Alimentare
Anche il prezzo del pane è a rischio aumento con i costi energetici e dei carburanti
A lanciare l'allarme è l'Associazione Fornai Milano che denuncia un riflesso del costo dell'energia e del lavoro di oltre il 60% sul prezzo al consumatore
Nell’attuale scenario bellico internazionale il timore dei panificatori è che il prezzo di una pagnotta possa superare soglie critiche per le famiglie italiane. Se il prezzo del grano è influenzato dai mercati internazionali, è il costo di trasformazione (energia e lavoro) a pesare oggi per oltre il 60% sul prezzo finale.
Lo afferma l’Associazione Fornai Milano.
Il governo è chiamato a interventi d’urgenza: crediti d’imposta sull'energia e calmier i sui carburanti agricoli sembrano le uniche boe di salvataggio per un settore che non può permettersi di spegnere i motori. Senza aiuti, il rischio è che il pane, bene primario per eccellenza, rischi di diventare un lusso a causa di una tempesta perfetta: costi energetici fuori controllo e carburanti alle stelle, afferma l’Associazione.
Il cuore del problema - aggiungono i fornai milanesi - è l'energia. La produzione del pane è un processo energivoro. Cottura: i forni, a gas o elettrici, devono restare accesi per ore a temperature elevate. Lievitazione: le celle a temperatura controllata lavorano 24 ore su 24. Distribuzione: i furgoni per le consegne mattiniere sono i primi a subire il rincaro dei carburanti. Con le tariffe del gas legate a doppio filo alle tensioni geopolitiche, molti fornai si trovano davanti a un bivio drammatico: alzare i prezzi al pubblico o abbassare la saracinesca.
Secondo l’Associazione Fornai Milano, per i panificatori l'aumento dei costi di produzione nel 2026 sarà di un 45% per l'energia elettrica e il gas, del 25% per la logistica e le consegne e del 20% per il trasporto delle farine.