l'appello
Carburanti e gas tra carenze e raffinerie: Descalzi (Eni) mette in guardia l’Europa
Carenza di jet fuel e capacità di raffinazione in Europa; stop al bando sul Gnl russo e revisione dell'ETS
Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, ha lanciato un forte allarme sulle carenze strutturali di carburanti e gas in Europa, ammonendo che il nodo non sono solo i prezzi, ma i volumi e la capacità di raffinazione. Parlando alla Scuola di formazione politica della Lega a Roma, ha chiesto la sospensione del bando sui 20 miliardi di metri cubi di GNL dalla Russia e un ripensamento dell’Ets, accusando Bruxelles di «continuare a darci martellate in testa» mentre l’Europa importa il 95% della materia prima.
L’allarme sul jet fuel e le raffinerie chiuse
Secondo Claudio Descalzi, la vera crisi dei carburanti in Europa non è sui prezzi, ma sui volumi disponibili. L’Europa consuma circa 60 milioni di tonnellate di jet fuel, di cui il 35% viene importato, perché negli ultimi vent’anni sono state chiuse 36 raffinerie.
«Quello che ideologicamente è successo ci porta a dire che non abbiamo più capacità di raffinazione in Europa», ha spiegato l’ad di Eni. «Siamo arrivati in una situazione in cui, se non hai la capacità di produrre ciò che ti serve, o riduci la domanda oppure rischi».
Descalzi ha sottolineato che oggi l’Italia importa il 95% della materia prima per il settore energetico, dopo stress test, pandemia e crisi causate dalle guerre in Ucraina e in Iran. «Tutte le incongruenze le stiamo pagando», ha avvertito.
Gas e GNL: 20 miliardi di metri cubi dalla Russia
Sul gas, Descalzi ha ribadito che il problema non è solo il prezzo, ma la sostituzione delle quote che fino a poco tempo fa provenivano dalla Russia. «Dal Qatar ci mancano 6,5 miliardi di metri cubi di gas, ma tra Congo, Nigeria, Angola e America li rimpiazziamo», ha spiegato.
«Ma chi va a produrre questi 20 miliardi di metri cubi di gas dalla Russia?», si è chiesto il manager. Per questo ha chiesto di sospendere il bando previsto dal 1° gennaio 2027 sui 20 miliardi di GNL provenienti dalla Russia, seguendo la linea suggerita anche dal governo italiano.
Descalzi ha inoltre chiesto di rivedere l’ETS, la tassa sulle emissioni per l’industria pesante: «Non dico che deve essere cancellata, ma sospesa o redistribuita, per non penalizzare ulteriormente un settore già schiacciato dai costi energetici».
In un passaggio diretto, ha ammonito l’Europa: «Vogliamo dire a Bruxelles: tergiversiamo sui 20 miliardi di metri cubi dalla Russia, sospendiamo l’Ets? Sospendiamo un attimo di darci martellate in testa? Riprendiamo dopo, quando abbiamo l’elmetto! Per ora non continuiamo a farci buchi in testa. Ma l’Europa dice: “tanto la testa è vostra”».
Jet fuel, gasolio e greggio: il problema sono i volumi
Per i carburanti, Descalzi ha chiarito che l’Italia dispone di riserve strategiche, ma la domanda è per quanto tempo saranno sufficienti. «Per alcuni prodotti non ci saranno problemi», ha precisato, indicando che il gas è il meno impattato e che benzine e greggio non sono oggi il cuore dell’emergenza.
Il nodo vero è il gasolio e soprattutto il jet fuel, la parte più critica della catena. «Il gasolio c’è, ma bisogna riuscire a competere con altre aree che ne hanno bisogno», ha spiegato.
«L’Europa deve importare circa il 35% del jet fuel perché non ha più raffinerie per produrlo», ha aggiunto Descalzi. Il punto è sapere “dove si trova e a che prezzo si trova”, in un contesto in cui l’Asia sta assorbendo grandi volumi di greggio e prodotti raffinati.
In Asia, ha sottolineato, gli scambi fisici sul greggio avvengono a circa 150 dollari al barile, grazie a filiere e raffinazioni molto più efficienti di quelle europee. «Il problema è riuscire nelle prossime settimane, con lo Stretto di Hormuz ancora bloccato, a vincere la lotta con l’Asia che sta chiedendo molto greggio e molti prodotti», ha concluso.
Un appello a “più miti consigli” e al buonsenso
Descalzi ha chiuso il suo intervento con un appello a buonsenso e ragionevolezza, opponendosi al radicalismo dogmatico sulle politiche energetiche.
«Abbiamo una società che vive con questo gas, bisogna rendersi conto di queste cose», ha detto. «Non si può essere radicali e dogmatici su tutto. C’è una situazione straordinaria, lavoriamo per affrontare questa situazione straordinaria».
Il manager ha espresso la speranza che la crisi mondiale porti a più miti consigli tra Europa e Asia, e al recupero dei volumi e del libero passaggio nello Stretto di Hormuz, nodo centrale per gli scambi di greggio e derivati.