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21 aprile 2026 - Aggiornato alle 22:04
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il caso

Il gran rifiuto d'oro: Di Foggia rinuncia ai 7 milioni per prendersi l'Eni

La manager cede all'ultimatum del governo. Il passaggio di testimone tra Terna e il colosso dell'energia chiude la complessa partita delle nomine pubbliche

21 Aprile 2026, 21:46

21:50

Il gran rifiuto d'oro: Di Foggia rinuncia ai 7 milioni per prendersi l'Eni

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Si è chiuso uno dei dossier più incandescenti del recente capitalismo pubblico italiano: Giuseppina Di Foggia, ormai ex amministratrice delegata di Terna, ha rinunciato all’indennità di fine mandato da 7,3 milioni di euro.

La decisione, formalizzata con una stringata nota societaria, ha messo il sigillo a un braccio di ferro politico dalle potenziali conseguenze esplosive. Il contenzioso era nato dal passaggio della manager a un’altra grande partecipata: indicata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze alla presidenza di Eni, Di Foggia aveva nel contempo rivendicato la maxi-buonuscita maturata in Terna. Un esito che l’esecutivo ha considerato insostenibile, anche alla luce delle linee guida varate nel 2023 per contenere le indennità di fine mandato nelle società a controllo pubblico.

La soluzione è arrivata con l’intervento diretto della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha imposto una scelta netta: o la guida di Eni, o la corposa liquidazione.

Va detto che la cifra contestata discendeva da impegni contrattuali puntualmente illustrati nella Relazione sulla politica di remunerazione 2025 di Terna: 24 mensilità, un’indennità di mancato preavviso e un ulteriore trattamento legato agli anni di incarico, non correlato alle performance.

La polemica ha rischiato di oscurare i risultati industriali conseguiti da Terna sotto la regia di Di Foggia. Nominata a maggio 2023, l’ingegnera elettronica, già numero uno di Nokia Italia, aveva impresso a Terna un’accelerazione tecnologica e operativa.

Il 2024 si è chiuso con ricavi a 3,68 miliardi di euro (+15,5%), utile netto oltre 1 miliardo e investimenti record per 2,69 miliardi.

L’aggiornamento del Piano industriale 2024-2028 ha inoltre elevato il perimetro degli investimenti a 17,7 miliardi, con priorità a reti, rinnovabili e digitalizzazione.