i dati al vinitaly
Il vino nuovo motore del turismo: «Sicilia seconda solo alla Toscana»
I visitatori (giovani e donne) spendono di più. «La svolta di un’offerta unica»
Resilienza. Che magari sarà pure la parola del vocabolario italiano più inflazionata dal Covid in poi, ma che stavolta è una chiave di lettura. Un perché che si scioglie. Così, al Vinitaly 2026 - con quelle facce un po’ così, con quelle espressioni un po’ così - fra l’incubo del caro carburanti che si abbatte su produttori che avevano da poco digerito il boccone amarissimo dei dazi di Trump e le perplessità su un format stesso dell’evento di Verona, la Sicilia resiste. E rilancia. Il comparto siciliano del vino, abituato com’è a catastrofi naturali (e il ciclone Harry è stata solo l’ultima) e umane (una su tutte: l’incompetenza delle classi dirigenti) riesce a farsi luce in un’edizione piuttosto grigia.
E non è una sterile autocelebrazione. Ieri il governatore del Veneto, Alberto Stefani ha tagliato il nastro del padiglione della Sicilia, che dopo tempo immemorabile riesce a essere tutto della Regione (i produttori umbri, spostati altrove, se ne faranno una ragione), quest’anno si presenta con un menu completo. Il vino buono lo si può fare (quasi) ovunque, ma l’Isola dei tesori ha un’unicità che l’unione di molteplici fattori. E qui si arriva al secondo elemento di novità: forse per la prima volta negli ultimi anni, al netto di tentativi da apprendisti stregoni, la Sicilia ha presentato un’offerta completa. Con l’enologia che diventa enogastronomia ed enoturismo. «È la svolta di una Sicilia che finalmente fa sistema, non soltanto impegnando maggior risorse per avere all’interno del Vinitaly l’spazio che meritiamo, ma anche mettendo assieme un’offerta unica che mette assieme tutto il patrimonio in chiave turistica», afferma l’assessore all’Agricoltura, Luca Sammartino. Gli fa sponda il collega titolare dei Beni cul turali, Franscesco Scarpinato: «Parlare di vino in Sicilia significa inevitabilmente parlare anche di cultura. Le nostre vigne sorgono accanto a templi antichi, ai borghi storici e ai paesaggi che sono essi stessi patrimonio culturale. Per questo abbiamo voluto portare a Vinitaly una visione nuova e integrata».
La terza punta di questo triangolo, ovviamente, è il turismo. Sul quale arrivano dei dati interessanti. La Sicilia, come emerso dal confronto dell’assessore Sammartino con il direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci, «si posiziona tra le destinazioni più attrattive nel turismo legato al vino e all’enogastronomia: è la seconda meta enogastronomica d’Italia dopo la Toscana ed è tra le più richieste nei principali mercati internazionali», con livelli di interesse superiori al 60% tra i turisti francesi e statunitensi. «La crescente domanda di esperienze autentiche legate ai territori del vino, dall’Etna alle grandi aree vitivinicole dell’Isola, conferma il ruolo dell’Isola come destinazione sempre più riconosciuta e competitiva», scandisce Sammartino. E anche il potenziamento dei collegamenti internazionali, come i voli diretti tra la Sicilia e New York, come più volte sottolineato dal nostro giornale, «può contribuire ad ampliare i flussi turistici di qualità e generare nuove occasioni di sviluppo per le imprese locali».
E non è soltanto il punto di vista della Regione. A confermare questa prospettiva sono i dati presentati nel corso del convegno “Viaggio in Sicilia: le nuove frontiere dell’enoturismo”, organizzato da Assovini Sicilia, sulla base delle anticipazioni del Report Enoturismo e vendite dirette 2026, illustrate da Filippo Galanti, co-founder di Wine Suite. Secondo l’analisi, il valore medio delle prenotazioni enoturistiche è passato da 28,8 euro nel 2022 a 39,4 euro nel 2025, con una crescita complessiva superiore al 35%. Nel frattempo c’è una forte evoluzione digitale: oggi il 68,7% delle prenotazioni avviene online, a conferma di un cambiamento strutturale nelle modalità di accesso alle esperienze in cantina. Dal punto di vista del pubblico, si registra una prevalenza femminile (60,7%) e una forte concentrazione nella fascia d’età tra i 31 e i 45 anni, che rappresenta il segmento più dinamico. In Sicilia, il valore medio per persona si attesta a 34,4 euro nel 2025, ancora al di sotto della media nazionale (39,7 euro), ma con significativi margini di crescita legati al posizionamento qualitativo dell’offerta e alla crescente attrattività internazionale del territorio.
«La crescita del valore medio delle prenotazioni e l’aumento delle vendite online dimostrano come digitalizzazione e qualità dell’esperienza siano oggi determinanti. In Sicilia vediamo un grande potenziale: il territorio è già competitivo a livello internazionale, ma può crescere ulteriormente lavorando su diversificazione dell’offerta, pricing e destagionalizzazione», commenta Galanti. Per Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia, «i dati confermano che dobbiamo continuare a investire in qualità dell’offerta, diversificazione e collaborazione tra imprese per rendere l’enoturismo un motore stabile di sviluppo per tutta la regione». Eppure in Sicilia tutto questo esiste da sempre, «non come costruzione per il turista, ma come espressione naturale della nostra identità: non dobbiamo inventare nulla, dobbiamo riconoscere ciò che abbiamo e raccontarlo bene», la saggia chiosa di Francesca Planeta.