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A Modica scoppia la polemica del gelato, Flamingo: "Ma non abbiamo sul territorio operatori titolati capaci di tenere docenze?"

Il riferimento è all'istituto alberghiero Principi Grimaldi che ha promosso un corso specifico con un professionista pugliese

28 Febbraio 2026, 01:02

A Modica scoppia la polemica del gelato, Flamingo: "Ma non abbiamo sul territorio operatori titolati capaci di tenere docenze?"

Peppe Flamingo

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Negli ultimi giorni ho letto sulla stampa che da Modica starebbe per partire un movimento con l’ambizioso claim “salviamo il gelato artigianale!”. Iniziativa promossa dall’istituto alberghiero “Principi Grimaldi” di Modica. Confesso che la notizia mi ha incuriosito. E non poco. Per due motivi molto semplici.

Il primo è territoriale. Modica è la mia città. La città in cui abbiamo i nostri laboratori: oltre 40 artigiani che ogni giorno lavorano partendo da latte vero e frutta vera per preparare gli ingredienti per le nostre gelaterie artigianali in tutta la Sicilia.

Il secondo motivo è ancora più sostanziale. Da oltre un anno, insieme ad alcuni tra i migliori maestri gelatieri italiani, stiamo lavorando al manifesto del gelato verace: un accordo tra professionisti per definire un protocollo che garantisca ai consumatori un gelato fatto senza scorciatoie industriali e che apra la strada a un disciplinare riconosciuto a livello europeo. Un progetto culturale e non imprenditoriale. Per questo, leggendo di un movimento per salvare il gelato, ho pensato: finalmente un tavolo di confronto. Un dialogo. Un momento alto. Lo dice Peppe Flamingo, imprenditore modicano che opera nel campo ormai da tempo.

Poi ho approfondito - continua - e ho scoperto che si tratta di un corso. Uno dei tanti. Tenuto da un gelatiere. Uno dei tanti. Non siciliano, ma pugliese. Un corso aperto agli studenti tramite un bando, ma che, all’art.4, prevede da parte degli alunni un pagamento di 80€ “da corrispondere direttamente a Perrucci – Scuola Gelato 2.0”. Ora, sia chiaro: l’Istituto ha piena facoltà di destinare le risorse pubbliche come ritiene opportuno. Nessuno lo mette in discussione. Quello che mi lascia perplesso è altro.

La Sicilia – come ricordato anche nel comunicato dell’Istituto – è patria del gelato di tradizione italiana. È terra di maestri che hanno dato cultura, prestigio e valore economico al territorio. Come ad esempio il maestro Antonio Cappadonia, conosciuto ben oltre i confini nazionali. Ma potrei citare anche professionisti del territorio come il modicano Stefano Baglieri. Con un patrimonio umano di questo livello, la domanda è inevitabile: qual è l’esigenza di invitare - ogni anno - una figura esterna, con tutti i costi sulle spalle degli alunni, quando il territorio esprime professionalità oggettivamente molto più titolate e profondamente legate alla cultura locale?

Perché, a giudicare dagli articoli online, si tratta di una presenza piuttosto stabile (2025, 2024, 2023 e così via fino al 2014). Una sorta di “posto fisso”, per citare il Checco nazionale. Non so se altri maestri del territorio siano stati interpellati. Sarebbe logico immaginarlo. Posso però raccontare la mia esperienza. Nel 2025, da imprenditore legato indissolubilmente a questa terra, ho proposto all’Istituto una collaborazione totalmente gratuita. Visite nel nostro laboratorio – il più grande e strutturato in Italia tra le catene artigianali. Tirocini retribuiti secondo contratto collettivo, non rimborsi spese simbolici. Formazione vera. Operativa. Con prospettive di inserimento reale. Perché il mio interesse non è vendere corsi.

È formare giovani professionisti. È permettere loro di percepire stipendi nazionali senza dover prendere un volo di sola andata. Le risposte ricevute? Sbadigli. Facce annoiate. Un elegante “poi vediamo”. Un atteggiamento che mi è sembrato poco coerente con la missione di una scuola professionale: formare ragazzi e accompagnarli verso un lavoro vero. Tanto meglio se in aziende locali che offrono continuità e non lavori stagionali sottopagati. Non avendo ricevuto riscontri dall’allora dirigenza, mi permetto oggi di porre pubblicamente una domanda alla nuova: in che modo una collaborazione strutturata, gratuita per l’Istituto e con inserimenti lavorativi concreti può non essere considerata interessante?

E ancora: qual è il senso di parlare di salvare il gelato artigianale se non si parte dal valorizzarlo assieme a chi, in quel territorio, lo pratica ogni giorno con investimenti, occupazione e visione? L’amore per una città e l’attenzione alla qualità non si declama nei comunicati. Si pratica nelle scelte.

Se vogliamo che i giovani si innamorino della propria terra, dobbiamo permettere a quella terra di restituire qualcosa: competenze, dignità professionale, prospettive. Altrimenti non stiamo salvando il gelato. Stiamo solo organizzando l’ennesimo corso usando risorse pubbliche per compiacere i privati.