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Perché il gip ha messo Deliveroo nel mirino: dalle paghe agli alloggi, tutto quello che non torna

Presunti casi di caporalato, paghe da 3-5 euro a consegna, rider costretti a restare connessi e grandi committenti sotto tiro

03 Marzo 2026, 19:36

Perché il gip ha messo Deliveroo nel mirino: dalle paghe agli alloggi, tutto quello che non torna

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Retribuzioni ritenutenon conformi ai parametri” del contratto collettivo nazionale e persino al “salario minimo costituzionale”; lavoratori stranieri che vivono “in case condivise con connazionali”, pagando “il mero posto letto”; addetti alle consegne costretti a “rimanere connessi” alla piattaforma per “gran parte della giornata” e “a disposizione del committente per le consegne”, con modalità che “impediscono” di “svolgere altri lavori”.

È questo il quadro tracciato dal gip di Milano, Roberto Crepaldi, nel decreto che convalida il controllo giudiziario di Deliveroo Italy, filiale italiana del colosso americano, nell’inchiesta coordinata dal pm Paolo Storari e condotta dai carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro per l’ipotesi di caporalato a danno di 20 mila rider, di cui 3 mila nel capoluogo lombardo.

Un procedimento che richiama da vicino il caso Foodinho-Glovo emerso nelle scorse settimane.

Riteniamo che le nostre operazioni siano pienamente conformi alla legge italiana e di aver agito sempre in modo responsabile”, ha replicato l’azienda, dopo la conferma del provvedimento d’urgenza disposto dalla Procura guidata da Marcello Viola.

Secondo l’accusa, la società di food delivery avrebbe riconosciuto compensi inferiori alla soglia di povertà: 3, 4, 5 euro a corsa, per importi mensili attorno ai mille euro.

Il giudice evidenzia inoltre che la “disponibilità” a restare collegati alla app, tratto tipico dell’“eterodirezione digitale”, non risulta neppure “retribuita”. E richiama le dichiarazioni dei ciclofattorini, secondo cui è pretesa una “disponibilità oraria di 9-10 ore al giorno per almeno sei giorni alla settimana”.

Da qui la puntualizzazione che, “grazie al controllo giudiziario, la legittima iniziativa imprenditoriale” potrà trovare “il giusto equilibrio tra le esigenze di redditività e l’equità delle retribuzioni”: un equilibrio che “non è compito di questo giudice calare dall’alto — si legge — ma che sarà demandato alle parti e alle relative rappresentanze sindacali e datoriali, sotto la supervisione dell’amministratore giudiziario”.

Non si tratterebbe di “un compito di supplenza rispetto ad altre agenzie o poteri dello Stato rimasti inermi”, bensì della necessità di garantire “il ripristino della legalità” per evitare ulteriore “grave sfruttamento lavorativo”.

L’amministratore giudiziario, Massimiliano Poppi, dovrà riferire ogni tre mesi al gip e adoperarsi per la regolarizzazione delle posizioni dei corrieri, con particolare attenzione all’adeguamento dei compensi.

Nel mirino della Procura sono finiti anche i grandi gruppi “clienti” — tra cui Mc Donald’s Italia, Burger King Restaurants Italia ed Esselunga — che si avvalgono degli stessi lavoratori per le consegne e che, di conseguenza, saranno chiamati a regolarizzare la propria posizione.

Parallelamente, nell’ambito delle indagini del pm Storari sullo sfruttamento del lavoro, sono stati eseguiti ulteriori sequestri per frode fiscale sull’Iva per oltre 27,3 milioni di euro a carico di due società del gruppo Ceva Logistics. Un ulteriore capitolo delle inchieste sui cosiddetti “serbatoi di manodopera”, che negli anni hanno coinvolto diversi big della logistica e che, si legge negli atti, grazie ai risarcimenti versati all’Agenzia delle Entrate, hanno permesso di recuperare oltre un miliardo di euro e di stabilizzare più di 54 mila lavoratori.