la svolta
Guerra per Hollywood: Netflix si ritira, Paramount in pole position per la Warner Bros Discovery
Offerta all-cash garantita da Larry Ellison, penali miliardarie e una ticking fee, mentre l'assemblea degli azionisti e il controllo antitrust del Dipartimento di Giustizia decideranno entro il 20 marzo
La battaglia per il controllo di uno dei poli più strategici dell'intrattenimento mondiale, la Warner Bros. Discovery (WBD), registra un clamoroso colpo di scena: Netflix ha comunicato ufficialmente la sua rinuncia al rilancio, spianando la strada alla maxi-offerta di Paramount Skydance. Questo passo indietro trasforma quello che sembrava un accordo blindato in un trionfo della forza bruta dei capitali, in vista di un voto degli azionisti ormai imminente.
Le tappe di un ribaltone miliardario Le fondamenta di questo scontro risalgono al dicembre 2025, quando Netflix e WBD avevano siglato un’intesa vincolante. L'obiettivo originario di Netflix era chirurgico: acquisire le divisioni studios e streaming (inclusi HBO e HBO Max) per aumentare la propria scala di contenuti, lasciando in una società separata la divisione Global Networks, ovvero i tradizionali canali lineari che vivono dinamiche molto diverse. L’operazione, strutturata in un mix di cassa e azioni, vantava un enterprise value di 82,7 miliardi di dollari e un equity value di 72,0 miliardi.
Paramount Skydance, tuttavia, ha risposto puntando all'intero impero WBD con un'offerta "all-cash" a 30 dollari per azione, poi ritoccata al rialzo a 31 dollari nel febbraio 2026. Il 24 febbraio 2026, il consiglio di amministrazione di WBD ha definito questa nuova proposta come potenzialmente "superiore" in termini tecnici, innescando una finestra di quattro giorni lavorativi per consentire a Netflix di rispondere. Due giorni dopo, il 26 febbraio, Netflix ha annunciato che non avrebbe aumentato l'offerta, chiudendo di fatto la partita sul fronte del rilancio.
Il vero motore che ha reso l'offerta di Paramount inavvicinabile risiede nella sua struttura economica e nelle pesanti garanzie legali. Mentre Netflix puntava solo a una parte dell'azienda pagando parzialmente in azioni, l'architettura onnicomprensiva e "cash-intensive" di Paramount garantisce agli azionisti contanti immediati per l'intero capitale. A sostenere l'offerta "all-cash", oltre ai finanziamenti bancari, spicca la garanzia personale del miliardario Larry Ellison, un elemento fondamentale per dissipare i dubbi iniziali di WBD. Paramount ha inoltre messo sul piatto un pacchetto di penali impressionante: una "reverse termination fee" da 7 miliardi di dollari qualora l'accordo saltasse per questioni antitrust, e la disponibilità ad assorbire la penale da 2,8 miliardi che WBD dovrà versare a Netflix per lo scioglimento dell'intesa preesistente. A sigillare l'accordo è una "ticking fee", una penale che remunera il tempo trascorso con circa 650 milioni di dollari a trimestre per ogni eventuale ritardo oltre settembre 2026, trasformando il costo dell'attesa in un vero e proprio incasso.
La posizione ufficiale espressa dai co-CEO di Netflix, Ted Sarandos e Greg Peters, si basa su una rigida disciplina finanziaria: l’operazione a 31 dollari ad azione e con le nuove condizioni di Paramount non genererebbe più valore in rapporto al rischio. Pur di non cadere nella "winner’s curse" (la maledizione del vincitore che paga troppo per un'acquisizione), Netflix ha preferito ritirarsi. L'accordo di Netflix era stato costruito strategicamente anche per schivare i veti normativi, separando i canali lineari come la CNN per mitigare l'effetto di concentrazione orizzontale. L'approccio totale di Paramount presenta invece un profilo di rischio e rendimento totalmente differente.
Ora l'attenzione si sposta sul Dipartimento di Giustizia americano. Paramount ha già comunicato di aver completato la "Second Request" prevista dall'HSR Act, avviando un decisivo conto alla rovescia di 10 giorni, nel tentativo di infondere un senso di certezza normativa all'operazione. Tuttavia, l'acquisto integrato di cinema, televisione e piattaforme suscita grande attenzione politica, poiché tocca il cuore dell'industria culturale degli Stati Uniti.
Il prossimo traguardo è fissato per il 20 marzo 2026, data dell'assemblea speciale degli azionisti di WBD. Se inizialmente il board aveva raccomandato all'unanimità la fusione con Netflix, oggi la palla passa nel campo di Paramount: la società è ora chiamata a trasformare definitivamente in contratti vincolanti le sue promesse miliardarie.