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Confcommercio Sicilia al forum internazionale di Roma: "La nostra isola non sia periferia, ma protagonista del futuro del Paese"
Il presidente regionale Gianluca Manenti alla 25esima edizione dell'appuntamento promosso a Villa Miani
Si è chiusa a Roma, a Villa Miani, la 25ª edizione del Forum internazionale di Confcommercio “I protagonisti del mercato e gli scenari per gli anni 2000”, svoltosi il 14 e 15 aprile.
L’appuntamento ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e dell’economia, insieme al Premio Nobel per l’Economia 2025 Philippe Aghion, per un confronto di alto profilo sui nodi che attraversano l’Europa e il sistema produttivo italiano.
I lavori sono stati inaugurati dal presidente nazionale Carlo Sangalli, affiancato dal vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto, con la moderazione di Enrico Mentana.

Tra i presenti anche il presidente regionale di Confcommercio Sicilia, Gianluca Manenti, che definisce il Forum “un appuntamento di rara densità tematica e di straordinario valore strategico”, dal quale – afferma – “torno con tre questioni decisive che riguardano da vicino il futuro della nostra regione”.
Manenti pone anzitutto l’accento sulla crescita economica, tema richiamato con forza da Sangalli. “All’inizio del 2026 – ricorda – le condizioni erano favorevoli: consumi in aumento, occupazione ai massimi. Poi è arrivata la guerra in Iran. Le stime del nostro Ufficio Studi indicano una crescita dello 0,5% nel 2026 e dello 0,6% nel 2027 in caso di conflitto breve; altrimenti le famiglie italiane rischiano di perdere fino a mille euro di potere d’acquisto nel biennio. Per la Sicilia, dove i margini delle imprese sono già compressi e la dipendenza da turismo e consumi interni è strutturale, questo scenario non è un’ipotesi: è una minaccia concreta che rischia di vanificare la ripresa faticosamente costruita negli ultimi anni”.
Il secondo punto riguarda il peso del terziario, ribadito da Sangalli e pienamente condiviso dal presidente siciliano. “Commercio, turismo e servizi hanno creato quasi quattro milioni di posti di lavoro dal 1995 e oggi rappresentano il 53% del valore aggiunto nazionale. In Sicilia questo dato assume un significato ancora più profondo: il terziario non è solo un comparto economico, è il tessuto connettivo delle nostre comunità. Ogni impresa che chiude non è una statistica: è un pezzo di identità che scompare.”
Manenti sottolinea poi un passaggio cruciale del confronto: “Il dibattito ha coinvolto anche i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil e i rappresentanti del Governo. Un confronto che mi ha confermato quanto il dialogo tra parti sociali e istituzioni resti la leva più efficace che abbiamo”.
Il terzo nodo, definito “la sfida più urgente”, guarda al dopo-Pnrr. “Fitto lo ha detto con chiarezza: bisogna individuare da subito strumenti che garantiscano continuità agli investimenti quando le risorse del Pnrr saranno esaurite. Per la Sicilia questa non è una questione tecnica: è una questione di sopravvivenza economica. Il Pnrr ha rappresentato per il Mezzogiorno una finestra straordinaria; chiuderla senza aver costruito ciò che viene dopo significherebbe ricominciare da capo. E noi non possiamo permettercelo”.
La seconda giornata del Forum ha riservato ampio spazio a competenze, istruzione e formazione, temi che Manenti considera determinanti per il futuro dell’Isola. “Formare capitale umano che rimanga in Sicilia, che costruisca impresa, che abbia gli strumenti per competere in un mercato sempre più complesso: questa è la scommessa decisiva dei prossimi anni. Non possiamo continuare a formare talenti per esportarli”.
In chiusura, una riflessione che diventa impegno operativo: “Rientro in Sicilia con una convinzione rafforzata e con un mandato chiaro verso me stesso: portare il peso e la voce del nostro sistema imprenditoriale al centro del dibattito nazionale, non ai suoi margini. La Sicilia non è la periferia di questo Paese. È il suo Mediterraneo. Ed è da qui che si gioca una parte decisiva del futuro dell’Italia”.