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18 marzo 2026 - Aggiornato alle 20:11
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TRASPORTO AEREO

Trapani Birgi, 21 milioni per tornare a volare. Ma stavolta Palermo ci mette la firma

La giunta Schifani approva la convenzione con Airgest. E intanto Comiso aspetta il via libera definitivo per l'area cargo da 47 milioni

18 Marzo 2026, 17:04

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Trapani Birgi, 21 milioni per tornare a volare. Ma stavolta Palermo ci mette la firma

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Ventuno milioni di euro. È il prezzo che la Regione siciliana è disposta a pagare per rilanciare lo scalo "Vincenzo Florio" di Trapani Birgi, uno degli aeroporti minori d'Italia con il vizio antico di restare minore. La giunta regionale ha approvato uno schema di convenzione tra l'assessorato al Turismo e Airgest, la società di gestione dello scalo di cui Palermo è azionista di maggioranza: sette milioni l'anno per il triennio 2026-2028, destinati a sottoscrivere accordi con i vettori aerei per sviluppare nuovi collegamenti, nazionali e internazionali.

L'obiettivo dichiarato è che in quei tre anni transitino per Birgi almeno 3,3 milioni di passeggeri, con un tetto massimo fissato a 3,7 milioni. Numeri ambiziosi per uno scalo che negli ultimi anni ha visto più partenze che arrivi, inteso come compagnie aeree. Nel caso in cui i minimi non vengano raggiunti, la convenzione prevede un meccanismo di restituzione proporzionale dei fondi pubblici — una clausola che di solito si inserisce per rassicurare i revisori, e che raramente viene applicata.

Il presidente Renato Schifani ha illustrato l'operazione nei termini che gli sono consueti: «Più voli vuol dire più turisti, più presenze, più occupazione: praticamente un moltiplicatore di ricchezza». La logica è quella del volano economico, collaudata nei manuali e un po' meno nei fatti quando i voli non arrivano. Il documento ha ricevuto i pareri favorevoli degli assessorati dell'Economia e delle Infrastrutture, e ora passa alla Commissione legislativa dell'Ars per il parere previsto dalla legge prima della sottoscrizione definitiva.

Birgi non è l'unico capitolo della strategia aeroportuale regionale. A Comiso, nel Ragusano, lo scalo "Pio La Torre" attende il completamento di un investimento molto più consistente: 47 milioni di euro del Fondo sviluppo e coesione, sbloccati dopo il via libera dell'Unione europea, per lo sviluppo infrastrutturale e in particolare per l'area cargo — ritenuta strategica per la logistica dell'intera isola. Il progetto è attualmente in fase di valutazione al ministero dell'Ambiente. Per le rotte, invece, è già operativa una convenzione separata da tre milioni l'anno per il triennio 2025-2027, con una prima rata da 750mila euro già erogata.

Due scali, due storie, una sola scommessa: che la Sicilia riesca a riempire gli aerei prima di chiedere ai vettori di atterrarci.