Turismo
Sull’Etna si è concluso un inverno da incorniciare: stagione sciistica eccezionale, ora la magia di primavera
Sulle piste si è registrato un +3% di appassionati. In vista della nuova stagione lusso, ospitalità e buon cibo per attrarre e coccolare i visitatori stranieri fra trekking e relax
«Eccezzziunale...veramente». Il tormentone del comico Diego Abatantuono, tratto dal suo omonimo film del 1982, calza a pennello per raccontare la stagione sciistica che si è appena conclusa sull’Etna. La neve caduta copiosa, il sole, il mare all’orizzonte, i giorni delle spettacolari eruzioni. Partita relativamente tardi, il 31 gennaio, grazie alle nevicate che hanno imbiancato soprattutto le quote oltre i 1.700 metri, la stagione ha potuto contare su un innevamento abbondante e duraturo, con accumuli anche superiori ai due metri e condizioni ideali per gli sport invernali. «Abbiamo registrato un + 3% di incremento delle presenze di appassionati di sport invernali - spiega a La Sicilia il patron di Funivie dell’Etna Francesco Russo Morosoli - probabilmente dovuto all’inconsueto prolungarsi del tempo in cui gli impianti sono stati in funzione. Le belle giornate delle ultime settimane hanno fornito un contribuito determinante, così i flussi si sono distribuiti su un arco temporale più ampio, incoraggiando gli sciatori per le condizioni meteo favorevoli e per le modalità più agevoli di traffico stradale e di parcheggio. È stata una stagione decisamente anomala, sotto tutti i punti di vista. Non solo ci ha dato la possibilità di sciare fino a metà aprile, passaggio che ci ha fatto enormemente piacere, ma ci ha anche messo di fronte a grandi sfide dettate dall’eccezionale innevamento verificatosi repentinamente. Più volte, nel corso della stagione, gli impianti di risalita sono stati quasi completamente sommersi dalla neve. Anche il forte vento ha fatto la sua parte. Laddove le nevicate registravano tra i 20 e i 30 centimetri, il vento produceva notevoli accumuli di neve, vanificando gli sforzi profusi dagli uomini della società per sgomberare gli ski-lift e la seggiovia. In diverse circostanze abbiamo fatto “riemergere” gli impianti, ma il giorno dopo li trovavamo di nuovo coperti fino alle testate dei piloni».
Un finale di stagione che ha entusiasmato appassionati e operatori turistici, premiando un inverno che, pur tra le consuete difficoltà legate alla viabilità e alle condizioni meteo, ha riportato sull’Etna sciatori siciliani e visitatori, ma pochi quelli provenienti dall’estero. «A parte qualche maltese - aggiunge Morosoli - non abbiamo un turismo straniero. Gli sciatori sono in larga parte siciliani, qualcuno viene dalla Calabria, pochissimi dalle regioni limitrofe. Il turismo straniero è più affascinato dalle escursioni al cratere che forniamo regolarmente sul versante di Etna Sud, con l’ausilio della Funivia e dei bus fuoristrada».
Ma il richiamo dell’Etna va ben oltre lo sci. Inserito tra i patrimoni dell’umanità Unesco, il vulcano rappresenta una delle mete naturalistiche più affascinanti del pianeta, grazie alla sua continua attività e alla varietà dei paesaggi. Dalle distese laviche nere ai boschi rigogliosi, fino alle cime innevate in inverno, il territorio offre scenari in costante trasformazione che attirano visitatori, escursionisti e studiosi. E turisti che cercano lusso e benessere. Come nel caso di Shalai, dimora storica di Linguaglossa, dove eleganza, nobiltà siciliana e modernità si incrociano in un mix perfetto. «Abbiamo sempre puntato alla qualità - racconta il titolare Luciano Pennisi - e abbiamo un concetto del lusso che va oltre lo stereotipo. Un lusso che non sta nella sfarzosità, ma nel gesto autentico, nell’attenzione verso l’ospite fatta con il cuore e con molta cura, come se fosse uno di famiglia. Vent’anni fa, quando abbiamo iniziato con la mentalità dell’accoglienza, nessuno scommetteva su di noi. Quando abbiamo scritto sul muro dell’albergo “Benvenuti a casa” ci prendevano per pazzi».

Un’ospitalità che non può prescindere dalla destagionalizzazione. «Possiamo passare folli - continua Pennisi - ma abbiamo deciso di stare aperti 365 giorni l’anno. Perché siamo convinti che la destagionalizzazione sia uno dei punti fondamentali per far affermare la Sicilia a livello turistico in tutto il mondo. La storia ce lo insegna. I grandi alberghi di Taormina, quando iniziarono a fare turismo, a luglio e agosto erano chiusi. E in inverno erano aperti, perché tutta la popolazione del Nord Europa veniva a svernare in Sicilia. Abbiamo un clima meraviglioso, storia, cultura, arte. L’Etna ha un fascino incredibile tra escursionismo, bicicletta, sci, visite ai crateri, passeggiate naturalistiche, enogastronomia. Il vino dell’Etna è diventato un attrattore e crea un indotto importante. Così come il cibo. Noi abbiamo sempre puntato sulla qualità della materia prima, su una trasformazione consapevole fatta con coscienza e conoscenza. Nasciamo come macellai, con la nostra macelleria “Dai Pennisi”: è la base di tutto proprio dal punto di vista viscerale».

E adesso, mentre le piste si svuotano, il vulcano continua a vivere, pronto a richiamare nuovi visitatori tra eruzioni, trekking e paesaggi che non smettono mai di sorprendere.