Economia
Il pozzo di gas "Gemini 1", il nuovo fronte energetico nel cuore del Mediterraneo
Via libera dal ministero alla trasformazione del giacimento in un contesto internazionale di mercati instabili e forniture incerte
Sulla costa tra Gela e Licata si sta ridisegnando un nuovo equilibrio energetico. Mentre in varie parti del mondo i conflitti continuano a incrinare la stabilità dei mercati e a rendere più fragile la sicurezza degli approvvigionamenti, qui prende forma un altro tassello della strategia nazionale sul gas: il progetto “Gemini 1”.
Il ministero dell’Ambiente ha dato il suo assenso, aprendo la strada alla trasformazione del pozzo “Gemini” da semplice esplorazione a futura produzione. È un passaggio che arriva in un momento in cui l’Europa, scossa dalle tensioni internazionali e dalla volatilità delle forniture, guarda con crescente attenzione alle risorse interne. Così, accanto ai campi “Argo-Cassiopea”, già in piena attività, si prepara a entrare in scena un nuovo protagonista.
Il pozzo è stato individuato in mare aperto, in un tratto di costa che da decenni convive con l’industria energetica. Il gas estratto scorrerà nelle pipeline già operative, raggiungerà la bioraffineria di Gela e da lì entrerà nel circuito nazionale. La commissione Via-Vas ha espresso parere favorevole, così come l’assessorato regionale ai Beni culturali, mentre il superamento del Pitesai ha rimosso gli ultimi ostacoli normativi.
Non tutti, però, guardano a questo sviluppo con serenità. Il Comune di Licata ha richiamato l’attenzione sulla fragilità dell’ecosistema marino, già segnato dalle infrastrutture di “Argo-Cassiopea”, e sulle ricadute per la marineria locale. Le osservazioni sono state considerate superabili dal ministero, che ha imposto prescrizioni tecniche e controlli preventivi per mitigare gli impatti.
Enimed, affiancata da Energean, prevede di avviare la produzione nella seconda metà del 2026. Intanto la Regione ha sbloccato le royalties per i Comuni coinvolti, un meccanismo che potrebbe replicarsi anche per “Gemini”, destinato — secondo le stime — a garantire fino a 1,2 miliardi di metri cubi di gas in almeno otto anni.
In un’epoca in cui le guerre ridefiniscono rotte commerciali, priorità energetiche e persino la percezione della sicurezza, la costa gelese si ritrova ancora una volta al centro di una partita importante che collega il Mediterraneo ai grandi equilibri globali.