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l'emergenza

Caro carburanti, raffica di controlli in Italia contro le speculazioni: allarme di imprese, agricoltori e consumatori

Guardia di finanza in azione su tutta la filiera, Mister Prezzi rafforza il monitoraggio. Chiesto il taglio delle accise e misure anti-shock per frenare i rincari

06 Marzo 2026, 17:23

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Rafforzati i controlli della Guardia di finanza su tutta la filiera distributiva dei carburanti, alla luce dei forti aumenti dei prezzi dei prodotti energetici registrati negli ultimi giorni dopo l’esplosione della guerra in Medio Oriente. L’intensificazione dell’attività ispettiva è scattata su indicazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con l’obiettivo di individuare e reprimere eventuali fenomeni speculativi lungo la catena che va dalla produzione alla distribuzione.

Al centro del monitoraggio ci sono i listini di benzina e gasolio alla pompa, in particolare le differenze tra i prezzi medi regionali e quelli praticati in modalità self, sia sulla rete stradale ordinaria sia sulle autostrade. I primi riscontri, segnalati al Garante per la sorveglianza dei prezzi, riguardano infatti alcune decine di casi in cui sono stati rilevati importi nettamente superiori ai valori di riferimento, facendo scattare approfondimenti mirati per verificare l’eventuale presenza di rincari ingiustificati.

Mister Prezzi in allerta: «Stop a rincari ingiustificati»

«Abbiamo rafforzato il monitoraggio di Mister Prezzi su tutta la filiera, dalla produzione alla distribuzione dei carburanti, per impedire che le tensioni in Medio Oriente diventino un pretesto per speculazioni o rincari ingiustificati», ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, annunciando un piano operativo di intervento della Guardia di finanza. Il ministro ha spiegato che il rafforzamento del presidio di controllo è stato deciso a margine delle riunioni della Commissione di allerta rapida sui prezzi, convocate proprio per affrontare l’escalation delle tensioni geopolitiche e i possibili effetti sui mercati energetici e sui prodotti di consumo.

Al termine dell’incontro, Urso ha avuto un confronto con il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, per un aggiornamento sull’evoluzione della situazione e per concordare ulteriori misure di contrasto alle speculazioni. Nel mirino non ci sono solo i listini alla pompa, ma anche i comportamenti lungo la filiera, per evitare che l’instabilità internazionale venga scaricata in modo indiscriminato su famiglie e imprese.

Consumatori: «Sterilizzare le accise e rimodulare l’Iva»

La preoccupazione per il caro carburanti e per il rischio di una nuova ondata di inflazione arriva forte anche dalle associazioni dei consumatori. In una nota congiunta, Adoc, Assoutenti e Federconsumatori – che partecipano ai lavori del Cncu – spiegano di aver «apprezzato la tempestività della convocazione» della Commissione di allerta rapida e l’impegno a non lasciare «il minimo margine a fenomeni speculativi, dannosi per i consumatori e per l’intero sistema economico».

«È urgente disinnescare il rischio di rincari eccessivi e speculazioni, imparando dagli errori del passato. E bisogna farlo subito», si legge nel documento. Le associazioni ricordano come, dopo la crisi energetica esplosa con il conflitto russo‑ucraino, i prezzi del carrello della spesa non siano mai tornati ai livelli precedenti, pesando ancora oggi sui bilanci familiari. Per questo chiedono un intervento «determinato e immediato» che preveda la sterilizzazione delle accise sui carburanti per almeno 20 centesimi al litro e una rimodulazione dell’Iva, in modo da evitare che la tassazione amplifichi ulteriormente gli aumenti di benzina e diesel.

Secondo le stime delle sigle dei consumatori, ci sarebbe margine per rivedere anche le aliquote Iva su alcuni beni di prima necessità, con un beneficio potenziale superiore a 500 euro l’anno per nucleo familiare. Una mossa considerata indispensabile per contenere gli effetti di una nuova fiammata dei prezzi alimentari e dei beni di largo consumo.

Autotrasporto: «Taglio delle accise, non sussidi fuori tempo massimo»

A lanciare l’allarme sono anche gli autotrasportatori, in prima linea nel subire l’impatto dei rincari del gasolio. Assotir chiede al governo di adottare «immediatamente misure efficaci per bloccare la corsa dei carburanti, a iniziare dal taglio temporaneo e proporzionale delle accise», definito come «l’unico intervento in grado di creare reali benefici per le imprese». L’associazione, per bocca del segretario generale Claudio Donati, mette in guardia rispetto a rimborsi e sussidi erogati a posteriori, che «in uno scenario come quello delineato in pochi giorni, molte imprese riceverebbero fuori tempo massimo».

Secondo Assotir, l’aumento del prezzo del gasolio non accenna a fermarsi, nonostante le misure già annunciate in tema di controlli. «Prima che la situazione diventi ingestibile, occorre che il Governo assuma misure utili a limitare da un lato gli effetti inflazionistici, che avrebbero gravi conseguenze sui consumi dei ceti più fragili, e dall’altro le immediate ripercussioni sui bilanci dei trasportatori, che non hanno la forza commerciale per trasferire i maggiori costi sulle tariffe», osserva Donati.

Il rischio, per l’associazione, è di trovarsi di fronte all’«<strong;>ennesimo paradosso»: più inflazione per i cittadini e, allo stesso tempo, un forte incremento dei costi energetici per l’autotrasporto, senza adeguate compensazioni. Chi governa la filiera logistica, spiegano da Assotir, potrà scaricare almeno in parte gli aumenti sui prezzi finali, ma non è affatto scontato che riconosca ai trasportatori corrispettivi maggiori in proporzione ai nuovi oneri.</strong;>

Agricoltura sotto pressione: Coldiretti e Cia lanciano l’allarme

La dinamica dei prezzi energetici preoccupa profondamente anche il mondo agricolo. Coldiretti, con una lettera firmata dal presidente Ettore Prandini, ha chiesto al governo un incontro urgente per discutere della «improvvisa impennata» del prezzo del gasolio e dei costi energetici, determinata dalla drammatica situazione geopolitica internazionale. Secondo la confederazione, questa escalation sta colpendo direttamente le imprese del settore primario e rischia di metterne in seria difficoltà la sostenibilità economica.

Coldiretti ricorda che le navi che attraversano lo Stretto di Hormuz trasportano circa un quinto delle riserve mondiali di petrolio, pari a circa 20 milioni di barili al giorno, rendendo questo snodo uno dei principali punti critici per la sicurezza energetica globale. Dallo stesso stretto passano anche le importazioni italiane di petrolio e derivati dai Paesi del Golfo, che rappresentano quasi un quinto delle forniture complessive del nostro Paese. L’aumento del prezzo del petrolio e dei carburanti, avverte l’organizzazione, rischia dunque di avere effetti a cascata sull’intera filiera agroalimentare.

Secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat, cibo e bevande costituiscono il primo gruppo merceologico del trasporto su strada in Italia, con il 14% delle tonnellate trasportate e il 18% del totale in tonnellate‑chilometro, mentre l’88% dei prodotti alimentari viaggia su gomma. Per le aziende agricole, i consumi energetici e i concimi rappresentano oggi in media il 25% dei consumi intermedi: un ulteriore rialzo, sottolinea la confederazione, potrebbe compromettere la sostenibilità delle produzioni e la tenuta del sistema agroalimentare nazionale.