gli effetti della guerra
Petrolio sulle montagne russe: il rebus Iran-USA tiene i mercati col fiato sospeso
Il greggio vive una giornata di forte instabilità. Il WTI, dopo un calo iniziale del 2%, ha sfiorato i 111 dollari, mentre il Brent si è stabilizzato intorno ai 108 dollari
Giornata di altissima tensione sui mercati delle materie prime. Il prezzo del petrolio continua a muoversi in un territorio di forte volatilità, agendo da termometro in tempo reale delle indiscrezioni diplomatiche e militari provenienti dal Medio Oriente. Al centro dell’attenzione degli investitori ci sono le voci, contrastanti e frenetiche, su un possibile stallo nelle trattative per un cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti.
Volatilità estrema: i numeri della giornata
Dopo una mattinata difficile, in cui le quotazioni avevano mostrato segni di cedimento, il mercato ha reagito nervosamente alle ultime notizie: WTI (West Texas Intermediate): il greggio di riferimento americano, che nelle prime ore di contrattazione aveva ceduto il 2%, ha invertito bruscamente la rotta. Per alcuni minuti il prezzo è balzato dello 0,3%, toccando quota 111 dollari al barile, per poi assestarsi leggermente al di sotto di tale soglia critica. Brent: il benchmark globale ha seguito una dinamica simile, limando quasi del tutto le perdite iniziali. Al momento il Brent passa di mano a 108,80 dollari, con un calo frazionale dello 0,2%.
Il fattore geopolitico: tra diplomazia e minacce
Il nervosismo dei trader è alimentato dall'incertezza sul futuro del conflitto. Se da un lato alcuni analisti sperano ancora in un accordo entro la fine di aprile (le probabilità attuali stimate dai modelli predittivi oscillano intorno al 22,5%), dall'altro le notizie di cronaca rendono il quadro cupo.
Nelle ultime ore, la conferma del salvataggio di un secondo pilota statunitense abbattuto nei cieli iraniani e i toni duri usati dall'amministrazione Trump — che ha minacciato di «far saltare tutto» e «prendere il petrolio» in assenza di un accordo rapido — hanno riacceso i timori di una interruzione prolungata delle forniture.
Scenari e previsioni
Gli esperti avvertono: se il cessate il fuoco dovesse fallire definitivamente e la tensione nello Stretto di Hormuz dovesse aumentare, i prezzi potrebbero puntare rapidamente verso la fascia 130-140 dollari. Al contrario, un’apertura diplomatica concreta potrebbe riportare il greggio sotto la soglia dei 100 dollari in tempi brevi. «Il mercato non sta scambiando sui fondamentali di domanda e offerta, ma puramente sul rischio geopolitico», commentano gli analisti di settore. «Ogni ora che passa senza una tregua ufficiale aggiunge un premio al rischio che pesa come un macigno sulle economie globali.»