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5 aprile 2026 - Aggiornato alle 16:22
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il report

Case fredde, bollette alte, valore a rischio: la mappa dell’emergenza energetica degli immobili in Sicilia

C’è un dato che pesa come un macigno sulle case dell’Isola: mentre l’Europa accelera sulla riqualificazione, in molte province siciliane oltre un immobile su tre resta inchiodato alla Classe G

05 Aprile 2026, 09:12

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Case fredde, bollette alte, valore a rischio: la mappa dell’emergenza energetica degli immobili in Sicilia

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Nell’isola del sole, del caldo che si allunga fino all’autunno e delle estati sempre più torride, una fetta enorme del patrimonio edilizio continua a comportarsi come se l’energia fosse infinita e a buon mercato. Case che d’inverno disperdono calore, d’estate trattengono afa, e per tutto l’anno chiedono conto in bolletta. La fotografia più nitida arriva da un’elaborazione Resolglass su base SIAPE/ENEA: in Italia il 30% degli immobili ricade ancora nella peggiore fascia, la Classe G. Ma in Sicilia il quadro si fa più severo: in molte province si supera il 36%, con Ragusa al 36,88% e Siracusa al 36,67%.

Una casa collocata nelle classi energetiche più basse è spesso una casa che costa di più da abitare, vale di meno sul mercato e richiede prima o poi interventi non più rinviabili. Per questo la classe energetica non è più un dettaglio tecnico: è diventata una misura concreta della qualità dell’abitare e, sempre di più, della tenuta economica di un bene familiare. Lo confermano sia la letteratura tecnica sia gli studi richiamati nei Quaderni dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare, secondo cui la prestazione energetica entra ormai nella formazione del prezzo degli immobili.

La Sicilia vista provincia per provincia: un’isola che arranca

Il dato siciliano colpisce perché non riguarda una sola area marginale o un’anomalia isolata: attraversa quasi tutta la regione. Secondo l’analisi pubblicata Ragusa guida la classifica regionale degli immobili in Classe G con il 36,88%, seguita a strettissimo giro da Siracusa con il 36,67%. Subito dietro si collocano Catania con il 36,38%, Caltanissetta con il 36,65%, Enna e Agrigento entrambe al 36,30%, Trapani al 36,27%, Palermo al 36,02% e Messina al 35,62%.

A Ragusa, per esempio, la quota di immobili in Classe A si ferma al 7,76%; a Siracusa al 7,89%. Nelle grandi aree urbane va appena meglio: Catania è all’8,59%, Palermo resta sotto il 10% e Messina tocca il 9%

Ancora più eloquente è la somma delle classi E, F e G, cioè la fascia medio-bassa e bassa del rendimento energetico. In Sicilia, osserva l’elaborazione, queste tre classi rappresentano in molte province circa il 60-65% del patrimonio considerato. Significa che in larghissima parte dell’Isola due abitazioni su tre restano lontane da standard efficienti, moderne per impianti e involucro, adatte a fronteggiare sia il freddo sia il caldo estremo.

Perché la classe energetica conta più di ieri

Per anni l’APE, l’Attestato di Prestazione Energetica, è stato percepito da molti proprietari come una formalità necessaria per vendere o affittare. Oggi non è più così. Il sistema SIAPE, realizzato e gestito da ENEA, raccoglie e centralizza in una banca dati nazionale gli APE provenienti dai catasti regionali e provinciali. Lo scopo non è soltanto amministrativo: il sistema serve a restituire, sia pure in forma ancora parziale, lo stato dell’arte dell’efficienza energetica del patrimonio edilizio italiano e a orientare politiche di riqualificazione più mirate.

Nel caso siciliano il dato è reso ancora più significativo dal fatto che la Regione dispone di una propria piattaforma dedicata, APE-Sicilia, integrata con il SIAPE nazionale e con altre banche dati regionali. Il portale, come ricorda ENEA, gestisce il catasto degli APE, il registro dei certificatori e l’anagrafe degli edifici, fornendo un’infrastruttura stabile per leggere i cambiamenti del mercato e del costruito.