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Rivoluzione Snap: fuori 1.000 dipendenti, dentro l'Intelligenza Artificiale
L'azienda licenzia il 16% del personale. Evan Spiegel scommette sui robot per risparmiare 500 milioni di dollari e puntare all'utile netto
Snap, la società fondata da Evan Spiegel, ha varato un drastico piano di ristrutturazione globale, annunciando il licenziamento di circa 1.000 dipendenti, pari a circa il 16% dell’organico a tempo pieno.
Il gruppo intende sostituire le mansioni ripetitive con l’intelligenza artificiale, riorganizzando i processi interni attorno a flussi di lavoro “AI-augmented”, cioè potenziati e assistiti dagli algoritmi.
I dati diffusi dall’azienda indicano una trasformazione già in corso. Oltre il 65% del nuovo codice viene oggi generato con il supporto di strumenti basati su IA. I sistemi intelligenti gestiscono inoltre in piena autonomia più di un milione di richieste di assistenza al mese e hanno individuato oltre 7.500 bug.
L’obiettivo è ambizioso: ridurre i costi operativi di oltre 500 milioni di dollari l’anno entro la seconda metà del 2026, comprimendo le spese correnti stimate da 3 a 2,75 miliardi di dollari.
Questa “cura dimagrante” – che comporterà tra 95 e 130 milioni di dollari in oneri di ristrutturazione e buonuscite – arriva in un contesto finanziario a due velocità.
Da un lato, Snap continua a crescere sul fronte degli utenti, saliti a 474 milioni di attivi giornalieri alla fine del 2025 (+5%), e dei ricavi, arrivati a 5,9 miliardi di dollari (+11%).
Dall’altro, la società fatica ancora a trasformare la popolarità tra i più giovani in profitti stabili: l’esercizio 2025 si è chiuso con un “rosso” di 460,5 milioni di dollari, in miglioramento rispetto ai quasi 698 milioni del 2024, ma pur sempre significativo.
Wall Street ha accolto l’annuncio con entusiasmo: il titolo ha segnato un balzo immediato compreso tra il 5% e il 9%, portando la capitalizzazione a circa 13 miliardi di dollari.
A rassicurare gli investitori è il nuovo lessico del management, improntato a “disciplina finanziaria” e a margini lordi superiori al 60%, dopo anni di narrativa incentrata soprattutto su creatività e realtà aumentata.
A imprimere un’accelerazione al riassetto hanno contribuito anche le pressioni del fondo attivista Irenic Capital Management, che ha sollecitato con forza un contenimento dei costi e un’adozione più estesa dell’automazione.
Resta però un interrogativo cruciale: un’azienda che in quattro anni ha varato ben quattro tornate di licenziamenti riuscirà a preservare il proprio spirito innovativo e il morale interno?
L’intelligenza artificiale promette un salto di produttività per i team rimasti, ma il rischio che si tratti di un abile racconto per giustificare l’austerità agli occhi dei mercati non è del tutto archiviato. La Borsa oggi festeggia. Ma il vero banco di prova per il rilancio di Snap è solo all’inizio.