la classifica
L'Italia dei miliardari cambia volto: così le criptovalute hanno sorpassato la Nutella
il trend degli ultimi due anni evidenzia come i rendimenti più robusti si siano spostati verso chi ha saputo monetizzare riserve liquide e spread a basso rischio, marcando la distanza tra la concretezza dell’industria e la nuova redditizia intermediazione del denaro digitale
La nuova graduatoria di Forbes sovverte infatti gli equilibri consolidati: al comando non c’è più il celebre “re del cioccolato”, ma l’architetto di una moneta digitale ancorata al dollaro.
In cima al podio sale infatti Giancarlo Devasini, mente finanziaria e cofondatore di Tether, con un patrimonio stimato in 89 miliardi di dollari, un’impennata vertiginosa rispetto ai 22,4 miliardi di dicembre 2025. La sua fortuna riflette una valutazione implicita della società attorno ai 200 miliardi, ma il vero motore sono gli utili record generati dagli interessi sui titoli del Tesoro statunitensi detenuti a garanzia delle stablecoin. Nel 2025 Tether ha registrato oltre 10 miliardi di dollari di profitti, con un’esposizione ai Treasuries superiore a 140 miliardi e un “cuscinetto” di riserve in eccesso pari a 6,3 miliardi. Più che una scommessa crypto in senso stretto, è una ricchezza da “mercato monetario” che intercetta tassi elevati fungendo da ponte tra dollari tradizionali e scambi digitali. Non mancano però le ombre: la società si affida a attestazioni di limited assurance anziché a audit completi, restando esposta a incognite regolatorie non trascurabili in Europa e negli Stati Uniti. La quota personale di Devasini, prudenzialmente stimata tra il 44% e il 45%, è legata ad asset privati e dunque soggetta a repentini cambiamenti di sentiment.
Scivola al secondo posto Giovanni Ferrero, simbolo del Made in Italy alimentare. Con una ricchezza di circa 48,6 miliardi di dollari stimata a fine febbraio 2026, il suo impero poggia su una potenza industriale e su marchi globali storici come Nutella, Kinder e Ferrero Rocher. A differenza dei rendimenti prevalentemente finanziari di Devasini, il gruppo Ferrero si fonda su una catena del valore fortemente integrata, dal cacao al packaging. Pur esposto alla fisiologica volatilità delle materie prime e dei cambi, il colosso garantisce una generazione di cassa ricorrente che conferma l’attualità del capitalismo familiare italiano, capace di finanziare acquisizioni mirate e di preservare una leadership europea granitica.
La “terza via” tricolore ha il volto di Andrea Pignataro, fondatore di ION Group, stabile al terzo gradino con un patrimonio compreso tra 42 e 43 miliardi di dollari. Ex trader di Salomon Brothers, Pignataro ha costruito lontano dai riflettori un conglomerato globale di software finanziario, gestione del rischio e dati, inglobando nel tempo piattaforme cruciali per i mercati come Dealogic e Fidessa. La sua è una ricchezza alimentata da ingegneria finanziaria, acquisizioni a leva e forte capacità di generare cassa, nonostante ostacoli di rilievo, incluso un contenzioso fiscale in Italia chiuso nel 2025 con un accordo da 280 milioni di euro.
Allargando lo sguardo, a fine 2025 l’Italia contava 79 miliardari, sostenuti da settori storici come moda e lusso (dinastie come Prada e Armani) e dal farmaceutico, con un peso crescente della tecnologia e dei servizi B2B. Figure di lungo corso, come gli eredi Del Vecchio e Piero Ferrari, presidiano ancora le posizioni di vertice, a testimonianza di uno zoccolo duro inossidabile. Eppure il trend dominante degli ultimi due anni evidenzia come i rendimenti più robusti si siano spostati verso chi ha saputo monetizzare riserve liquide e spread a basso rischio, marcando la distanza tra la concretezza dell’industria e la nuova, redditizia intermediazione del denaro digitale.