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31 marzo 2026 - Aggiornato alle 22:15
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Conflitto Medio Oriente: +70% gas e +60% petrolio, Ue paga 14 miliardi in più

Bruxelles valuta interventi urgenti e misure strutturali per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e mitigare gli effetti della crisi sui mercati energetici

31 Marzo 2026, 18:41

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Dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, avviato il 28 febbraio 2026 con l’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran, i mercati globali dell’energia hanno subito un forte scossone che si riflette in modo sensibile sui prezzi del gas e del petrolio nell’Unione Europea. La valutazione arriva dal commissario europeo per l’energia Dan Jorgensen, al termine della riunione informale dei ministri dell’energia dell’Ue.

Aumenti di prezzo storici

Secondo i dati messi in evidenza dalle istituzioni comunitarie e dalla stampa internazionale, i prezzi del gas naturale nell’Unione Europea sono aumentati di oltre il 70% dall’inizio delle ostilità, spinti dal blocco del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz e dall’incertezza sui flussi globali di materie prime. Anche il prezzo del petrolio ha registrato un’impennata significativa, con incrementi nell’ordine del 60% o più, riflettendo la riduzione dei volumi energetici disponibili e la maggiore volatilità dei mercati.

Jorgensen ha sottolineato che, in termini economici, già nei primi 30 giorni di conflitto la UE ha sostenuto circa 14 miliardi di euro in più per l’import di combustibili fossili, aggravando una spesa energetica già molto pesante per i bilanci pubblici dei paesi membri.

Cause e dinamiche dei rincari

L’aumento dei prezzi è legato principalmente alle perturbazioni del commercio energetico globale. Lo Stretto di Hormuz, nodo strategico attraverso il quale transitano circa il 20% delle esportazioni mondiali di petrolio e LNG (gas naturale liquefatto), è stato in gran parte ostruito da minacce e attacchi, riducendo drasticamente il traffico navale.

Questa compressione dell’offerta ha generato tensioni sui mercati globali, con la domanda che resta elevata e l’offerta debole o incerta, determinando salite repentine nelle quotazioni sia del greggio sia dei prodotti petroliferi raffinati.

Impatti reali su consumatori e imprese

L’aumento dei prezzi dell’energia si riflette immediatamente sui costi per famiglie e imprese. In diversi paesi europei il prezzo alla pompa di carburanti come benzina e gasolio ha segnato rialzi significativi, con quote oltre i 2 euro al litro in alcune aree. L’associazione di categoria italiana CNA ha messo in guardia contro l’effetto di questi rincari sui costi di gestione delle piccole e medie imprese, stimando potenziali «stangate» da decine di miliardi di euro tra bollette energetiche e carburanti.

Risposte politiche dell’Ue

Bruxelles si è attivata su più fronti. Da un lato, l’esecutivo comunitario sta sollecitando gli Stati membri a coordinare risposte per mitigare l’impatto sui mercati, tra cui la temporanea riduzione di tasse sull’energia e il possibile uso di riserve strategiche. Dall’altro, sono in corso discussioni su misure più strutturali, come una possibile revisione delle normative sul mercato del gas e l’accelerazione delle infrastrutture rinnovabili, volte a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati.

Scenario economico generale

L’impatto sui prezzi dell’energia si innesta su un quadro economico già fragile. Organismi internazionali come il Fondo Monetario Internazionale hanno avvertito che un conflitto prolungato potrebbe mantenere alti i prezzi energetici e rallentare la crescita globale, con pressioni inflazionistiche che si riflettono anche sui prezzi al consumo nell’eurozona.