il caso
Vino venduto ma fermo in cantina: il paradosso del Trapanese tra caro-carburante e rotte bloccate
A Mazara del Vallo il grido d’allarme delle cantine sociali: costi di trasporto alle stelle, energia cara e una vendemmia 2025 in lieve eccesso
Camion fermi e vino nelle cantine rimaste piene. Così, tra serbatoi pieni e contratti “congelati”, la provincia di Trapani si scopre ostaggio di un “costo del viaggio” tornato a essere il vero prezzo del vino.
È accaduto davvero, come raccontano i produttori intervenuti all’incontro promosso a Mazara del Vallo da Cia Sicilia Occidentale con le principali realtà cooperative del territorio: un tavolo urgente per misurare la portata di una crisi che non nasce in vigna ma lungo la filiera logistica. A pesare sono l’aumento del gasolio e i nuovi extra-costi del trasporto, aggravati dalla crisi geopolitica nell’area del Golfo e dai meccanismi europei di tassazione sulle emissioni del trasporto marittimo. Nel frattempo, la vendemmia 2025 ha consegnato un raccolto lievemente sopra la media, senza sfiorare l’allarme scorte: una condizione che, con i magazzini già colmi, impone alle cantine di fare i conti con tempi di consegna che si allungano e margini che si assottigliano.
Un tavolo a Mazara: la mappa dei problemi, dall’autotrasporto al mare
L’invito di Cia Sicilia Occidentale ha raccolto le voci delle cantine sociali della provincia: dall’entroterra fino alla costa, Marsala inclusa. Sul tavolo, dossier concreti: ordini firmati e fermati alla banchina; listini di trasporto su gomma ritoccati anche del +3–4% in poche settimane, complice il balzo del gasolio a inizio marzo; tariffe marittime in ripresa e nuove sovrattasse carburante (“bunker surcharge”) applicate da diversi vettori sulle rotte di medio-lungo raggio. I numeri non sono uniformi, ma il trend è chiaro. La fotografia coincide con le stime prodotte da osservatori indipendenti: il differenziale prezzi di benzina e diesel in Sicilia a inizio marzo si è ampliato più che altrove in Italia, incidendo subito sui costi dell’autotrasporto e della meccanizzazione agricola.
La dimensione marittima non pesa solo sulle esportazioni lontane. Dal 1° gennaio 2026 il sistema ETS marittimo europeo copre il 100% delle emissioni rilevanti, con un effetto di traslazione dei costi verso gli utenti finali e picchi avvertibili nelle isole, Sicilia inclusa. Associazioni imprenditoriali e di categoria hanno quantificato incrementi consistenti delle voci di nolo su traghetti e rotte commerciali, mentre le cronache delle ultime settimane segnalano un ulteriore strato di incertezza legato alla crisi in Medio Oriente e al blocco/risiko sulle principali vie energetiche e commerciali.
Vendemmia 2025: una leggera sovrapproduzione, ma senza eccessi
Il contesto produttivo non racconta una “bolla” italiana: secondo le stime congiunte di Assoenologi–UIV–Ismea, la produzione 2025 si è attestata attorno a quota 47–47,4 milioni di ettolitri, circa +8% sul 2024 e in linea con la media dell’ultimo quinquennio. In Sicilia, dati e proiezioni la collocano tra le regioni di vertice per volumi, con dinamiche differenziate tra bianchi e rossi e una tenuta del segmento dei vini bianchi di costa occidentale. A luglio 2025 le giacenze nazionali erano pari a circa 40,6 milioni di ettolitri, stabili sul pari periodo 2024, segno che l’offerta non sta “spingendo” da sola la crisi dei ritiri: a strozzare la filiera è il costo di far muovere le merci.
Vino venduto ma “non ritirato”: quando l’ultimo miglio diventa una barriera
Il fenomeno segnalato dalle cooperative trapanesi è il più insidioso per la liquidità: ordini confermati, fatture pronte, ma presa in carico rinviata o subordinata a una revisione del prezzo resa. In pratica: se il contratto era stato impostato con rese tipo EXW o FCA cantina, il compratore o il trasportatore si ritrova oggi costi maggiori di gasolio, pedaggi e traghetti, e chiede di rinegoziare o sposta la data di ritiro; se invece la resa era DAP/DDP, è la cantina a scoprire che ogni viaggia-cisterna ha un extra che divora il margine.