Economia
La Cgil: "Il pendolarismo in provincia di Ragusa grava come una tassa"
Il costo della mobilità casa-lavoro destinato a salire sino a 1.500 euro in un anno nel 2026
Il pendolarismo in provincia di Ragusa non è più soltanto un fenomeno sociale: si è trasformato in un’emergenza strutturale che incide su redditi, qualità della vita, sicurezza e ambiente.
A certificarlo è la relazione 2025 dell’Osservatorio Cgil Ragusa, presentata oggi, che restituisce l’immagine di un sistema di mobilità squilibrato e sempre più oneroso per migliaia di lavoratori.
Al centro, la proposta dell’assegno pendolari, indicata dal sindacato come misura prioritaria e non più rinviabile: un sostegno economico stabile, stimato in circa 90 euro al mese e parametrato alla distanza percorsa, per compensare i costi degli spostamenti e difendere il potere d’acquisto.
Un intervento che la Cgil Ragusa, per voce del segretario provinciale Giuseppe Roccuzzo, definisce senza mezzi termini una “tassa occulta” che grava sui lavoratori.
I numeri non lasciano adito a interpretazioni. Quasi la metà della forza lavoro provinciale, il 47,72% pari a circa 31.700 persone, è costretta ogni giorno a muoversi fuori dal proprio comune. Non una scelta, ma l’esito di un mercato del lavoro frammentato e di un assetto infrastrutturale inadeguato.
Il costo medio annuo della mobilità casa-lavoro, pari a 1.169 euro nel 2024, è destinato a salire fino a 1.496 euro nel 2026 (+28%), con un’incidenza fino al 8,82% su un reddito medio provinciale di circa 17.000 euro.
Una dinamica che erode il potere d’acquisto e accentua le disuguaglianze, in particolare tra i lavoratori più esposti.
Il fenomeno attraversa in profondità il tessuto produttivo: agricoltura (38%), servizi (25,8%) e industria (15,7%), cui si sommano turismo, commercio e trasporti.
Ancora più allarmante è la qualità dell’occupazione: l’87,72% dei pendolari è impiegato con contratti precari. La mobilità quotidiana diventa così un moltiplicatore di vulnerabilità, dove all’instabilità del lavoro si sommano costi economici e oneri sociali.
Ogni giorno, inoltre, i lavoratori perdono mediamente tra i 45 e i 50 minuti di tempo privato negli spostamenti casa-lavoro.
Sul fronte della sicurezza, nel 2025 si registrano 310 infortuni in itinere, pari al 15% del totale degli incidenti sul lavoro: un rischio concreto legato ai tragitti quotidiani.
Non meno rilevante è l’impatto ambientale: 123 milioni di chilometri percorsi ogni anno, 8,2 milioni di litri di carburante consumati e oltre 21.300 tonnellate di CO₂ emesse. Un modello in aperto contrasto con gli obiettivi del Green Deal europeo.
L’analisi dei flussi restituisce un territorio polarizzato: Ragusa si conferma hub principale, mentre realtà come Comiso e Vittoria segnano saldi occupazionali negativi. Solo 10 tratte su 66 concentrano quasi il 70% degli spostamenti, spesso lungo l’asse incompleto della Siracusa-Gela, simbolo di un’infrastruttura mai ultimata e oggi più che mai necessaria.
A ciò si aggiunge una distorsione delle politiche pubbliche: oltre il 56% dei tragitti principali avviene fuori dalle aree attualmente incentivate, vanificando molte delle misure sinora adottate.
Accanto all’assegno pendolari, la Cgil propone un piano su più direttrici: introduzione di forme di smart working selettivo, con una riduzione stimata dell’8% del traffico, e un deciso investimento su infrastrutture e intermodalità, a partire dal completamento della Siracusa-Gela e dal potenziamento della rete ferroviaria.
A dare respiro regionale alla riflessione è il segretario generale della Cgil Sicilia, Alfio Mannino, che sottolinea: “Lo studio effettuato dall’Osservatorio della Cgil Ragusa rappresenta un lavoro importante perché restituisce uno spaccato significativo non solo della provincia di Ragusa, ma dell’intera Sicilia. È infatti inequivocabile che quanto accade a Ragusa sia replicabile, per dinamiche e criticità, nel resto della regione. Le questioni legate alle infrastrutture, ai tempi di percorrenza e alla sostenibilità ambientale sono elementi che caratterizzano l’intero territorio siciliano e che richiedono una lettura e una risposta di carattere regionale. All’interno di questo quadro è inevitabile aprire una riflessione approfondita sul tema dell’insularità. In Sicilia esistono infatti diverse forme di insularità che si sommano e si aggravano reciprocamente. Paghiamo un doppio svantaggio: da un lato la cronica carenza di infrastrutture e di un sistema efficiente di mobilità pubblica, dall’altro la condizione stessa di isola, che amplifica disuguaglianze e ritardi. Affrontare questi nodi non è più rinviabile. Serve una visione strategica che metta al centro il diritto alla mobilità, allo sviluppo e alla coesione territoriale per tutti i cittadini siciliani”.
Parole che allargano lo sguardo oltre i confini provinciali e innalzano la questione pendolarismo a tema politico di primaria importanza. Perché, come evidenzia la Cgil, “la mobilità lavorativa non è una variabile statistica, ma una questione di giustizia sociale ed economica”.