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agroalimentare

L'identikit dell'enoturista che arriva in Sicilia è prevalentemente straniero

I vini bianchi dop siciliani vincono contro i dazi di Trump. I dati della ricerca Nomisma

22 Aprile 2026, 13:03

L'identikit dell'enoturista che arriva in Sicilia è prevalentemente straniero

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Il valore che l'enoturismo genera per le imprese vinicole italiane è di circa 3,1 miliardi di euro, a dimostrazione di come ormai non si tratti più di un "piano b" per i produttori ma un asset strategico di valorizzazione e crescita economica. Nei comuni dell'Etna, legati al disciplinare di produzione dell'Etna doc, tra il 2019 e il 2024 gli arrivi di turisti sono cresciuti del 17,4% contro una media dell'intera isola del 12,4%. È quanto emerge dalla ricerca Nomisma wine monitor per UniCredit, presentata stamani a Palermo, nell'ambito della presentazione della XII edizione di Sicilia en Primeur di Assovini. Secondo l'indagine l'enoturismo nell'Isola presenta un carattere molto più internazionale rispetto alla media degli altri territori vinicoli italiani: per i produttori siciliani, l'identikit dell'enoturista che arriva in Sicilia è prevalentemente straniero - in particolare statunitense, tedesco ed inglese - ha un'età media compresa tra 40 e 55 anni e non necessariamente è un esperto di vino, il che non rappresenta una criticità piuttosto un'opportunità per colmare un gap di conoscenza e accrescere la cultura del vino di persone che, dopo l'esperienza enoturistica, potranno divenire ambasciatori del brand aziendale e dei territori vinicoli siciliani. "Il settore vitivinicolo che rappresenta un pilastro strategico per l'economia siciliana, si trova ad operare oggi in un contesto globale complesso, in cui vecchie e nuove sfide si affiancano però a significative opportunità, come l'ascesa dell'enoturismo, leva strategica a supporto di competitività, attrattività e valorizzazione del territorio", ha detto Salvatore Malandrino, regional manager Sicilia di UniCredit. Per Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia "il wine tourism consente di raccontare il vino come prodotto culturale e parte di un contesto più ampio dove convivono paesaggio, storie, produttori, gastronomia. La Sicilia del vino oggi si conferma un'isola capace di intercettare i cambiamenti e anticipare le strategie".

Il 2025 non è stato un anno semplice per il vino. L'export italiano chiude in negativo (-3,6% nei valori) rispetto all'anno precedente. In termini assoluti, la riduzione equivale a quasi 300 milioni di euro e 400 mila ettolitri. Il calo più rilevante riguarda il Nord America (-204 milioni di euro) e l'Europa extra-Ue (-89 milioni) mentre l'export verso i paesi dell'Unione Europea (che ancora rappresenta il 40% delle nostre esportazioni totali a valore) risulta in crescita e permette di mitigare la perdita. È quanto emerge da una ricerca di Nomisma per conto di UniCredit nell'ambito dell'evento Sicilia en Primeur con Assovini, presentato stamani a Palermo. Le performance negative degli esportatori discendono da mercati internazionali che hanno ridotto consumi e acquisti di vino dall'estero. Guardando ai top mercati per import, solo Germania, Svizzera e Brasile registrano una crescita a valori nelle importazioni di vino, mentre gli Stati Uniti (causa anche svalutazione del dollaro) perdono il 12%, UK il 6%, Canada il 12%, la Cina il 15%. Queste riduzioni si riflettono anche nelle esportazioni dei nostri Vini Dop. Poche le denominazioni a livello regionale che mettono a segno una crescita: tra queste ci sono i bianchi fermi Dop della Sicilia, il cui export cresce a valore del 2,4% rispetto all'anno precedente. "Una crescita che nemmeno i dazi di Trump riescono a bloccare: a differenza della media dei Vini italiani che negli USA lasciano sul campo quasi il 13% in valore, i bianchi Dop della Sicilia aumentano nell'export verso gli Stati Uniti dell'8,4%", sostiene il rapporto di Nomisma. All'opposto il caso dei rossi Dop della Sicilia che perdono, sempre in termini di export, l'11% rispetto all'anno precedente, trainati al ribasso proprio dagli USA, primo mercato di sbocco.

È comunque da precisare che i dati Istat di export tengono conto del luogo di spedizione all'estero, per cui sfuggono i quantitativi di vino siciliano che non partono direttamente dalla Sicilia per l'estero, ma partono da porti ubicati in altre regioni alle quali questi volumi di prodotto vengono computati come export vinicolo - rileva il report - Per cui si stima che in realtà il commercio estero di Vini e mosti siciliani sia superiore rispetto ai dati ufficiali Istat. Per l'indagine "il calo nei consumi di vino rosso è una tendenza che ormai da molti anni si sta manifestando anche nel nostro paese, complice indubbiamente una riduzione nella consumer base degli italiani che bevono vino abitualmente (quotidianamente o più volte a settimana) e che rappresentano il nocciolo duro per i consumi. Una componente che si sta progressivamente riducendo: basti pensare che gli italiani di età over 60 che quindici anni fa dichiaravano di bere vino abitualmente erano il 70%. Oggi sono il 54%".