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La riapertura dello Stretto di Hormuz fa crollare il petrolio e spinge al rialzo le Borse europee
Il calo del greggio sostiene i mercati azionari, in un clima di minori tensioni. I segnali di distensione geopolitica spingono i listini
Giornata di forte discontinuità sui mercati finanziari internazionali, segnata dalla riapertura dello Stretto di Hormuz e dal conseguente crollo del prezzo del petrolio. Un evento che ha immediatamente innescato una reazione positiva delle Borse europee, sostenute dal ridimensionamento del rischio energetico globale.
Secondo quanto annunciato da Teheran, il passaggio nello stretto – snodo strategico attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale – è tornato completamente accessibile alle navi commerciali, nell’ambito di una tregua temporanea legata alla crisi mediorientale.
La riapertura ha avuto un impatto diretto sulle quotazioni del greggio: il Brent è sceso sotto i 90 dollari al barile, mentre il Wti ha registrato ribassi fino al 10%, in una seduta caratterizzata da vendite massicce. Un movimento confermato anche sui mercati internazionali, dove il petrolio ha perso circa il 9%, riflettendo il ritorno di aspettative su un’offerta più stabile.
A trainare questo scenario è il raffreddamento delle tensioni geopolitiche, con segnali di distensione tra Iran, Stati Uniti e attori regionali, dopo settimane di escalation che avevano portato di fatto al blocco del traffico marittimo e a forti tensioni sui prezzi energetici.
Sul fronte azionario, la reazione è stata opposta: le Borse europee hanno accelerato al rialzo, con Milano in progresso di oltre l’1,5% e gli altri principali listini in territorio positivo. Il calo del petrolio, infatti, riduce le pressioni inflazionistiche e migliora le prospettive per imprese e consumi, soprattutto in Europa, fortemente esposta ai costi energetici.
In parallelo, anche il gas naturale ha registrato una flessione, rafforzando il clima di sollievo sui mercati.
Resta tuttavia elevato il livello di incertezza: la riapertura dello stretto è legata a un cessate il fuoco temporaneo e i negoziati internazionali restano fragili. I mercati, dopo settimane di volatilità, sembrano per ora scommettere su una fase di de-escalation, ma la stabilità dell’area resta un fattore chiave per l’evoluzione dei prezzi energetici e degli equilibri finanziari globali.