economia
Busta paga più pesante nel mese di marzo: come funziona il taglio dell'Irperf
Meno tasse per la classe media, detassazioni su rinnovi, premi e turni e buoni pasto estesi a 10 euro
Buste paga più ricche da marzo 2026. Non è un bonus estemporaneo né un premio aziendale, ma l’effetto concreto di un pacchetto di misure approvato a fine 2025 che inizia a riflettersi nei cedolini dei dipendenti. Grazie a una combinazione di riforme fiscali e agevolazioni mirate, milioni di lavoratori avranno più denaro disponibile, con un impatto variabile in base al reddito e alle singole voci retributive.
La riforma dell'IRPEF: sollievo per la classe media
Il fulcro dell’intervento è la riduzione dell’aliquota IRPEF per il secondo scaglione: dal 1° gennaio 2026 il prelievo scende dal 35% al 33% per i redditi compresi tra 28.001 e 50.000 euro. Il beneficio può arrivare, in via teorica, fino a 440 euro lordi l’anno per chi copre l’intero scaglione.
Un esempio: con una Retribuzione Annua Lorda (RAL) di 35.000 euro si pagherà il 2% in meno sui 7.000 euro eccedenti la soglia dei 28.000, con un risparmio netto e certo di 140 euro annui.
È previsto un meccanismo di neutralizzazione per i redditi molto elevati: oltre i 200.000 euro complessivi, le detrazioni (generalmente al 19%) vengono ridotte di 440 euro, azzerando di fatto il vantaggio del taglio d’aliquota.
Detassazione mirata: rinnovi, premi e turni
Accanto all’intervento strutturale sull’IRPEF, per il 2026 arrivano tre leve fiscali basate su imposte sostitutive, pensate per alleggerire specifiche componenti della retribuzione:
Rinnovi contrattuali al 5%. Gli incrementi derivanti dai rinnovi dei CCNL sottoscritti tra il 2024 e il 2026 saranno tassati con un’aliquota piatta del 5% in luogo dell’ordinaria IRPEF. L’agevolazione riguarda i dipendenti del settore privato con reddito 2025 non superiore a 33.000 euro e si applica automaticamente agli aumenti tabellari effettivi. Su 1.000 euro lordi in più, il guadagno netto è di diverse centinaia di euro, evitando il salto di scaglione.
Premi di risultato all’1%. Per il biennio 2026-2027 la tassazione dei premi di risultato scende all’1%, con tetto massimo innalzato a 5.000 euro lordi. In pratica, un premio da 2.500 euro comporterà appena 25 euro di imposta.
Lavoro notturno, festivo e turni al 15%. Le relative maggiorazioni saranno assoggettate a imposta sostitutiva del 15%, entro il limite di 1.500 euro l’anno. Per molti addetti ciò si tradurrà in decine di euro netti in più ogni mese.
Buoni pasto: tetto esentasse a 10 euro
Cambia anche la disciplina dei ticket restaurant: per i buoni elettronici il limite di esenzione fiscale sale da 8 a 10 euro al giorno. I titoli cartacei restano fermi a 4 euro. L’innalzamento favorisce i lavoratori, che potranno coprire meglio il costo del pasto, e le aziende che adottano sistemi digitali.
Chi guadagna di più: i profili tipo
Profilo A (26.000 euro): non beneficia del taglio IRPEF perché resta nel primo scaglione, ma ottiene un vantaggio dall’eventuale aumento dei buoni pasto a 10 euro.
Profilo B (35.000 euro con turni): risparmia 140 euro annui di IRPEF, sfrutta la tassazione agevolata al 15% sulle indennità di turno e aggiunge il beneficio dei buoni pasto.
Profilo C (30.000-32.000 euro con rinnovo CCNL e premi): è il vero “vincitore” della stagione. Somma la riduzione IRPEF, l’aumento contrattuale tassato al 5% e il premio di risultato con aliquota quasi simbolica all’1%. Per questo profilo, l’incremento del netto può agevolmente superare svariate centinaia di euro all’anno.