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17 aprile 2026 - Aggiornato alle 23:02
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i mercati

Hormuz riapre, il greggio crolla: la fine di un incubo o solo un'illusione?

Teheran annuncia il via libera alle navi e il petrolio perde il 10% in pochi minuti, ma i timori logistici e il blocco Usa frenano i festeggiamenti

17 Aprile 2026, 18:46

18:50

Hormuz riapre, il greggio crolla: la fine di un incubo o solo un'illusione?

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Un annuncio da Teheran ha spento, in poche ore, settimane di allarme sui mercati globali dell’energia.

Il ministro iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato “completamente aperto” il transito nello Stretto di Hormuz, scatenando una reazione fulminea: il greggio statunitense ha ceduto oltre il 10% in pochi minuti, scivolando a 81,38 dollari al barile, con un effetto domino anche sulle quotazioni del gas europeo.

Ma dietro l’euforia degli investitori resta una domanda: si tratta di un ritorno alla normalità o solo di tempo guadagnato?

La portata della notizia si misura sui fondamentali. Hormuz è il principale collo di bottiglia dell’energia mondiale: da questo passaggio marittimo transita il 20% dei consumi globali di petrolio e oltre il 20% del gas naturale liquefatto (GNL).

La chiusura dello Stretto, avviata il 28 febbraio 2026, aveva sospinto il Brent fino a sfiorare i 128 dollari ad aprile, gonfiato da un massiccio “premio di rischio”.

Il tonfo odierno riflette in gran parte lo sgonfiarsi di quel sovrapprezzo: si allontana lo spettro di una paralisi e le piazze festeggiano d’anticipo. Resta però l’incertezza politica, insieme a timori logistici molto concreti. Donald Trump ha accolto con favore la riapertura, precisando però che il blocco navale americano verso l’Iran resterà in vigore fino al raggiungimento di un accordo globale sul nucleare.

Malgrado le operazioni di sminamento in corso, una dichiarazione formale non basta a rassicurare gli armatori. Il gigante Maersk ha ribadito che ogni passaggio sarà subordinato a rigorose valutazioni: in mare la percezione del rischio pesa quanto il rischio effettivo, mantenendo elevati i premi assicurativi.

L’Europa osserva con apprensione. Sebbene l’89% del petrolio che attraversa Hormuz sia destinato ai mercati asiatici, l’effetto sui prezzi è planetario. Un eventuale rallentamento dei flussi di GNL dal Golfo obbligherebbe il Vecchio Continente a competere con l’Asia per carichi alternativi, con conseguenti impennate dei prezzi.

E i tempi di normalizzazione rischiano di essere lunghi: secondo l’EIA, i volumi non torneranno ai livelli pre-crisi prima della fine del 2026.

Il crollo del petrolio certifica la riduzione del rischio estremo, non la fine dell’emergenza. La vera normalizzazione dipenderà dal rientro effettivo delle metaniere sulle rotte, dal calo dei costi di trasporto e dall’esito dei negoziati tra Stati Uniti e IranHormuz è formalmente riaperto; la fiducia dei mercati deve ancora prendere il largo.