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caro energia

Gas, il conto torna a mordere: perché a marzo le bollette della fascia tutelata sono salite del 19,2%

Arera ha aggiornato il valore della materia prima per le persone considerate più fragili. Tra mercati all’ingrosso in tensione, tutele ancora fragili e misure pubbliche che provano a guadagnare tempo

03 Aprile 2026, 09:22

11:48

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C’è un momento, nelle crisi energetiche, in cui la guerra smette di essere una notizia estera e diventa una cifra in bolletta. Non accade quando i missili partono, né quando i leader rilasciano dichiarazioni. Accade più tardi, quando quel rischio entra nelle piattaforme di scambio, spinge verso l’alto le quotazioni del gas e si deposita, silenziosamente, nella spesa mensile di milioni di famiglie. È quello che sta succedendo in Italia: ARERA ha aggiornato il valore della materia prima del gas per marzo 2026 e per i clienti nel Servizio di tutela della vulnerabilità l’aumento è del 19,2% rispetto a febbraio.

Il dato, da solo, è già sufficiente a misurare la portata del problema. Ma a colpire è soprattutto il contesto: dopo la tregua di febbraio, il mercato ha ricominciato a correre sotto la pressione del conflitto in Medioriente, con l’Iran tornato al centro di una crisi che ha immediatamente riacceso i timori sulle forniture e sui prezzi internazionali dell’energia. ARERA lo scrive con prudenza istituzionale ma in modo inequivocabile: a marzo le quotazioni all’ingrosso sono aumentate “in modo deciso” rispetto al mese precedente proprio a causa delle tensioni geopolitiche.

Per capire che cosa significa concretamente, bisogna partire dal numero chiave. La componente della materia prima gas, la Cmem, che per i clienti vulnerabili viene aggiornata mensilmente sulla base della media del PSV day ahead, cioè il principale riferimento del mercato all’ingrosso italiano, è salita a 52,12 euro per megawattora. A febbraio era pari a 35,21 euro/MWh: in un solo mese, la materia prima è cresciuta di circa il 48%. La bolletta finale, però, non cresce nella stessa misura perché comprende anche trasporto, distribuzione, oneri e imposte. Il risultato finale per il cliente vulnerabile è appunto un rincaro del 19,2% sul mese precedente.

Chi paga di più: la fascia più esposta

Il rincaro riguarda i circa 2,3 milioni di clienti che sono ancora serviti nel Servizio di tutela della vulnerabilità gas. Non stiamo parlando, quindi, di una platea generica, ma di famiglie e persone che la normativa considera meritevoli di una protezione speciale. Secondo ARERA, rientrano in questa categoria i clienti domestici con più di 75 anni, quelli in condizioni economicamente svantaggiate — per esempio percettori di bonus sociale —, i soggetti con disabilità ai sensi della legge 104/92 e le utenze attivate in abitazioni d’emergenza dopo eventi calamitosi.

È questo il punto più delicato dell’intera vicenda: l’aumento colpisce non una fascia residuale, ma una delle più fragili. Persone anziane, nuclei con difficoltà economiche, famiglie già esposte a un’inflazione che sui beni essenziali pesa più che altrove. La tutela, in teoria, dovrebbe ridurre la vulnerabilità rispetto alla volatilità del mercato. In pratica, però, quando il prezzo all’ingrosso accelera, anche il sistema di protezione incorpora il rincaro, pur con regole più trasparenti e standardizzate rispetto a molte offerte del libero mercato.

Quanto pesa davvero in bolletta

Per marzo 2026, ARERA indica che la sola “spesa per la vendita di gas naturale” nel servizio vulnerabili è composta da una quota variabile di 0,592378 euro per standard metro cubo e da una quota fissa annua di 57,43 euro. È una distinzione importante, perché aiuta a leggere meglio la fattura: la parte variabile aumenta con i consumi, mentre la quota fissa si paga comunque, in proporzione al periodo fatturato. A queste voci si aggiungono poi i costi di rete, gli oneri generali di sistema e le imposte, comuni anche agli altri regimi di fornitura.

In altre parole, chi consuma di più sentirà di più il colpo. E qui emerge un elemento spesso sottovalutato: il rincaro di marzo arriva alla fine della stagione fredda, quando molte famiglie hanno appena attraversato i mesi di massimo utilizzo del riscaldamento. Non è il picco invernale classico del 2022, ma è abbastanza per ricordare che il mercato del gas europeo non è ancora uscito dalla sua fase di instabilità strutturale. La differenza, oggi, è che il motore della volatilità non è più la Russia ma un nuovo fronte geopolitico.

Perché il conflitto con l’Iran incide sul gas in Italia

La connessione può sembrare indiretta: l’Italia non dipende dall’Iran per i suoi approvvigionamenti domestici. Eppure il prezzo del gas si forma su mercati internazionali fortemente interconnessi, dove basta che aumenti il rischio di interruzioni, strozzature logistiche o competizione globale per il GNL perché le quotazioni europee reagiscano in fretta. È ciò che è accaduto nelle ultime settimane, con una nuova impennata dei future europei e un ritorno della paura legata alla sicurezza delle rotte energetiche mediorientali.

I mercati, in fondo, non aspettano che il danno si verifichi: prezzano il rischio prima. Se cresce la probabilità di difficoltà nei flussi di gas liquefatto o di tensioni nell’area del Golfo, sale il costo dell’approvvigionamento alternativo, aumenta la concorrenza per le molecole disponibili e l’Europa, pur più diversificata rispetto ai primi mesi della guerra in Ucraina, continua a pagarne il prezzo. È una vulnerabilità diversa da quella del 2022, meno dipendente da un solo fornitore ma ancora esposta agli shock globali.

Il paradosso della tutela: più protezione, ma non immunità

Nel dibattito pubblico si tende spesso a confondere tutela con prezzo bloccato. Non è così. Nel gas, il Servizio di tutela della vulnerabilità non congela la tariffa: applica condizioni economiche e contrattuali definite dall’Autorità, con una metodologia chiara e aggiornata ogni mese sulla base dei prezzi all’ingrosso italiani. Questo rende il sistema leggibile e meno opaco, ma non lo mette al riparo dai rincari. Se il PSV sale, la Cmem sale; e se la Cmem sale, la bolletta cresce.

È un punto che dovrebbe interessare anche chi è nel mercato libero. Perché il rincaro dei vulnerabili non è un’anomalia circoscritta: è un segnale. Dice che il mercato all’ingrosso ha cambiato direzione. E quando succede, l’effetto tende a propagarsi, con tempi e intensità diverse, anche alle offerte indicizzate e, nel tempo, a molte offerte fisse che vanno in rinnovo. Non è automatico che tutti paghino di più subito, ma il messaggio del mercato è lo stesso per tutti.

Che cosa sta facendo il governo

Sul fronte pubblico, il governo guidato da Giorgia Meloni si muove lungo due binari. Il primo è quello già formalizzato nel decreto-legge n. 21 del 20 febbraio 2026, entrato in vigore il 21 febbraio, che contiene misure urgenti per ridurre il costo di energia elettrica e gas per famiglie e imprese. Il secondo è la gestione dell’emergenza carburanti, con un taglio temporaneo delle imposte disposto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze il 18 marzo 2026, in vigore dal 19 marzo.

Sul capitolo bollette, uno degli interventi già operativi riguarda il contributo straordinario sulla luce: nelle bollette elettriche dei titolari di bonus sociale è previsto un sostegno automatico di 115 euro, collegato proprio al decreto-legge 21/26. È una misura che non riduce direttamente l’aumento del gas di marzo, ma che indica la direzione scelta dall’esecutivo: alleggerire il peso complessivo delle utenze, almeno per le famiglie più fragili.

Resta poi il nodo dei carburanti. Il taglio delle imposte deciso a marzo ha comportato una riduzione di 25 centesimi al litro su benzina e diesel e di 12 centesimi sul GPL; secondo le informazioni disponibili a fine marzo, la misura vale fino al 7 aprile 2026 ed è allo studio una proroga o un intervento sostitutivo. Anche qui il legame con il gas domestico è indiretto, ma economicamente molto concreto: se una famiglia paga di più per muoversi e, nello stesso tempo, vede crescere il costo dell’energia in casa, la compressione del reddito disponibile diventa doppia.

Le contromisure di ARERA e i loro limiti

Anche ARERA ha provato a costruire un argine. Il 6 marzo 2026 l’Autorità ha annunciato la riduzione del 15% della componente tariffaria CRVI della voce trasporto gas per il periodo 1° ottobre 2026 - 30 settembre 2027, con l’obiettivo dichiarato di mitigare l’impatto della volatilità sui clienti domestici e non domestici nel prossimo inverno. È un segnale importante, perché mostra che il regolatore non sta aspettando passivamente gli eventi. Ma è anche una misura che agirà più avanti e solo su una parte della bolletta: non basta, da sola, a neutralizzare shock improvvisi della materia prima come quello registrato a marzo.

C’è poi il capitolo dei bonus sociali. Da gennaio 2026, la soglia ISEE per ottenere automaticamente le agevolazioni su acqua, luce, gas e rifiuti è stata aggiornata da 9.530 a 9.796 euro, mentre resta ferma a 20.000 euro per i nuclei con almeno 4 figli a carico. È un ritocco utile, ma modesto rispetto alla velocità con cui i prezzi dell’energia possono spostarsi in pochi giorni. Per il solo bonus elettrico ordinario, i valori annui 2026 variano da 146 euro per i nuclei da 1-2 componenti a 204,40 euro per quelli oltre i 4 componenti; il bonus gas, invece, cambia in base a composizione familiare, uso del gas e zona climatica.