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Il caso

Call center System House di Misterbianco, verso i licenziamenti. «37 padri di famiglia senza lavoro»

La crisi nel racconto di un lavoratore, in servizio nella sede aperta come "Mics" nel 2013 e che si avvia alla chiusura. Martedì la riunione con i sindacati

14 Marzo 2026, 06:59

07:00

Call center System House di Misterbianco, verso i licenziamenti. «37 padri di famiglia senza lavoro»

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«Siamo 37 padri di famiglia che rischiano il posto di lavoro: l’azienda vuole fare un licenziamento collettivo». A parlare è un dipendente di System House, call center con sede a Misterbianco attivo con questa denominazione dall’aprile 2021.

L’azienda, con sede legale a Reggio Calabria, ha rilevato ad aprile di cinque anni fa le attività di Abramo Customer Care. «In realtà noi - prosegue il lavoratore, che ha chiesto di restare anonimo - abbiamo iniziato l’attività nel 2013 con il call center Mics, passato a sua volta ad Abramo nel 2018. Nel 2021 siamo transitati in 45 a System House da Abramo, in gestione fallimentare, con clausola sociale che ha permesso di spostare reparti e commesse di interesse nazionale. Oggi quella clausola non l’abbiamo più. E la sede è destinata a chiudere». I lavoratori, al momento dell’ultimo passaggio di proprietà, lavoravano infatti per Sen (Servizio elettrico nazionale), un servizio espletato per il pubblico così come il successivo impiego durante l’emergenza da Covid-19 «sul servizio Poste italiane reparto vaccini. Finita la pandemia abbiamo gestito l'enorme flusso di chiamate su reparto “pacchi e raccomandate” fino ad agosto 2022, quando la crisi energetica dovuta alla guerra in Ucraina ha aumentato i volumi della commessa Iren affidando a Catania un traffico del 38-40% del totale nazionale».

Un incarico andato avanti per «tre anni». Ma è qui il nodo della vicenda: «La commessa privata non prevede clausola sociale. Nel 2025 ci arriva notizia di uno spostamento di 350 nuovi operatori richiesta dal ministero. System House dichiara esubero e messa in solidarietà dell'intera azienda su tutte le commesse per non arrecare trauma solo sul reparto riguardante i nuovi arrivati». Per i lavoratori etnei inizia quindi un calvario: «Da novembre 2025 veniamo sostituti su Iren da La Spezia con la conseguente messa in solidarietà al 90% fino a metà gennaio. Da allora seguiamo corsi finanziati dal fondo nazionale in attesa di nuova ricollocazione. Solo che il 24 febbraio c’è una novità: viene tolta la solidarietà, e comunicata la cassa integrazione per Catania in attesa di soluzioni strutturali. Adesso i sindacati ci comunicano che ci sarà martedì 17 marzo un incontro con ordine del giorno “esubero personale unità locale di Catania”».

Dopo quell’incontro nazionale del 24 febbraio, le sigle sindacali Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl Telecomunicazioni comunicavano in una nota congiunta: «Al fine di gestire le eccedenze, nei prossimi giorni le parti definiranno una procedura di uscita su base volontaria e incentivata, con accesso alla NASpI, per un numero complessivo di 150 addetti. In considerazione della prossima scadenza, al 30 marzo, dell’Accordo integrativo aziendale di II livello, le parti hanno inoltre concordato la proroga dell’intesa per il successivo triennio. Le segreterie nazionali esprimono soddisfazione per la conferma dell’accordo, che prevede condizioni di miglior favore che, nel precedente triennio, hanno consentito alle lavoratrici e ai lavoratori di System House un significativo miglioramento della qualità del lavoro e una più efficace conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro». Poi ieri la conferma degli esuberi.

In attesa di conoscere il proprio destino, il lavoratore si chiede: «Ci togliono la commessa e addirittura non sai dove mettere 37 persone su 3.200 che hai in tutta Italia senza trovare una strada che non porti 37 famiglie alla difficoltà economica? Ci sono colleghi che hanno figli minorenni e sono monoreddito e altri con mutui da pagare».