando possibile: lo “spread” autostradale supera spesso i 10 cent/l sul self e i 20 sul servito. Bastano pochi chilometri di deviazione pianificata per ammortizzare il tempo.
  5. Segmentare i rifornimenti: con prezzi in lieve salita, fare mezzi pieni più frequenti può ridurre il rischio di pagare picchi locali; con trend in calo, l’opposto. Non è una scienza esatta, ma la volatilità recente premia la flessibilità.