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10 aprile 2026 - Aggiornato alle 09:43
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L’Europa vola sul filo del carburante: il cherosene il punto debole dei cieli e il ruolo internazionale della Bioraffineria di Gela

Prezzi impazziti, scorte opache, aeroporti sotto pressione e transizione verde ancora costosa: dietro l’allarme jet fuel c’è una fragilità strutturale

10 Aprile 2026, 07:37

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L’Europa vola sul filo del carburante: il cherosene il punto debole dei cieli e il ruolo internazionale della Bioraffineria di Gela

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Una petroliera, lunga 250 metri, che solca le acque infuocate del Golfo Persico. Parte dal Kuwait il 26 febbraio, stringe i tempi per attraversare lo Stretto di Hormuz appena prima che tutto si blocchi, e sbuca trionfante a Rotterdam il 9 aprile. Dopo di lei, silenzio: dal Golfo non arriva più una goccia di jet fuel per l'Europa. È questa l'immagine della vulnerabilità che il trasporto aereo europeo.

La mancanza di cherosene è una bomba a orologeria. Nel breve periodo i voli partiranno ancora, ma a che prezzo? Con quali certezze per le compagnie, gli aeroporti, i milioni di passeggeri in attesa di valigie e destinazioni?

L'Italia tasta il polso della crisi

Carlo Borgomeo, presidente di Assaeroporti, invita alla calma. «Fino a fine maggio siamo coperti», dice, ma poi aggiunge il particolare che ghiaccia il sangue: nessuno sa esattamente quante scorte abbiamo, né qui né nel resto d'Europa.

Gli aeroporti iniziano a dare i primi segnali. Venezia, Treviso e Bologna compaiono avvisi severi: priorità assoluta a voli sanitari, di Stato o tratte oltre tre ore. Per tutti gli altri, massimo 2.000 litri. Brindisi ha chiuso i rubinetti per qualche ora, Reggio Calabria fissa un tetto rigido a 3.000 litri aereo. Non è ancora il collasso, ma è il termometro di un sistema che si sta mettendo in difesa.

La Commissione europea confessa a mezza voce di non avere un quadro completo delle scorte nei vari Paesi. Il Regno Unito regge tre mesi, la Francia otto. Numeri rassicuranti sulla carta, ma la logistica è un rebus complicato, e la domanda di voli non accenna a calare.

Il tallone d'Achille del Golfo Persico

La verità è che l'Europa ha scavato la propria fossa da sola. Oltre il 40% del nostro jet fuel veniva dal Golfo, con il 42% delle importazioni marittime che passava per lo Stretto di Hormuz. Quel passaggio stretto, conteso, è l'arteria che ora sanguina. Per anni abbiamo danzato sul filo dell'equilibrio: produzione interna, import dal Golfo, prezzi stabili. Poi è arrivato il blocco, e tutto ha iniziato a tremare.

Il carburante pesa per il 25,7% dei costi delle compagnie, con 106 miliardi di galloni stimati per il 2026. Quando i prezzi del cherosene schizzano a 1.900 dollari la tonnellata – più del doppio di febbraio – le compagnie tremano. Ryanair valuta di tagliare tra il 5 e il 10% dei voli tra maggio e luglio. Lufthansa parla di mettere a terra 20-40 aerei. Sas ha già cancellato 1.000 voli quest'aprile.

Per i passeggeri la traduzione è semplice: biglietti più cari, meno scelta, voli cancellati sulle rotte meno redditizie. L'estate, quella stagione di spiagge e città d'arte, potrebbe trasformarsi in un rebus di prenotazioni e code infinite.

La spada di Damocle verde e il miraggio Saf

E come se non bastasse, c'è la transizione ecologica. Dal 2025 l'Europa impone il 2% di Sustainable Aviation Fuel (Saf), carburanti "verdi" destinati a salire al 70% entro il 2050. A Gela, in provincia di Caltanissetta, un impianto sforna 400.000 tonnellate l'anno. Peccato che l'SAF copra solo lo 0,6% del fabbisogno europeo.

Cosa aspettarsi da qui all'Estate

Gli Stati Uniti mandano una mano con 400.000 tonnellate a marzo, le raffinerie interne provano a riconvertirsi. Ma i numeri non tornano: 1,4 milioni di tonnellate al mese dal Golfo non li rimpiazzi con un colpo di bacchetta. Il vero banco di prova sarà maggio, soglia dell'estate alta stagione.

Se lo Stretto di Hormuz riaprirà, l'impatto resterà circoscritto: tariffe più alte, qualche sacrificio, niente di apocalittico. Ma se il blocco si trascinerà, preparatevi a un razionamento soft. Stessi aeroporti, ma meno voli "deboli", hub privilegiati, prezzi alle stelle. L'Europa, gigante del cielo, scoprirà di non avere una vera governance sulle sue scorte strategiche.