energia
Gas, perché l'Italia ha scorte a sufficienza ma non ferma i rincari e perché l'Algeria non può salvarci
Il blocco degli impianti in Qatar fa tremare i mercati, ma le maxi-scorte e i nuovi rigassificatori ci salvano dai razionamenti. L'allarme si sposta sulle bollette e sulle industrie
Mentre il mondo osserva con inquietudine i droni su Ras Laffan, in Qatar, l’Italia può permettersi di tirare il fiato: la crisi energetica globale che, per una volta, non ci trova impreparati.
L’attacco del 2 marzo ha costretto QatarEnergy a dichiarare la forza maggiore, mettendo fuori gioco fino al 17% della propria capacità di esportazione di GNL per i prossimi 3-5 anni. Un colpo pesantissimo che ha fatto impennare le quotazioni sul TTF europeo, con rialzi giornalieri anche del 30-40%.
Eppure, come osservano gli analisti, “il 2026 non è il 2022”. L’incubo dei razionamenti è scongiurato grazie a un robusto cuscinetto di scorte in stoccaggio, come quelle di Sergnano e Minerbio, che collocano l’Italia ai vertici continentali per riempimento stagionale. A fare la differenza è soprattutto un’infrastruttura profondamente potenziata.
Oggi il Paese dispone di una capacità di rigassificazione di 28 miliardi di metri cubi l’anno, grazie anche all’entrata a regime dell’FSRU di Ravenna e ai terminali operativi di Piombino e Adriatic LNG. Queste valvole d’ingresso consentono di accogliere carichi spot dagli Stati Uniti – ormai fonte flessibile imprescindibile – compensando le mancate consegne da Doha, in parte destinate a Edison. Il vero snodo strategico, tuttavia, è a Sud, con l’Algeria.
Divenuta il principale fornitore dell’Italia con oltre un terzo dell’import totale garantito dal TransMed, Algeri sconta limiti strutturali evidenti. Contare su una sostituzione integrale del “buco” qatarino è un’illusione pericolosa: la domanda elettrica interna cresce, i giacimenti faticano a tenere il passo e la flessibilità del sistema è ridotta al minimo. C’è spazio per qualche miliardo di metri cubi aggiuntivo nel breve termine, ma la sostituibilità completa non è assicurata.
La rete di sicurezza italiana si affida dunque anche al gasdotto TAP dal Caucaso, con un incremento di capacità di 1,2 miliardi di metri cubi, e ai flussi bidirezionali dal Nord Europa via Passo Gries. Il sistema fisico nazionale, in sostanza, regge. Non gravano allarmi di carenze sulle famiglie italiane. Il rischio si sposta interamente sui costi.
La feroce competizione tra Europa e Asia per il GNL disponibile sta facendo volare i listini. Se la crisi dovesse protrarsi, la volatilità delle bollette e l’aumento dei costi logistici colpirebbero con forza l’industria energivora, con ceramica, vetro e chimica in prima linea.