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23 marzo 2026 - Aggiornato alle 19:36
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L'ACQUISIZIONE

Repubblica passa ai greci. Antenna Group rileva GEDI da Exor: fine di un'era nell'editoria italiana

Al centro dell'operazione c'è Theodore Kyriakou, magnate greco dei media e dello shipping

23 Marzo 2026, 19:06

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Repubblica passa ai greci. Antenna Group rileva GEDI da Exor: fine di un'era nell'editoria italiana

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È fatta. Il gruppo greco Antenna — di proprietà della famiglia Kyriakou — ha acquisito il 100% di GEDI Gruppo Editoriale da Exor, la cassaforte degli Agnelli-Elkann. Nel pacchetto: la Repubblica, Radio Deejay, Radio Capital, m2o, HuffPost Italia, National Geographic Italia, Limes e la concessionaria Manzoni. Un pezzo consistente della stampa italiana cambia padrone, e con essa si chiude un capitolo che durava da oltre un secolo.

Il prezzo dell'operazione, secondo le ricostruzioni circolate nelle settimane precedenti al closing, si sarebbe assestato intorno ai 100 milioni di euro, ben lontano dalle richieste iniziali che si attestavano intorno ai 300 milioni. Un ribasso che racconta più di qualsiasi comunicato la traiettoria dell'editoria tradizionale in Italia.

Le trattative con Antenna non erano nate ieri: Exor aveva confermato già nel dicembre 2025 le trattative in esclusiva con il gruppo greco, dopo mesi di indiscrezioni e manifestazioni d'interesse da parte di altri soggetti.  Nel mezzo, era arrivata anche un'offerta ufficiale da Leonardo Maria Del Vecchio, pari a 140 milioni di euro, ma Exor aveva chiuso la porta senza esitazione.

L'addio degli Agnelli all'informazione

La vendita di GEDI non è una notizia isolata. La cessione del gruppo editoriale assume un valore particolarmente emblematico: l'editoria rappresentava uno degli ultimi legami visibili tra la galassia Agnelli-Elkann e la sfera pubblica italiana. Un legame che solo tra il 2022 e il 2025 ha visto Exor generare oltre 17 miliardi di euro da dismissioni, riducendo drasticamente l'esposizione nei settori industriali storicamente legati al Paese.

La storia è nota: nel dicembre 2019 Exor aveva rilevato il 43,78% di GEDI dalla CIR di Rodolfo De Benedetti per 102,5 milioni di euro, lanciando poi l'OPA e assumendo il controllo del gruppo. L'idea era costruire un grande polo italiano dell'informazione. Sei anni dopo, i conti di quell'investimento raccontano una storia diversa.

Chi sono i nuovi proprietari

Antenna Group non è un nome nuovo nel panorama dei media internazionali, anche se in Italia lo era fino a ieri. Al centro dell'operazione c'è Theodore Kyriakou, magnate greco dei media e dello shipping, figlio di Minos Kyriakou che fondò Antenna nel 1989. Il gruppo è attivo in televisione, digitale, radio, streaming e produzione di contenuti in numerosi Paesi europei, con una presenza nei Balcani, negli Stati Uniti e in Australia, per un'audience complessiva stimata in centinaia di milioni di persone. 

L'ambizione dichiarata è quella di costruire un hub mediatico europeo, sfruttando le sinergie tra Grecia e Italia come trampolino per un'ulteriore espansione continentale.  Il modello, nei comunicati ufficiali, suona familiare: indipendenza editoriale garantita, investimenti in digitale, podcast, cinema, streaming. Promesse che le redazioni attendono di vedere tradotte in fatti.

Cosa succede adesso

Mirja Cartia d'Asero assumerà il ruolo di amministratore delegato del gruppo GEDI, lavorando a stretto contatto con il management per sostenere il percorso di sviluppo e internazionalizzazione. Mario Orfeo, direttore di Repubblica dal 2024, continuerà a ricoprire il suo ruolo, mentre Linus resterà alla guida delle attività radiofoniche.

Fuori dal perimetro dell'operazione resta La Stampa, il cui trasferimento — insieme al centro stampa, al digitale e alla raccolta pubblicitaria locale — avviene attraverso la costituzione di una nuova società controllata dal Gruppo SAE, guidato da Alberto Leonardis. 

Il presidente uscente di GEDI, Paolo Ceretti, ha comunicato ai dipendenti che il cambio di proprietà è già effettivo: «Riteniamo che il passaggio della società al Gruppo Antenna apra nuove prospettive per GEDI e per chi è impegnato nelle sue diverse attività», ha scritto nella nota interna. Il tono è quello delle grandi occasioni istituzionali: misurato, ottimista, privo di incertezze. Restano da vedere i numeri reali degli investimenti promessi e, soprattutto, cosa significherà per le redazioni fare informazione sotto una proprietà che fino a ieri non aveva mai messo piede nell'editoria italiana.