La fotografia
Sicilia, il “contatore” dell’innovazione corre: 52 progetti per 484 milioni. E il cleantech guida gli investimenti
Dietro le cifre, una mappa di priorità industriali: digitale, tecnologie pulite e biotecnologie ridisegnano l’agenda dell’Isola
Un lunedì di febbraio, le domande chiuse nei file firmati digitalmente arrivano a ondate: 52 proposte per circa 484 milioni di euro di investimenti. In palio, 315 milioni di risorse pubbliche per sostenere tecnologie critiche in Sicilia. La fotografia – scattata a poche ore dalla chiusura della prima fase dell’Avviso regionale STEP – racconta molto più di un bando ben riuscito: indica dove stanno andando le imprese, quali filiere si stanno riorganizzando e dove l’Isola prova a collocarsi nella nuova geografia industriale europea. I numeri dicono che la domanda supera l’offerta: per ogni euro disponibile, ne sono stati candidati quasi uno e mezzo. Ma dicono anche che a guidare il valore degli investimenti non è tanto il software, quanto l’hardware della transizione: il cleantech.
Cosa raccontano i numeri: più progetti digitali, più capitale nel cleantech
L’Avviso STEP (Strategic Technologies for Europe Platform), finanziato sul PR FESR Sicilia 2021‑2027, ha ricevuto 52 proposte per 484 milioni di investimento stimato nella prima fase, con una distribuzione che chiarisce bene l’orientamento industriale dell’Isola: per numero di iniziative prevale il digitech (27 progetti, 52%), seguito dal cleantech (19, 36%) e dal biotech (5, 10%). Ma se si guarda al valore economico, l’ordine si ribalta: cleantech 62% (298,8 milioni), digitech 34% (164 milioni), biotech 4% (21,8 milioni). È un indizio robusto: le tecnologie pulite, dall’energia all’acqua, richiedono capex più elevati e cantiere industriale, mentre il digitale moltiplica la progettualità ma con ticket medi più leggeri.
Non è un caso isolato: nel perimetro STEP la Commissione europea chiede di accelerare su tecnologie critiche con impatto industriale e strategico. Il regolamento (UE) 2024/795 ha istituito la piattaforma, aggiornato poi dal (UE) 2025/2653; le Regioni, tra cui la Regione Siciliana, hanno recepito la traiettoria riorientando le priorità dei fondi strutturali verso digitale, clean e bio. La Sicilia ha introdotto due nuove priorità nel suo Programma, con un orizzonte complessivo di 615 milioni dedicati ai progetti STEP tra Azione 1.6.1 (digitale, deep tech, bio) e Azione 2.9.1 (clean tech).
Chi ha presentato i progetti: base locale, apertura esterna
Sotto il cofano delle cifre, l’elenco dei proponenti restituisce una base prevalentemente locale con un grado non banale di apertura: 41 imprese con sede in Sicilia e 11 oltre lo Stretto (10 italiane, 1 olandese). Il dato conferma due tendenze: il radicamento della progettualità sull’Isola e, insieme, l’attrattività di filiere e poli tecnologici siciliani verso player esterni, anche comunitari. Quasi metà delle proposte supera la soglia dei 5 milioni; tra queste, otto superano i 10 milioni e altre otto vanno oltre i 20 milioni di investimento. È il segno di una pipeline industriale che non si ferma alla ricerca: molti progetti mirano alla fabbricazione, come richiesto da STEP, e a impatti occupazionali e di filiera più consistenti.
Perché il cleantech “pesa” di più del digitale
Che il cleantech assorba il 62% del valore non sorprende se si leggono le regole dell’Avviso: la Azione 2.9.1 vale oltre 246 milioni su 315 totali, con focus su tecnologie pulite ed efficienti (energie rinnovabili, idrogeno, biometano, depurazione, desalinizzazione, economia circolare). È una dote quasi quadruplicata rispetto alla Azione 1.6.1 sul digitale, deep tech e biotech (oltre 69 milioni). In questo perimetro, gli investimenti tendono a essere capital intensive: impianti, linee produttive, sistemi di trattamento, infrastrutture. Il dato economico, dunque, riflette la natura fisica – e costosa – della transizione.2026).
Cosa finanzia davvero STEP: dai microchip all’acqua, passando per i bioprocessi
Per comprendere la qualità dei progetti, conviene guardare alle traiettorie ammissibili:
- Nel digitale/deep tech rientrano microelettronica, intelligenza artificiale, cybersecurity, robotica, quantum, edge/cloud, oltre a tecnologie abilitanti per l’industria.
- Nel cleantech la bussola punta su energie rinnovabili, stoccaggio, idrogeno verde, biometano, trattamento e riuso delle acque, desalinizzazione, recupero materiali critici, efficienza energetica;
- Nel biotech l’attenzione è su bioprocessi industriali, salute, bio‑based materials e applicazioni che accelerino produzione e qualità.
La scelta siciliana di concentrare la dote maggiore sul cleantech intercetta i colli di bottiglia strutturali dell’Isola: energia, acqua, rifiuti, supply chain dei materiali critici. È qui che l’innovazione produce esternalità più forti, anche per settori tradizionali come agroalimentare e turismo, in cui gli input energetici e idrici pesano sui conti economici delle imprese.