Effetti guerra
Prezzi del gasolio alle stelle: la pesca rischia il tracollo con rincari del pesce fino al 30%
I pescatori in difficoltà con uscite in mare più care fino a oltre 1.100 euro al giorno
I pescatori rischiano di lavorare in perdita, visto che uscire in mare può costare fino a oltre 1.100 euro in più al giorno. La spesa per fare il pieno in banchina va da 400 euro in più alle 4.400 euro, a seconda della dimensione dell’imbarcazione. È l’allarme che emerge dall’analisi sui costi operativi della flotta elaborata da Confcooperative Fedagripesca per l'ANSA, dopo che il prezzo del gasolio per la pesca ha raggiunto 1,120 euro al litro, rispetto agli 0,75 euro registrati nel periodo pre-conflitto in Medioriente, con un impatto pesantissimo sui bilanci delle imprese. Rincari che, sommati alla spinta inflazionistica, rischiano di tradursi in un aumento dei prezzi dei prodotti ittici per i consumatori che, per alcune specie e per determinate tipologie di pesca, il vicepresidente di Confcooperative Fedagripesca, Paolo Tiozzo, stima fino al +30%.
Secondo lo studio, basato su una media di quattro rifornimenti mensili, per la piccola pesca, con serbatoi di circa 1.000 litri, il rincaro si traduce in circa 400 euro di costi aggiuntivi a settimana, pari a circa 100 euro in più per ogni giornata di lavoro.
La pressione cresce per le imbarcazioni di medie dimensioni, con lunghezza tra i 17 e i 21 metri e capacità di carico compresa tra 2mila e 6mila litri; dove la spesa per il rifornimento è passata da 1.500-4.500 euro a una compresa tra 2.240 e 6.720 euro, con un aumento settimanale tra 740 e 2.220 euro; in termini operativi ogni uscita in mare costa tra 185 e 555 euro.
Quadro ancora più critico per le grandi imbarcazioni oltre i 24 metri, che richiedono tra gli 8mila e i 12mila litri per ogni pieno; in questo caso il costo del rifornimento è salito da una media di 6mila-9mila euro agli attuali 8.960-13.440 euro, con rincari settimanali che possono toccare 4.440 euro.
Quanto all’aumento dei prezzi per i consumatori, Tiozzo precisa che il rincaro si registra soprattutto a valle della filiera, perché gli operatori della pesca hanno margini molto limitati. «In questo contesto - conclude - l’unico modo per difendersi dall’impennata dei costi per il pescatore è ridurre le uscite in mare», come sta già accadendo in molte marinerie.