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24 marzo 2026 - Aggiornato alle 01:33
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il caso

"The wolf of Wall Street" esiste per davvero: anticipa di 23 minuti il post di Trump sulla guerra e guadagna 50 milioni in mezz'ora

Guadagni lampo e sospetto insider trading: una maxi-operazione su S&P 500 e sul petrolio poco prima dell'annuncio del presidente Trump

24 Marzo 2026, 00:13

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"The wolf of Wall Street" esiste per davvero: anticipa di 23 minuti il post di Trump sulla guerra e guadagna 50 milioni in mezz'ora

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Bastano pochi minuti nella penombra della preapertura di Wall Street per mettere a segno un guadagno vertiginoso. A esattamente 23 minuti da un annuncio cruciale del presidente Donald Trump, una raffica di ordini “fuori scala” ha travolto i listini, generando un profitto potenziale stimato in circa 50 milioni di dollari in poco più di mezz’ora.

Lunedì 23 marzo 2026, alle 7:24 ora di New York, Trump ha pubblicato su Truth Social un messaggio in cui annunciava la sospensione per cinque giorni dei raid di rappresaglia contro le centrali elettriche in Iran, a seguito di “conversazioni molto produttive”. Eppure, una ventina di minuti prima che quella comunicazione diventasse pubblica, qualcuno si era già mosso.

Mentre il mondo ignorava l’imminente de-escalation, un singolo e anomalo intervento sul mercato ha innescato l’acquisto di future sull’indice S&P 500 per circa 1,5 miliardi di dollari e, in parallelo, la vendita massiccia di future sul petrolio per quasi 200 milioni. L’operatore sconosciuto ha così impostato una scommessa speculare: “long” sull’azionario e “short” sul greggio, puntando con precisione sul prevedibile venir meno del premio di rischio di guerra all’annuncio della tregua.

La reazione dei mercati al post di Trump è stata immediata e violenta, in linea con l’ipotesi di partenza: i listini statunitensi sono balzati di circa 3% nel pre-mercato, mentre il greggio ha perso subito il suo “war premium”, affondando a doppia cifra. Chi aveva disposto quei maxi-ordini su due asset inversamente correlati ha maturato un guadagno potenziale nell’ordine di 50 milioni di dollari in pochi minuti. In sostanza  il misterioso operatore non ha "comprato" petrolio, bensì lo ha venduto allo scoperto puntando sul suo ineludibile crollo, scommettendo parallelamente sul rialzo del mercato azionario.

Una tempistica tanto millimetrica ha fatto scattare l’allarme. Il fatto che i flussi anomali abbiano preceduto l’evento e preso la “direzione giusta” su due mercati differenti crea una combinazione di “tempo + direzione + concentrazione” che rende arduo attribuire l’esito alla semplice fortuna. Il sospetto di accesso a informazioni privilegiate è, dunque, fortissimo. Ora la parola passa alle autorità di vigilanza.

La competenza su derivati e materie prime spetta alla Commodity Futures Trading Commission (CFTC) e ai dipartimenti di Market Regulation delle sedi di negoziazione interessate, come il CME Group per i future sull’S&P 500. Questi organismi dispongono degli strumenti per analizzare i registri, ricostruire la catena degli ordini e risalire ai beneficiari effettivi.

Il vero nodo giuridico sarà dimostrare il nesso causale tra il possesso di un’informazione non pubblica e la decisione di eseguire le operazioni. In un contesto geopolitico già incandescente, in cui minacce e tregue a orologeria della Casa Bianca hanno più volte scosso azioni e commodity, il 23 marzo porta all’estremo questo schema. Il mercato si pone ora un’unica, capitale domanda investigativa: chi conosceva il contenuto del post di Trump 23 minuti prima della sua pubblicazione?