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13 aprile 2026 - Aggiornato alle 11:06
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il caso

Pagati per studiare al Sud: come funziona la mossa da mille euro contro la fuga dei cervelli

La Calabria lancia il "reddito di merito" sganciato dall'ISEE per trattenere gli universitari sul territorio, ma la vera sfida sarà il mercato del lavoro post-laurea

13 Aprile 2026, 10:39

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Pagati per studiare al Sud: come funziona la mossa da mille euro contro la fuga dei cervelli

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La Calabria mette in campo una mossa senza precedenti per arginare la fuga dei cervelli e contrastare lo spopolamento: un “reddito di merito” da 1.000 euro al mese per gli studenti universitari. Annunciata il 9 aprile 2026 dal presidente della Regione, Roberto Occhiuto, l’iniziativa mira a trattenere i giovani in una terra segnata da un primato allarmante.

Nel 2024 il 48,8% della popolazione è a rischio povertà o esclusione sociale, il dato peggiore in Europa dopo la Guyana francese. Il provvedimento si distingue per un’impostazione del tutto inedita nel panorama del welfare.

Diversamente dalle tradizionali borse di studio legate all’ISEE, già finanziate dalla Regione per gli studenti meno abbienti, questo nuovo strumento premia esclusivamente il merito accademico e la residenza. È destinato tanto alle matricole quanto a chi è iscritto agli anni successivi. Per ottenere il contributo mensile, spendibile senza vincoli, gli iscritti agli atenei calabresi dovranno mantenere una media elevata ed essere in corso.

I criteri puntuali saranno fissati in un Protocollo d’intesa con i rettori, il cui varo è atteso per il 15 aprile 2026.

Le risorse non mancano: il Documento di economia e finanza regionale 2026-2028 prevede per l’istruzione un impegno di 70 milioni di euro. La scommessa politica della Giunta è evidente: trasformare il diritto allo studio in una leva di tenuta demografica e territoriale.

I numeri segnalano una vera emorragia giovanile. Solo il 63% degli studenti calabresi sceglie un’università della regione, contro una media nazionale del 72%, e la quota di laureati tra i 25 e i 34 anni si ferma al 26,5%, lontana dal 40,1% europeo. Come rileva lo SVIMEZ, la mobilità verso il Centro-Nord trasferisce altrove non solo i giovani, ma anche consumi, competenze e prospettive.

Restano però diverse incognite sull’architettura tecnica e sull’efficacia concreta della misura. Sul piano accademico, occorrerà definire il “merito” in modo equo, bilanciando voti e differenti percorsi di studio per evitare disparità evidenti. Sul versante strutturale, pesano i limiti di un’economia fragile, cresciuta appena dello 0,8% nel 2024 secondo Bankitalia, e il condizionamento della criminalità organizzata, testimoniato dallo scioglimento per infiltrazioni mafiose di 4 comuni su 9 in Italia nel 2023.

Il rischio è che l’incentivo trattenga i giovani solo fino al conseguimento del titolo, se il tessuto economico non cambia. Nessun assegno mensile, per quanto generoso, può a lungo compensare la mancanza di trasporti efficienti, servizi adeguati e solidi sbocchi occupazionali.