Attualità
Sono 1.100 in Sicilia i lavoratori Asu tra privato sociale ed enti pubblici il cui futuro è a rischio
L'allarme lanciato dai segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl oggi auditi in commissione Affari istituzionali all'Ars
Il tema del precariato in Sicilia torna al centro dell’agenda istituzionale. Le organizzazioni sindacali Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl sono state audite dalla commissione Affari istituzionali dell’Ars, presieduta dall’onorevole Ignazio Abbate, per affrontare una vertenza che nell’isola coinvolge oltre 1.100 lavoratori Asu tra terzo settore ed enti pubblici.
All’incontro hanno preso parte anche l’Anci e i direttori generali Ettore Foti (Dipartimento del Lavoro) e Mario La Rocca (Beni culturali).
Nel corso dell’audizione, i rappresentanti dei lavoratori hanno descritto un quadro definito «gravissimo»: circa 500 addetti del privato sociale e altri 600 in servizio presso gli enti locali, dislocati in una novantina di Comuni, rischiano di vedere sfumare il percorso di stabilizzazione alla scadenza del 30 giugno 2026.
Un epilogo che, secondo le sigle, potrebbe trasformarsi in una nuova emergenza occupazionale e sociale, con ricadute dirette sulla continuità dei servizi essenziali ai cittadini.
I sindacati hanno quindi formulato alcune richieste puntuali: estendere al 31 dicembre 2027 il termine per completare le immissioni a tempo indeterminato; garantire la permanenza dei lavoratori nel bacino Asu oltre il 2026; consentire il passaggio del personale proveniente dal privato sociale agli enti pubblici; introdurre una norma nazionale che consenta la stabilizzazione anche nei Comuni in dissesto che non abbiano ancora approvato il bilancio stabilmente riequilibrato.
È stata inoltre evidenziata la necessità di sollecitare la Sas affinchè tutti gli interessati possano sottoscrivere i contratti entro il 30 aprile, evitando ulteriori criticità legate ai ritardi nell’approvazione degli strumenti finanziari.
Dalla commissione sono giunti segnali considerati incoraggianti: l’impegno a presentare un emendamento per prorogare al 31 dicembre 2027 i processi di stabilizzazione; la conferma della continuità nel bacino Asu; la volontà di avanzare una risoluzione indirizzata al presidente della Regione per aprire un confronto con il Governo nazionale su una norma che preveda l’inserimento stabile anche del personale soprannumerario e di quanti operano presso enti in dissesto.
Le organizzazioni sindacali hanno accolto favorevolmente l’attenzione mostrata, ma sollecitano tempi rapidi e atti concreti.
«La stabilizzazione di questi lavoratori – affermano i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, Francesco Fucile, Daniele Passanisi e Totò Sampino – non è solo una questione occupazionale, ma un atto di responsabilità istituzionale. Bisogna garantire dignità al lavoro, continuità ai servizi e certezze ai territori. Il tempo è ormai scaduto».
Le sigle sindacali annunciano che seguiranno passo dopo passo l’iter dei provvedimenti, pronte a mettere in campo ogni iniziativa necessaria per tutelare il diritto alla stabilità delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti.