INFRASTRUTTURE
Ponte sullo Stretto, Salvini cambia passo: «Niente più scadenze mese per mese». Ma il 2026 resta l’anno-chiave
Tra visti mancati, ricorsi e conti da rifare: perché il calendario del ponte più discusso d’Italia si decide nei prossimi mesi
Ponte o non ponte? La telenovela che dura da 50 anni, negli ultimi mesi si è arricchita di succulente puntate tra progetti riesumati, piani approvati e conti bocciati, proclami e respingimenti. Tanti di quegli stop & go che ora Matteo Salvini smette di puntare il dito sul calendario: “Non do più scadenze mensili… spero che questo sia l’anno dell’avvio dei lavori”. Un cambio di tono netto, pronunciato davanti a Bruno Vespa a LetExpo 2026, che fotografa l’esatto punto in cui si trova il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina: sospeso tra ambizione industriale, nodi amministrativi e una nuova, più prudente grammatica politica. Dietro la scelta di “spegnere” il countdown mensile ci sono i ricorsi, i passaggi con la Corte dei Conti, le osservazioni ambientali e i comitati del no: tutte variabili che, più dei rendering, decidono davvero i tempi di un’opera da oltre 13,5 miliardi.
Cosa ha detto (davvero) il ministro
Nessuna “scadenza mensile” per l’avvio dei cantieri del ponte: la priorità è “vedere le carte” dopo mesi di rilievi e contenziosi. L’auspicio politico di fare del 2026 “l’anno dell’avvio dei lavori”. Sono messaggi che segnano una ritirata tattica dal terreno delle date e, insieme, rilanciano la regia nazionale sulle grandi infrastrutture marittime.
Il contesto che ha cambiato la narrativa: lo stop della Corte dei Conti
A fine ottobre 2025 la Corte dei Conti non ha concesso il “visto di legittimità” né la registrazione alla delibera CIPESS numero 41/2025, quella che approvava il progetto definitivo e assegnava risorse chiave del Fondo Sviluppo e Coesione. Un passaggio che ha “spento” il semaforo verde amministrativo e costretto il Governo a ricalibrare l’iter. Tra i profili evidenziati dai magistrati contabili: il modo in cui si è inteso superare i rilievi sulla VIncA (Valutazione di Incidenza) tramite la relazione IROPI; la necessità di chiarimenti su coperture e variazioni economiche ammissibili; e l’assenza di una valutazione abbastanza stringente delle “alternative” progettuali sotto il profilo ambientale.
La decisione ha avuto ricadute politiche e finanziarie: nella manovra 2026 una quota di finanziamenti (circa 700–780 milioni) è stata spostata più avanti, al 2033, con la precisazione – da parte della società Stretto di Messina – che non si tratta di “definanziamento”, ma di riallineamento temporale del quadro di spesa in base all’iter.
Il progetto oggi: tra via libera CIPESS e fasi da ricomporre
Il 6 agosto dello scorso anni il CIPESS aveva approvato il progetto definitivo del collegamento stabile Calabria–Sicilia, includendo il programma delle opere, gli esiti della Conferenza dei servizi, le conclusioni della Commissione VIA del MASE, il piano economico-finanziario e l’attestazione della copertura del fabbisogno, stimato in circa 13,5 miliardi. Quell’ok, tuttavia, è rimasto senza “visto” e registrazione contabile. L’effetto è una sospensione di fatto dell’efficacia amministrativa che spiega il nuovo approccio prudente del ministro.
Sul versante industriale, il contraente generale è il consorzio Eurolink, guidato da Webuild (che nel 2023 ha nominato Gianni De Gennaro presidente del general contractor). La filiera si dice “pronta” a partire appena quadro e atti torneranno in carreggiata.
I numeri che contano: costo, coperture, spostamenti di cassa
Il valore dell’investimento è di circa 13,5 miliardi di euro secondo il progetto definitivo 2025 e i dossier del MIT e di Stretto di Messina S.p.A. Ma i documenti contabili e le stesse motivazioni della Corte dei Conti richiamano il tema delle “variazioni” e del perimetro oltre il quale scatterebbero obblighi di nuove gare, specie se si superassero determinate soglie percentuali. Tutti profili che, più dei proclami, plasmano i “tempi di cantiere”.
L’agenda possibile: dal cronoprogramma ufficiale alla finestra realistica
Nei documenti ufficiali della Stretto di Messina – successivi all’Accordo di programma del 16 luglio 2025 – il triennio 2026–2027 è indicato come orizzonte per le attività di fondazione di torri e ancoraggi e per l’avvio dei manufatti accessori, con l’“opera di attraversamento” vera e propria prevista più avanti. Nel frattempo, il 10 febbraio 2026 l’AD Pietro Ciucci ha confermato l’obiettivo di dare il via alla “fase realizzativa” entro l’estate 2026, respingendo l’idea di un allungamento dei tempi e ricordando l’assenza di una procedura di infrazione UE. Sono finestre che restano condizionate dal riassetto degli atti oggi “bloccati” e dagli esiti dei contenziosi.