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20 aprile 2026 - Aggiornato alle 17:47
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Economia

Modica e il rilancio del centro storico, Confcommercio: "Crisi demografica e funzionale"

Il presidente provinciale Manenti: "Sono necessari interventi efficaci. Il 40% degli immobili è vuoto"

20 Aprile 2026, 15:06

15:10

Gianluca Manenti presidente provinciale Giunta

Il presidente provinciale Confcommercio Ragusa Gianluca Manenti

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Confcommercio provinciale di Ragusa interviene nel dibattito che si è acceso a Modica all’indomani del Consiglio comunale del 15 aprile, dedicato al futuro del centro storico.

Una seduta molto partecipata, intensa, alla quale hanno assistito centinaia di cittadini e che, a giudizio del presidente provinciale Gianluca Manenti, rappresenta «un segnale positivo, perché quando un’aula consiliare torna a riempirsi di persone significa che la comunità sente il tema come proprio e vuole essere parte attiva delle scelte».

L’associazione ha preso parte ai lavori con il presidente della sezione modicana, Giorgio Moncada, presentando un documento articolato, frutto di un’approfondita analisi e di un confronto interno.

«Non siamo andati in Consiglio per lamentarci, ma per proporre un modello operativo», spiega Manenti. «La crisi del centro storico non è innanzitutto commerciale: è demografica e funzionale. Le vetrine vuote sono un sintomo, non la causa. Oggi solo il 13,5% dei modicani vive nel centro storico e circa il 40% degli immobili è vuoto. Se non si riparte da qui, nessuna rigenerazione sarà possibile».

Il modello proposto da Confcommercio si fonda su assi strategici precisi: mappatura digitale costante degli immobili e dei flussi; incentivi per il ritorno alla residenza; trasferimento di uffici pubblici nel cuore della città; definizione di standard di qualità urbana; istituzione di una cabina di regia permanente tra Comune e associazioni di categoria; presenza universitaria stabile quale infrastruttura di rigenerazione.

Accanto al merito, Manenti pone anche un tema di metodo istituzionale. «È giusto, e lo dico senza spirito polemico, che un’amministrazione ascolti tutti, ma esiste una differenza tra chi porta un’opinione personale e chi porta la sintesi strutturata di migliaia di imprese, lavoratori e famiglie. Le associazioni di categoria non sono una voce tra le tante: sono corpi intermedi riconosciuti dallo Stato, strumenti di continuità e competenza che garantiscono memoria, dati e capacità di proposta».

Il riferimento è all’ordine degli interventi della seduta, che ha visto prendere la parola prima numerosi cittadini e solo successivamente le organizzazioni rappresentative. «Non è una questione di precedenza formale», chiarisce Manenti, «ma di efficacia. Se si ascoltano solo le voci più rumorose del momento e non chi porta analisi, esperienza e responsabilità, si rischia di privarsi dello strumento più prezioso: la continuità della conoscenza. Gli amministratori passano, ed è naturale che sia così. Le associazioni restano, e con esse la responsabilità di garantire che ciò che si è imparato in decenni di lavoro non vada disperso».

Manenti ricorda come Confcommercio «esiste dal 1945 e ha attraversato ogni stagione economica del Paese, dalla ricostruzione postbellica al Covid. Non siamo spettatori: siamo parte attiva dei processi economici e istituzionali. La rappresentanza non è un privilegio, è un servizio che offriamo al territorio».

Da qui l’auspicio che quanto accaduto a Modica diventi prassi consolidata: «La partecipazione è fondamentale, ma deve andare di pari passo con l’ascolto consapevole di chi porta proposte operative e una visione che non si esaurisce nel ciclo elettorale. Confcommercio continuerà a esserci, con o senza inviti formali, perché la rappresentanza autentica non cerca palchi: cerca risultati. E i risultati si ottengono sedendosi al tavolo prima che un problema diventi emergenza».

La conclusione è un messaggio netto: «Siamo qui, come sempre. Disponibili, competenti, presenti. Il centro storico di Modica può rinascere, ma solo se si costruisce un percorso condiviso e se si riconosce il ruolo di chi, da ottant’anni, lavora per il bene dell’economia e della comunità».