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il caso

Dieselgate, il conto è servito: svelati i rimborsi in Italia

In arrivo indennizzi per oltre 46mila automobilisti italiani. Dopo quasi 10 anni si chiude con un successo storico la più grande class action del nostro Paese

15 Aprile 2026, 15:54

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Dieselgate, il conto è servito: svelati i rimborsi in Italia

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Quarantadue milioni, ottocentoquarantaquattromila, trecentocinquantaquattro euro e undici centesimi: è l’importo esatto che chiude definitivamente in Italia il capitolo Dieselgate.

Dopo quasi dieci anni di contenziosi, la più ampia class action mai promossa nel nostro Paese arriva all’epilogo. L’intesa raggiunta tra Altroconsumo e il Gruppo Volkswagen garantirà un indennizzo a 46.740 automobilisti italiani.

La vicenda prende avvio nel settembre 2015, quando la Environmental Protection Agency (EPA) statunitense smascherò l’inganno: un software installato sui motori diesel in grado di riconoscere i test ufficiali e di alterare le emissioni, che nella guida reale risultavano fino a 40 volte superiori ai limiti consentiti.

Da un presunto “problema tecnico”, la questione è rapidamente degenerata in uno dei più gravi scandali industriali e reputazionali dell’industria automobilistica contemporanea.

In Italia, la tutela dei consumatori è stata avviata da Altroconsumo nel 2016, al termine di un percorso processuale tortuoso. Nel 2021 il Tribunale di Venezia aveva riconosciuto 3.300 euro per ciascun aderente, somma poi ridimensionata dalla Corte d’Appello a 300 euro per danno morale.

L’accordo transattivo del maggio 2024 ha saggiamente evitato l’incertezza e i tempi lunghi di un probabile ricorso in Cassazione, assicurando rimborsi certi e scadenze definite.

La stessa Volkswagen, nel bilancio 2024, ha certificato la chiusura completa del contenzioso italiano, accantonando circa 50 milioni di euro.

Gli importi spettano ai proprietari di vetture Volkswagen, Audi, Škoda e SEAT con motore EA189 acquistate tra il 15 agosto 2009 e il 26 settembre 2015.

Sono previsti 1.100 euro per i proprietari unici di un’auto comprata nuova e detenuta anche dopo l’esplosione dello scandalo; 550 euro per i proprietari unici di un veicolo usato o per chi avesse rivenduto l’auto nuova prima del 26 settembre 2015.

Per le comproprietà, la griglia è dettagliata: 700 euro a testa per due cointestatari di un’auto nuova mantenuta oltre settembre 2015; 383 euro ciascuno in caso di tre comproprietari di un mezzo usato o ceduto tempestivamente.

Questo esborso non è soltanto un risarcimento economico: la conclusione del caso italiano segna un punto di svolta per la tutela collettiva, dimostrando che le azioni di classe — pur frenate spesso dalla burocrazia — possono produrre risultati tangibili quando sostenute da prove solide e da un’organizzazione efficace.

Per il mercato dell’auto non c’è più spazio per scorciatoie tecniche, opacità o ambiguità comunicative. Alla fine, chi ha sbagliato ha pagato: 42,8 milioni di euro restituiti ai cittadini, un successo giuridico tradotto in denaro reale e una vittoria storica per la giustizia di massa in Italia.