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Ferrovia batte Ponte sullo Stretto: 2,8 miliardi spostati per alleggerire il debito di Rfi. E il cronoprogramma per l'opera si allunga al 2034

Il governo Meloni avvia per la seconda volta in pochi mesi una rimodulazione delle risorse per la mega infrastruttura

14 Marzo 2026, 12:39

15:49

ponte stretto

Foto della pagina Fb Strait of Messina Bridge (non ufficiale del progetto)

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Il governo Meloni rimette mano ai fondi per il Ponte sullo Stretto. Dopo la prima rimodulazione di fine 2025, ne arriva un'altra da 2,8 miliardi di euro. Contenuta nel decreto sui commissari delle opere pubbliche che sposta queste risorse dalla mega opera, il cui iter autorizzativo ha vistosamente rallentato alla luce delle carenze evidenziate dalla Corte dei Conti, al gruppo Rete Ferroviaria italiana (Rfi). Previste due tranche — 1,8 miliardi nel 2026 e 1 miliardo nel 2027 — e una finalità esplicita: la riduzione dell’esposizione debitoria della società che gestisce i binari. L'operazione finisce per far slittare nuovamente il cronoprogramma del Ponte che secondo le nuove tabelle, dovrebbe essere realtà solo nel 2034. La spesa totale resta invariata: 13,5 miliardi di euro. 

Cosa prevede il decreto: la regia dei commissari e la “corsia veloce” per la cassa di Rfi

Nel cuore del provvedimento — atteso e ritarato dopo i rilievi della Ragioneria generale dello Stato — c’è la leva dei commissari straordinari: figure con poteri acceleratori su cantieri e autorizzazioni. La novità sostanziale, però, è la destinazione di 2,8 miliardi a Rfi con un obiettivo di finanza aziendale: ridurre il carico di debito che la società ha accumulato mentre teneva in piedi il più intenso ciclo di investimenti degli ultimi decenni. La scansione temporale — 2026: 1,8 miliardi; 2027: 1 miliardo — è coerente con la necessità di dare ossigeno ai flussi di cassa nel biennio più teso per gli esborsi Pnrr e post-Pnrr e il caro materiali.

Il contesto: Ponte sullo Stretto, tempi che slittano e cassa che si riorganizza

Negli ultimi mesi una parte delle risorse originariamente calendarizzate a ridosso del 2025 è stata spostata più avanti, con quote rinviate verso il 2032-2033. A dicembre circa 780 milioni di euro, con un maxi emendamento alla Finanziaria, sono state spostati su imprese, rifinanziamento della Zes e credito d'imposta. Il governo ha parlato di “rimodulazione”, non di definanziamento, ma il messaggio pratico è chiaro: il cronoprogramma si allunga e il profilo di spesa si adatta. L'inizio lavori è previsto a settembre 2026 e la fine lavori nel 2033. Il 2034 dovrebbe essere il primo anno di esercizio dell'opera. 

In parallelo, crescono gli impegni immediati sulla rete ordinaria, dove Rfi sta completando gare e cantieri per manutenzioni, sicurezza e upgrade tecnologici. In questo scenario, “riposizionare” 2,8 miliardi su Rfi serve anche a blindare la continuità degli appalti e a contenere gli oneri finanziari in salita.

La Stretto di Messina precisa che: «Il cronoprogramma della realizzazione del ponte prevede 7,4 anni. Il Contratto con il Contraente copre tutto il periodo di costruzione. Stima avvio lavori settembre 2026. Fine lavori 2033. 2034 primo anno di esercizio del ponte. Le somme appostate per il 2034 servono per regolazioni contabili e finanziarie post lavori e il pagamento degli ultimi SAL».

Perché ridurre il debito di Rfi adesso è una priorità

La posizione finanziaria del gruppo ferroviario è sotto pressione dopo un biennio di investimenti record: 9 miliardi in un solo esercizio. Il Gruppo Ferrovie dello Stato (FS) ha chiuso il 2024 con ricavi in crescita ma un risultato netto negativo e una posizione finanziaria netta aumentata, riflesso del ricorso alla provvista per sostenere il piano di sviluppo. 

Il profilo di cassa 2026-2027 è particolarmente denso: tra completamenti Pnrr, contratti di programma e manutenzioni straordinarie, gli esborsi sono elevati. L’immissione di 1,8 miliardi nel 2026 e di 1 miliardo nel 2027 consente di attenuare il picco degli oneri finanziari e di mantenere stabile i pagamenti ai fornitori, evitando rallentamenti che avrebbero un costo economico (penali, extracosti) e reputazionale.

Il decreto ponte la prossima settimana in Parlamento

Intanto martedì il "decreto ponte", la soluzione proposta dal governo per tenere in piedi il progetto della mega opera, approda in Parlamento. L’esame sarà in prima lettura al Senato. L'obiettivo è triplice: rafforzare il coordinamento tra amministrazioni centraliallineare il procedimento ai rilievi della Corte dei conti e della Commissione europeadare certezza a tempi e responsabilità mediante commissari straordinari per le opere di accesso e norme-quadro sulle concessioni.

Secondo quanto illustrato in note e ricostruzioni ufficiali, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) assume la funzione di cabina di regia: dovrà curare gli adempimenti istruttori – inclusi l’aggiornamento del piano economico-finanziario (PEF), l’acquisizione del parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti (ART) sulle tariffe, il passaggio al Consiglio superiore dei lavori pubblici – e il dialogo formale con la Commissione europea per verificare la piena compatibilità del progetto con il diritto UE.

Sul fronte delle responsabilità operative, il decreto individua i commissari straordinari delle opere di accesso: l’amministratore delegato di RFI, Aldo Isi, per la parte ferroviaria in Sicilia e Calabria, e – in parallelo per la componente stradale su più cantieri strategici – l’amministratore delegato di ANAS, Claudio Gemme. L’intenzione è procedere “in parallelo” all’opera principale, così da evitare il classico collo di bottiglia dei collegamenti a terra.

Una differenza non marginale rispetto a bozze circolate a fine gennaio è la rinuncia alla figura del “super-commissario” unica, inizialmente ventilata in capo all’amministratore delegato della Stretto di Messina S.p.A., Pietro Ciucci: la versione approvata dal Cdm recepisce le osservazioni tecniche e istituzionali, ripartendo funzioni e controlli e riportando il baricentro al Mit.