2 marzo 2026 - Aggiornato alle 20:08
×

la guerra

Il Qatar ferma la produzione di gas dopo gli attacchi iraniani, il mercato dell'energia globale trema: i numeri e le cifre

Sospesa la produzione di LNG, scatenando il rischio della più grave crisi energetica dell'era post-russa: mercati in fibrillazione e lo spettro dello Stretto di Hormuz

02 Marzo 2026, 18:17

Il Qatar ferma la produzione di gas dopo gli attacchi iraniani, il mercato dell'energia globale trema: i numeri e le cifre

Seguici su

Una pioggia di droni e missili sul Golfo Persico ha innescato quella che potrebbe rivelarsi la più grave crisi energetica dell'era post-russa. Nella mattinata di lunedì 2 marzo 2026, il Qatar ha annunciato la sospensione totale della produzione di gas naturale liquefatto (LNG) a seguito di attacchi aerei attribuiti all'Iran, che hanno colpito infrastrutture nevralgiche del Paese. Un colpo al cuore del sistema energetico globale che ha immediatamente fatto schizzare i prezzi del gas in Europa e gettato nel panico i mercati internazionali.

L'escalation militare e gli impianti colpiti La decisione senza precedenti di QatarEnergy arriva al culmine di un'incendiaria escalation regionale. Dopo recenti operazioni militari condotte da Stati Uniti e Israele contro obiettivi in Iran, Teheran ha risposto lanciando sciami di droni e missili verso i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo, tra cui Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e lo stesso Qatar. Le sirene hanno squarciato il silenzio nella Ras Laffan Industrial City, l'hub nevralgico degli impianti LNG qatarioti, e nella Mesaieed Industrial City, polo cruciale per la generazione elettrica. Il Ministero della Difesa di Doha ha confermato che "droni lanciati dall'Iran" hanno colpito una struttura energetica a Ras Laffan e una cisterna idrica a Mesaieed. Nonostante le massicce intercettazioni da parte dei sistemi di difesa aerea – che in un briefing congiunto hanno confermato l'abbattimento di 63 missili e 11 droni, registrando 16 feriti complessivi al 1° marzo – le autorità sono state costrette a fermare la produzione per valutare l'entità dei danni.

Un gigante del gas in ginocchio L'impatto di questo blocco è devastante. Il Qatar è uno dei massimi esportatori mondiali di LNG: nel 2025 ha immesso sul mercato 82,4 milioni di tonnellate, pari a circa il 19% dell'export globale. Questo flusso vitale è stato il polmone che ha permesso all'Europa di sopravvivere alla chiusura dei rubinetti russi e all'Asia di soddisfare i picchi di domanda stagionali. La crisi interrompe bruscamente i faraonici piani di espansione di Doha. Solo pochi giorni fa, il 27 febbraio 2026, QatarEnergy aveva firmato un maxi contratto per espandere il progetto North Field West, con l'obiettivo di portare la capacità produttiva nazionale a 142 milioni di tonnellate annue entro la fine del decennio. Oggi, invece, il mondo si ritrova improvvisamente privato di quasi un quinto delle sue forniture immediate.

Mercati in fibrillazione e il nodo di Hormuz La reazione dei mercati è stata istantanea e brutale. I contratti TTF europei, benchmark per il gas, hanno registrato un balzo intraday del 50%, tornando a livelli che non si vedevano da mesi. Anche l'oro nero ha subito un violento scossone, con il Brent in rialzo tra l'8% e il 13%. Le Borse hanno virato in rosso, penalizzando i titoli legati al turismo e spingendo in rally il settore della difesa, in un clima di generale avversione al rischio globale. A peggiorare il quadro c'è la precaria sicurezza marittima. Lo Stretto di Hormuz, un collo di bottiglia attraverso cui transita il 20% del petrolio mondiale e gran parte dell'LNG qatariota, è ora sotto massima pressione. Di fronte a minacce e incursioni alle petroliere, gli assicuratori marittimi stanno ritirando le coperture, mentre i comandanti delle navi riconsiderano le rotte per "timori di sicurezza". Una chiusura prolungata dello Stretto, per ora non confermata in via ufficiale, rappresenterebbe lo scenario da incubo, un vero stress-test per l'intera catena di approvvigionamento.

Mentre le diplomazie lavorano freneticamente, il blackout qatariota suona come un drammatico campanello d'allarme che mostra quanto l'architettura energetica globale dell'era della "de-russificazione" sia ancora profondamente fragile. Un equilibrio che oggi, tra le acque agitate del Golfo Persico, rischia di crollare.