Terme di Sciacca, il giorno decisivo per decidere il futuro: c'è un investitore per il rilancio?
A Palermo la seduta pubblica per verificare le proposte pervenute
Oggi è una giornata che potrebbe segnare un passaggio cruciale per il futuro delle Terme di Sciacca. A mezzogiorno scade infatti il termine per la presentazione delle manifestazioni di interesse relative al partenariato pubblico-privato per progettazione, lavori e gestione del complesso termale. Una verifica attesa da mesi, dopo una lunga sequenza di annunci e rinvii che ha lasciato la città sospesa. Il percorso di rilancio era stato presentato dalla Regione con grande enfasi alla Bit di Milano nel febbraio 2025, come il momento della svolta. Ma il primo avviso esplorativo, pubblicato nell’estate dello stesso anno, si è concluso senza alcuna proposta. Il secondo avviso, rimodulato e reso più “appetibile” per eventuali investitori, con scadenza fine febbraio 2026, è stato rinviato al 13 aprile per adeguare la procedura alla nuova cornice normativa europea sul project financing.
In città questo nuovo rinvio, comunque inevitabile, ha alimentato dubbi sulla reale capacità di attrarre investitori, seppure c'è sempre stata una fiduciosa attesa. L’avviso per il rilancio delle Terme ha recepito anche alcune innovazioni normative e indicazioni emerse dal confronto con gli operatori del settore. È stata estesa fino a 99 anni la durata della concessione del complesso immobiliare, per garantire tempi di ammortamento adeguati. È stata inoltre eliminata la soglia minima del 51 per cento di co-investimento privato, pur mantenendo l’obbligo di una significativa partecipazione di risorse proprie. La concessione mineraria è fissata a 30 anni, rinnovabili. Previsto un requisito minimo di fatturato medio annuo di 5 milioni di euro negli ultimi tre esercizi e ridotto il canone di concessione mineraria allo 0,5% del fatturato annuo. Prevista, ancora, la possibilità di cumulare le risorse Fsc con altre risorse pubbliche aggiuntive, anche in fase di gestione.
In questo quadro, la scadenza di oggi assume un valore simbolico e operativo: è il primo banco di prova per capire se esistono soggetti interessati a un progetto che la città attende da oltre un decennio. Alla seduta pubblica convocata a Palermo parteciperà anche una delegazione del Comitato Civico Patrimonio Termale. Ma il vero nodo resta politico e amministrativo: senza un bando definitivo e senza tempi certi, il rischio è che anche questa fase si trasformi nell’ennesimo passaggio interlocutorio. Da voci di corridoio è emerso che ci sarebbero società interessate, ma niente di ufficiale è uscito fuori dagli ambienti del governo regionale, rimasto abbottonato rispetto al desiderio delle autorità istituzionali cittadini e della comunità di sapere se si può guardare con fiducia e ottimismo al futuro dopo 11 anni di chiusura.