LA GRANDE MOSSA
Poste su TIM, la mossa del cavallo: una Opas da 10 miliardi per la "spina dorsale" del Paese
Il cda di Poste Italiane lancia un'offerta totalitaria su Telecom Italia. In gioco una piattaforma unica che integra reti, pagamenti e logistica
Una domenica mattina di fine marzo, quando Milano ancora sonnecchia, i terminali dei desk finanziari lampeggiano tutti sulla stessa notizia. Il consiglio di amministrazione di Poste Italiane ha deciso: offerta pubblica di acquisto e scambio totalitaria su Telecom Italia, con l'obiettivo di acquisire l'intero capitale sociale di TIM e procedere alla revoca dalla quotazione su Euronext Milan. Il completamento dell'operazione è previsto entro la fine del 2026.
I numeri
I numeri, stavolta, sono ufficiali. L'offerta prevede una componente in denaro pari a 0,167 euro per ciascuna azione TIM portata in adesione, e una componente in titoli pari a 0,0218 azioni ordinarie di Poste Italiane di nuova emissione per ogni azione conferita. Il corrispettivo complessivo esprime una valorizzazione di 0,635 euro per azione, con un premio del 9,01% rispetto al prezzo ufficiale del 20 marzo 2026. Poste la definisce «altamente attraente». Il mercato deciderà se concordare.
Non si parte da zero. Nell'ultimo anno Poste è diventata il primo azionista di TIM, con una partecipazione salita oltre il 24,8% grazie allo scambio con Cassa Depositi e Prestiti e all'acquisto del 15% da Vivendi, operazioni già approvate dall'Antitrust senza condizioni. Dal 1° gennaio 2026 è operativo l'accordo che porta i clienti PosteMobile sulla rete mobile di TIM. Questa OPAS è il secondo tempo di una strategia costruita con pazienza, non un colpo improvvisato.
L'obiettivo
L'obiettivo industriale è la creazione di quello che il comunicato chiama «la più grande piattaforma di infrastruttura connessa del Paese»: un gruppo con ricavi aggregati di circa 26,9 miliardi di euro, un Ebit pro-forma di 4,8 miliardi e oltre 150mila dipendenti. Le sinergie stimate tra ricavi e costi ammontano a 700 milioni annui. All'asse già consolidato tra la rete capillare di Poste — 12.800 uffici postali, oltre 50mila punti vendita — e la base clienti di TIM, si aggiungono tre asset che Poste considera decisivi: una rete fissa e mobile di scala nazionale, una posizione preminente nelle infrastrutture cloud e data center, e la capacità di offrire connettività sicura e sovrana a tutti gli stakeholder — elemento che il comunicato lega esplicitamente alla recente presa di posizione europea sulla sovranità digitale.
Il disegno strategico è quello di trasformare Poste da «il più grande network distributivo nazionale» a «abilitatore della trasformazione digitale del Paese»: connettività, pagamenti, assicurazioni, identità digitale e cybersecurity in un'unica piattaforma, con una rete commerciale senza eguali per capillarità. Per i clienti finali si aprono scenari di offerte integrate — connettività, pagamenti e assicurazioni in bundle — e un'accelerazione su 5G e fibra ottica. Per il sistema-Paese, la prospettiva è una dorsale unica su cui far correre servizi pubblici digitali, sanità connessa e pagamenti elettronici.
Tim dal canto suo ha preso atto «dell’offerta Pubblica di Acquisto e Scambio totalitaria lanciata questa sera da Poste Italiane sul Gruppo». Domani si riunirà il consiglio di amministrazione per avviare il processo di valutazione dell’offerta.
Le incognite
Restano aperte le incognite regolatorie. Un' OPAS totalitaria aprirà dossier più ampi di quelli già superati: l'Agcom dovrà pronunciarsi sulla concorrenza nella rete, il governo eserciterà i poteri di golden power sugli asset strategici. Ma il precedente dell'Antitrust — via libera senza condizioni all'ingresso nel capitale — è un segnale che il perimetro regolatorio è stato attentamente presidiato prima di muovere la pedina.
La mossa del cavallo è stata annunciata. Ora si tratta di vedere se gli azionisti TIM, i regolatori e il mercato giudicheranno il premio sufficiente e la visione credibile. L'Italia connessa da un unico soggetto è sul tavolo. Non più come ipotesi di lavoro, ma come offerta formale.