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18 marzo 2026 - Aggiornato alle 17:58
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L'EMERGENZA

Il greggio torna a correre dopo l’ultimo attacco di Israele nel Golfo. Roma accelera sul “dossier carburanti”

WTI in area record recenti e benzina in salita: tra ipotesi anti-speculazione e possibili ritocchi alle accise, il governo prepara contromisure

18 Marzo 2026, 15:01

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Il greggio torna a correre dopo l’attacco ad Asaluyeh. Roma accelera sul “dossier carburanti”

Tensioni nel Golfo, WTI in area record recenti e benzina in salita: tra ipotesi anti-speculazione e possibili ritocchi alle accise, il governo prepara contromisure mentre le Borse europee restano caute in vista di Fed e Bce

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Una fiammata nel buio del Golfo Persico, poi la corsa dei prezzi. La notte scorsa, i terminal del gigantesco giacimento di South Pars, al largo di Asaluyeh, hanno preso fuoco dopo un attacco che Doha ha attribuito a Israele. Poche ore dopo, i terminali finanziari hanno iniziato a lampeggiare: il WTI si è spinto verso quota 95,5 dollari al barile, il Brent ha consolidato sopra i 100 dollari, e per gli automobilisti italiani il pieno è tornato a costare di più. Mentre in Medio Oriente la situazione resta fluida, a Palazzo Chigi e al Mef si lavora a ritmo serrato: Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti hanno rimesso mano al “dossier carburanti”, tra l’ipotesi di misure anti-speculative e la valutazione di possibili interventi sulle accise. Intanto, le Borse europee restano in cauto rialzo: il mercato aspetta le decisioni della Federal Reserve  e della Banca centrale europea, mentre monitora con ansia gli sviluppi nel Golfo.

Asaluyeh, il cuore del gas iraniano che fa tremare il petrolio

L’attacco ha colpito la porzione iraniana del giacimento di South Pars – gemello offshore del North Field qatariota – un complesso industriale che produce gas e condensati e che gravita attorno al polo di Asaluyeh. Lo ha reso noto il Ministero degli Esteri del Qatar, che ha parlato di “atto pericoloso e irresponsabile” e di minaccia alla “sicurezza energetica globale”. La conferma dei danni e la dinamica esatta sono ancora in valutazione, ma le immagini di fiamme hanno bastato a risvegliare il premio geopolitico nei prezzi del greggio. 

Il timore non è solo per l’offerta iraniana. Il Golfo Persico è attraversato dallo Stretto di Hormuz, imprescindibile corridoio marittimo per circa il 20% del commercio mondiale di petrolio via mare. Dalle prime ore di marzo, con l’inasprirsi del conflitto, traffico e assicurazioni sulle rotte sono diventati più incerti e Brent e WTI hanno impresso un’accelerazione: in diversi scambi il Brent è rimasto stabilmente sopra i 100 dollari, mentre il WTI ha toccato nuovi massimi dell’anno, sostenuto da premi di rischio e da ipotesi di ulteriori interruzioni. 

Prezzi in risalita ai distributori: cosa vede il consumatore italiano

In Italia, la fase rialzista del greggio si sta già riflettendo sui listini alla pompa. A fine febbraio si sono registrati nuovi adeguamenti dei prezzi consigliati di benzina e gasolio da parte di diversi operatori. Questa dinamica è stata segnalata da rilevazioni di settore e ripresa dalle agenzie specializzate. 

Il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha reso noto che, in base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, in data odierna il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,867 euro al litro per la benzina e 2,103 euro al litro per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 1,950 euro al litro per la benzina e 2,169 euro al litro per il gasolio.

Il “dossier carburanti”: opzioni sul tavolo e tempistiche

Secondo quanto filtra dai dicasteri economici, il “dossier carburanti” comprende tre filoni:  rafforzamento dei poteri di vigilanza e sanzione contro aumenti non giustificati lungo la filiera (raffinerie, logistica, rete); un possibile potenziamento del ruolo del “Mr Prezzi” per la trasparenza dei listini e l’individuazione rapida di scostamenti anomali tra componenti di costo, margini e prezzi finali; valutazioni su misure fiscali temporanee, che vanno da rimodulazioni selettive delle accise a un prelievo mirato su extraprofitti in caso di evidenze di speculazione.

L’obiettivo dichiarato è duplice: proteggere il potere d’acquisto delle famiglie e evitare distorsioni lungo la catena del valore, senza compromettere la stabilità del gettito e la continuità degli approvvigionamenti energetici. Un equilibrio complicato, in un contesto in cui la variabile geopolitica può far muovere i prezzi del 10-15% nel giro di poche sedute.

La posta in gioco

L’episodio di South Pars/Asaluyeh non è solo un’altra tacca nel contatore di un conflitto che ha già disarticolato le certezze del commercio energetico. È un segnale su dove si sta spostando il rischio: dalle rotte, ai nodi industriali, fino ai prezzi che toccano la vita quotidiana dei cittadini europei. L’Italia, che negli ultimi anni ha imparato a diversificare sul gas e a spingere su rinnovabili ed efficienza, deve ora riaffinare il kit d’emergenza per i carburanti: trasparenza, controllo, flessibilità fiscale e, soprattutto, comunicazione chiara su cosa muove davvero il prezzo alla pompa. Perché di fronte a una fiammata nel Golfo, la risposta non può essere solo attendere che si spenga.