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15 aprile 2026 - Aggiornato alle 16:44
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L’intervista

Banca d'Italia, Elda Sprizzi: «Industria, elettronica e farmaceutica in forte crescita a Catania»

«La nostra provincia ha un’elevata incidenza di occupati in grandi imprese, Parla la capa della filiale catanese della Banca d’Italia

15 Aprile 2026, 15:38

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Banca d'Italia, Elda Sprizzi: «Industria, elettronica e farmaceutica in forte crescita a Catania»

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L’economia e lo sviluppo, gli investimenti pubblici e privati, le start-up innovative, la valorizzazione dei talenti dei giovani, l’empowerment femminile. Sono solo alcuni dei temi affrontati da Elda Sprizzi, capo della filiale di Catania della Banca d’Italia, nell’intervista al nostro giornale.

Dal suo osservatorio come vede questa antica capitale manifatturiera e mercantile del Mezzogiorno e, più in generale, la Sicilia, nell’attuale fase storica?

«Negli ultimi anni l’economia siciliana è cresciuta più della media nazionale: secondo i più recenti dati Istat, tra il 2019 e il 2024 il Pil regionale è cresciuto del 9,3 per cento, a fronte di un dato italiano del 5,8 (7,7 per cento la crescita del Mezzogiorno). La crescita siciliana si è riflessa nel buon andamento del mercato del lavoro. In termini di settori, l’industria, le costruzioni e i servizi pubblici hanno contribuito alla migliore performance della regione. La provincia si caratterizza per una maggiore vocazione industriale (da Catania proviene oltre un quarto del valore aggiunto industriale dell’Isola), per la presenza di alcuni comparti ad elevata intensità tecnologica (elettronica e farmaceutica) e per una maggiore incidenza di occupati in imprese di grandi dimensioni».

L’economia della città nella fase post pandemica attraversa una congiuntura favorevole con una notevole mole di investimenti pubblici sulle infrastrutture e delle imprese private nella doppia sfida della transizione energetica e digitale. Questo trend trova conferma nelle vostre previsioni?

«L’edilizia è stato un importante driver di crescita negli ultimi anni. Lo testimoniano anche i dati sulle ore lavorate, che nel 2024 erano su valori circa doppi rispetto al 2019 sia in provincia di Catania sia in Sicilia, e che anche nel primo semestre del 2025 (ultimo dato attualmente a nostra disposizione) sono lievemente cresciute. Oltre ai lavori privati vi ha contribuito una domanda pubblica elevata, con un volume di bandi per appalti di lavori che in regione ha raggiunto un picco storico nel biennio 2022-’23. Con riferimento alla doppia transizione, le nostre indagini statistiche presso le imprese confermano anche in Sicilia l’interesse del tessuto produttivo nei confronti sia degli investimenti in tecnologie avanzate, sia di quelli dedicati a migliorare l'efficienza energetica o ad incrementare l'autoproduzione da fonti rinnovabili».

Dal 2002 al 2024, secondo un recente Rapporto di Svimez, quasi 350mila laureati under 35 hanno lasciato il Mezzogiorno in direzione del Centro-Nord. Una perdita di capitali e di talenti.

«Pur in un quadro strutturalmente critico, che continua a vedere i giovani come la componente maggiormente coinvolta nei flussi migratori con saldi ampiamente negativi, i dati più recenti mostrano alcuni segnali di miglioramento, in concomitanza con il rafforzamento del mercato del lavoro regionale. In particolare, gli indicatori Bes (Benessere equo e sostenibile) dell’Istat mostrano che, considerando il tasso di mobilità dei laureati italiani tra 25 e 39 anni di età, in Sicilia la differenza tra i trasferimenti di residenza in entrata e quelli in uscita in rapporto alla popolazione si è ridotta, passando da 38,5 individui ogni mille abitanti 1 nel 2019 a 34 nel 2023. L’andamento nella Città metropolitana di Catania risulta più favorevole, (da 26 a 21,3 individui ogni mille residenti con le stesse caratteristiche). Si osserva altresì un innalzamento del livello di istruzione delle nuove generazioni. La quota di popolazione tra i 25 e i 39 anni in possesso di un titolo di studio terziario (laurea o equivalente) è aumentata, tra il 2019 e il 2024, dal 17,3 al 22,6 per cento nella Città metropolitana di Catania e dal 18,9 al 23,4 per cento in Sicilia, confermando un rafforzamento della dotazione di capitale umano giovane, in linea con le tendenze nazionali; tuttavia si tratta di valori che rimangono ancora largamente al di sotto del dato nazionale, pari al 30,9 per cento.

Catania ha 300 start up innovative. Un dato che la colloca ai primi posti tra i capoluoghi del Mezzogiorno. E’ sintomo che le nuove generazioni scommettono su se stessi per avere qui il loro futuro?

«Il confronto con il contesto nazionale ci aiuta a comprendere questo fenomeno. Tra il 2012 e il 2024, nella sezione speciale del registro delle imprese dedicata alle start up innovative si sono iscritte 1.251 società di capitali siciliane, pari a 2,9 ogni 10.000 abitanti con almeno 15 anni di età. L’incidenza è risultata maggiore per la provincia di Catania, in cui sono localizzate il 32% (401 unità) delle start up innovative regionali corrispondenti a 4,3 ogni 10.000 con almeno 15 anni di età, superando leggermente il dato del Mezzogiorno (4,0), ma permanendo al di sotto della media del Paese (6,0)».

In moltissimi campi le donne eccellono e il loro numero sta crescendo enormemente. Cosa fa la Banca d’Italia per garantire la parità di genere?

«La Banca d’Italia attribuisce un valore centrale al tema della parità di genere e, più in generale, a tutte le dimensioni dell’inclusione e della valorizzazione delle diversità. Dal 2014 i temi della parità e dell’inclusione sono entrati a pieno titolo nei Piani strategici della Banca; dal 2017 esiste la figura del Gestore delle diversità; e nel 2024 abbiamo ottenuto la prestigiosa certificazione EDGE, un riconoscimento internazionale che valuta con grande rigore la qualità delle politiche interne».