il caso
Airbnb, stangata in Spagna: il tribunale dice no agli sconti, 64 milioni da pagare subito
Il Tribunale di Madrid ha respinto la richiesta di sospensione della maxi-multa per gli annunci turistici irregolari. Tra numeri di licenza falsi e le nuove direttive europee, si stringe la morsa sugli affitti brevi: la piattaforma dovrà versare l'intero importo in attesa dell'appello
Un codice annotato su un modulo, replicato migliaia di volte per aggirare i vincoli, che però non rinvia ad alcuna autorizzazione reale o, peggio, è del tutto inesistente. È in queste crepe del sistema degli affitti brevi, alimentate da dati fuorvianti, che si è abbattuta la scure della magistratura spagnola.
Il Tribunale Superiore di Giustizia di Madrid (TSJM) ha respinto l’istanza di Airbnb volta a sospendere la maxi-ammenda da 64.055.311 euro inflitta lo scorso dicembre. Nessun rinvio né dilazione in attesa del giudizio di merito: la piattaforma californiana deve versare subito l’intero importo. La decisione, pur senza affrontare il cuore della controversia sulla responsabilità dell’azienda, stabilisce che non esistono i presupposti giuridici per congelare il pagamento di un provvedimento amministrativo ritenuto legittimo. Una misura severa ma giudicata necessaria per fermare immediatamente pratiche commerciali scorrette, con effetti distorsivi su consumatori e mercato immobiliare.
Le contestazioni: licenze fantasma e utili indebiti. La sanzione era stata comminata il 15 dicembre 2025 dal Ministero dei Diritti Sociali, Consumo e Agenda 2030, guidato da Pablo Bustinduy. L’importo non è casuale: è stato calcolato moltiplicando per sei il “profitto illecito” che Airbnb avrebbe maturato nel periodo esaminato. L’istruttoria ministeriale ha fatto emergere un ampio spettro di irregolarità: migliaia di annunci privi di licenza regionale, numeri di registrazione falsi o non conformi, informazioni ingannevoli sull’identità degli host, spesso presentati come privati quando in realtà erano imprese a tutti gli effetti. A gravare ulteriormente sulla posizione del colosso digitale, le contestazioni relative a presunte condotte di “ostruzione”, alla “mancata fornitura di dati” durante le verifiche e alla violazione di misure provvisorie nel corso dell’indagine. La difesa di Airbnb sostiene che l’obbligo di indicare correttamente le licenze ricada innanzitutto sui proprietari degli immobili e bolla come sproporzionate le pretese dell’esecutivo, ribadendo che i portali non dovrebbero essere assimilati a editori responsabili dei contenuti caricati da terzi. Lo scontro era nell’aria: tra maggio e giugno 2025 il governo aveva già ordinato il blocco e la rimozione immediata di quasi 66.000 inserzioni irregolari, un intervento drastico avallato dallo stesso Tribunale di Madrid.
La vicenda si inserisce in una cornice regolatoria profondamente rinnovata tra il 2024 e il 2025. A livello UE, il Regolamento 2024/1028, approvato nel marzo 2024, ha introdotto standard più stringenti di trasparenza per la raccolta e la condivisione dei dati sugli affitti brevi, offrendo alle autorità locali strumenti idonei a politiche di enforcement proporzionate. Parallelamente, la Spagna ha anticipato i tempi con il Real Decreto 1312/2024, in vigore da gennaio 2025: la riforma ha istituito il Registro Unico nazionale e la Ventanilla Única Digital de Arrendamientos, rendendo obbligatoria dal 1° luglio 2025 l’esposizione su tutte le piattaforme del Numero di Registrazione Unico (NRUA). In assenza del codice, gli annunci sono soggetti a rimozione immediata e a pesanti sanzioni. Proprio questo robusto impianto giuridico ha dato solidità alle richieste del Ministero del Consumo, fornendo una base difficilmente attaccabile per gli interventi repressivi.