Il caso
La capitale delle "tasse fantasma": Palermo non incassa più
Tari, multe e Imu mai pagate: nove crediti su dieci in città sono classificati come "problematici". E il Governo prepara l'intervento forzato
Una voragine profonda: scrutandone il fondo affiora l’immagine di un’Italia divisa, con il Mezzogiorno che precipita in un buco nero fatto di tributi e sanzioni mai incassati.
Al centro di questa tempesta contabile c’è Palermo, maglia nera di una crisi sistemica che minaccia di paralizzare le finanze degli enti locali.
Tra Imu, Tari, multe stradali e altre voci di bilancio, i Comuni italiani registrano residui attivi accertati ma non riscossi per 33,7 miliardi di euro: somme dovute dai cittadini alle amministrazioni che, però, non sono mai confluite nelle casse pubbliche.
Se il fenomeno è nazionale, la mappa del dissesto indica chiaramente il Sud. Un’elaborazione del Centro studi enti locali sui rendiconti 2022-2024 evidenzia come la criticità si concentri nel Mezzogiorno, dove 866 Comuni su 2.489 (il 35% del totale) ricadono in una fascia di forte inadempienza. Il confronto con il Nord è impietoso: qui i municipi in difficoltà sono appena 104 su 4.386 (il 2%).
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In questo quadro, la Sicilia e in particolare Palermo rappresentano l’epicentro della crisi di liquidità. Nel capoluogo, la quota di posizioni critiche tocca livelli allarmanti: oltre il 90% dello stock complessivo dei crediti non riscossi rientra nelle partite più problematiche e di difficile esigibilità.
Tradotto: la stragrande maggioranza delle spettanze per imposte locali non pagate o sanzioni al codice della strada rischia di trasformarsi in carta straccia.
Una paralisi amministrativa cronica, in linea con quanto accade in altri grandi centri del Sud come Napoli — dove gran parte dei 3,5 miliardi di crediti è considerata a rischio — e Reggio Calabria.
Le ricadute sui bilanci pubblici sono pesantissime. In soli 1.100 enti, perlopiù nel Mezzogiorno, si concentra oltre il 62% di tutte le somme accertate ma non incassate a livello nazionale, per un ammontare superiore a 21 miliardi di euro. In altri termini, poco più di un Comune su sette cumula quasi i due terzi dei crediti da recuperare in Italia.
Il Governo è però pronto a intervenire con una “terapia d’urto” che potrebbe interessare direttamente la Sicilia. Nelle bozze del decreto attuativo della riforma della riscossione locale, il Ministero dell’Economia ha fissato una soglia minima di recupero del 17,5%. Qualora Comuni come Palermo non raggiungessero tale livello, scatterebbe il “commissariamento”: la gestione delle partite verrebbe sottratta all’ente e affidata ad Amco (Asset Management Company), la società pubblica specializzata nel trattamento dei crediti deteriorati.
Per Palermo si profila dunque un bivio cruciale: rimettere in moto una macchina della riscossione oggi quasi ferma o cedere il passo allo Stato nel tentativo di recuperare risorse indispensabili per garantire i servizi ai cittadini.