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L'enigma "Cyber Tyre": perché l'Italia ha usato l'"artiglieria" del Golden Power su Pirelli
I segreti tecnologici, i timori della Casa Bianca e l'obbligo di diluizione del colosso statale cinese: tutti i retroscena del decreto che riscrive gli equilibri azionari della multinazionale
L’asse geopolitico e commerciale tra Roma, Washington e Pechino passa anche dalla tecnologia dei pneumatici. In particolare dai “Cyber Tyre”, le gomme intelligenti di Pirelli finite sotto la lente delle autorità statunitensi.
Per mettere al riparo questa innovazione dal possibile raggio d’azione di Pechino, il Consiglio dei ministri ha esercitato il Golden Power con un provvedimento approvato il 9 aprile, innalzando una barriera a tutela dello storico marchio milanese, rafforzandone l’autonomia e imponendo condizioni rigorose per evitare il veto degli Usa.
Il decreto non lascia margini di ambiguità: le restrizioni sulla holding cinese Cnrc-Sinochem resteranno efficaci finché la sua partecipazione non scenderà sotto la soglia del 10%, più precisamente al 9,99%, livello che qualifica un azionista come meramente “passivo”. Oggi il veicolo Marco Polo, tramite cui opera Pechino, possiede il 34,1% del capitale.
Le nuove condizioni configurano di fatto un invito al disimpegno a favore di Camfin, la società che fa capo a Marco Tronchetti Provera, titolare del 26,18% e pronta a salire fino al 29,9%.
L’aggiornamento del Golden Power, che rivede il primo decreto del giugno 2023 varato dopo il mancato rinnovo del patto parasociale tra Camfin, Mtp e Sinochem, riduce a zero il peso politico e decisionale cinese all’interno del gruppo.
I paletti sulla governance sono stringenti: in vista del rinnovo del Consiglio di amministrazione, composto da 15 membri, la parte cinese potrà presentare una lista di non più di tre consiglieri. A questi, inoltre, sarà precluso l’accesso alle cariche di vertice: niente presidenza, vicepresidenza o incarico di amministratore delegato, né la guida dei comitati.
Obiettivo dichiarato dello scudo è assicurare a Pirelli piena indipendenza industriale e, al contempo, tranquillizzare Washington. Agli Stati Uniti non piaceva l’ipotesi che un socio ingombrante potesse accedere ai segreti dei “Cyber Tyre”, mettendo a rischio il lucroso mercato americano.
Di conseguenza, a Cnrc-Sinochem è vietato esercitare attività di direzione e coordinamento. Pirelli, per parte sua, dovrà gestire in autonomia i rapporti con clienti e fornitori e predisporre senza ingerenze piani strategici, industriali e finanziari, oltre ai relativi budget.
La protezione si estende in modo stringente anche alla sicurezza dei dati: il management italiano dovrà respingere qualsiasi richiesta di condivisione di informazioni sensibili, in particolare quelle relative alla Ricerca e Sviluppo, anche quando non riguardino direttamente il “Cyber Tyre”.
Pirelli dovrà inoltre rigettare ogni iniziativa gestionale proveniente da soggetti riconducibili alla State-owned Assets Supervision and Administration Commission (Sasac) del governo di Pechino, così come qualunque richiesta che ecceda le ordinarie prerogative dei soci.
Il governo ha chiuso anche le possibili “scappatoie” sul fronte azionario: le eventuali cessioni di quote da parte dei cinesi, finalizzate a una progressiva diluizione, non potranno mai avvenire a favore di società collegate, controllanti o della stessa Sasac.
Ora l’attenzione degli analisti è rivolta a Pechino, in attesa di capire quale sarà la reazione dell’azionista cinese a una drastica limitazione dei poteri decisionali dentro Pirelli.