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Caro carburante, come funziona e cosa cambia con il meccanismo delle "accise mobili": quanto si risparmia alla pompa
Esplosione dei prezzi del diesel per l’escalation in Medio Oriente: le mosse del governo per contenere l’impatto su famiglie e pendolari
L’escalation del conflitto in Medio Oriente, esteso ora anche all’Iran, si riflette con immediatezza sui prezzi dei carburanti in Italia.
Nella prima settimana di marzo 2026 il balzo delle quotazioni internazionali si è trasferito ai listini alla pompa, colpendo in modo marcato il diesel.
Con il gasolio in autostrada che nel servito sfiora i 2,50 €/l, il Governo è pronto a riaprire un dossier cruciale: quello delle accise mobili.
La fotografia della rete (2-8 marzo) è netta: sulla rete ordinaria in modalità self-service la benzina si attesta tra 1,67 e 1,70 €/l, mentre il gasolio oscilla fra 1,73 e 1,85 €/l.
La dispersione dei prezzi sul territorio resta ampia; su autostrade e servito la benzina supera 2,20-2,30 €/l e il diesel tocca picchi di 2,35-2,50 €/l.
Questa fase d’emergenza ha spinto opposizioni e associazioni dei consumatori a chiedere correttivi nell’ordine di 10-20 centesimi, mentre l’Esecutivo ha intensificato i controlli della Guardia di Finanza per contrastare eventuali speculazioni lungo la filiera.
La soluzione attualmente al vaglio del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) è l’attivazione dell’accisa mobile, un meccanismo fiscale introdotto nel 2008 e aggiornato con il decreto “Trasparenza Carburanti” (D.L. 5/2023).
Il principio è lineare: se il rincaro dei prezzi internazionali genera un gettito IVA superiore alle stime del DEF, lo Stato può impiegare tale “extragettito” per ridurre le aliquote di accisa tramite apposito decreto ministeriale.
Le stime circolate indicano un possibile taglio mirato di 4-5 centesimi al litro. Per famiglie e pendolari, il beneficio equivarrebbe a circa 2-2,5 euro su un pieno da 50 litri. Un alleggerimento pensato come un “salvagente” per contenere l’erosione del potere d’acquisto, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica fissati dalla manovra 2026.
Il tutto si inserisce in un quadro fiscale profondamente mutato: dal 1° gennaio 2026 l’Italia ha riallineato le accise di benzina e gasolio a 0,6729 €/l, con l’obiettivo ambientale di eliminare lo storico vantaggio del diesel.
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La misura ha già comportato a inizio anno un calo di 4,9 centesimi sulla benzina e un rincaro di 5 centesimi sul gasolio. Oggi proprio il diesel risulta il prodotto più esposto: tra accise unificate e shock di mercato (complici domanda europea e stagionalità), in scenari estremi l’impatto potenziale dei rincari sfiora i 35 centesimi al litro.
Sul tavolo del Governo, per l’applicazione dell’accisa mobile, ci sono tre opzioni operative. La prima prevede un taglio “flash” di 4-5 centesimi per 60-90 giorni, utile a raffreddare l’inerzia dei listini ma vulnerabile a nuovi scatti del greggio che rischierebbero di eroderne gli effetti in pochi giorni. La seconda ipotizza un intervento modulare mirato a proteggere il diesel, divenuto vitale per la logistica leggera e l’utenza privata. La terza leggerebbe il taglio in modo rigido alle soglie del DEF: garantirebbe maggiore trasparenza e credibilità sul fronte fiscale, ma potrebbe dilatare i tempi di reazione rispetto agli shock improvvisi del mercato petrolifero.