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22 aprile 2026 - Aggiornato alle 18:35
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PREZZI

Carburanti, l’Italia del doppio prezzo: a Linosa benzina e diesel a 2,740 euro, mentre il Gpl tocca il suo record

Non è soltanto una classifica dei rincari: è la fotografia di un Paese in cui distanza, logistica e scarsità di impianti possono valere più del prezzo del petrolio

22 Aprile 2026, 15:40

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Carburanti, l’Italia delle due pompe: a Linosa benzina e diesel a 2,740 euro, mentre il record del Gpl si sposta nel Sassarese

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Se si vuole capire quanto conti davvero la geografia nel costo di un pieno, non bisogna guardare alle autostrade né alle grandi città. Bisogna spingersi molto più in là, dove il distributore non è solo un servizio ma un presidio. A Linosa, piccolo scoglio vulcanico nel Canale di Sicilia, benzina e diesel arrivano a 2,740 euro al litro: una cifra che trasforma ogni accensione del motore in un piccolo lusso quotidiano. E se nel racconto nazionale dei carburanti il dibattito si concentra spesso sulle medie, qui sono gli estremi a dire la verità: nelle isole minori e in alcune aree periferiche il prezzo alla pompa continua a muoversi secondo regole molto diverse da quelle del resto d’Italia.

Il dato più clamoroso resta quello linosano, ma non è un caso isolato. Anche Pantelleria e Lampedusa restano stabilmente nell’area più cara del Paese, con livelli ben superiori alle medie nazionali rilevate dall’Osservaprezzi carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il contrasto è netto:la media nazionale self service si attesta a circa 1,740 euro/litro per la benzina e 2,074 euro/litro per il gasolio. Tradotto: il valore di Linosa pesa circa 1 euro in più sulla benzina e oltre 66 centesimi sul diesel, cioè rispettivamente circa il 57,5% e il 32,1% in più rispetto alla media italiana. Numeri che aiutano a capire subito la dimensione del divario.

Nel frattempo, spostandosi di centinaia di chilometri ma restando sempre lontani dai grandi bacini di offerta, spicca anche il caso di Bono, nel Sassarese, dove il Gpl tocca 1,399 euro al litro. In un mercato in cui il Gpl continua a essere, per molti automobilisti, l’ultima ancora di convenienza, un valore simile suona come un campanello d’allarme: siamo nell’ordine di circa il 78,7% sopra una media nazionale che, nei dati disponibili di metà aprile, oscillava attorno a 0,78-0,80 euro/litro. Non è il carburante “povero” che ci si aspetta, ma un combustibile che in certe aree periferiche perde gran parte del suo vantaggio economico.

Perché succede: il prezzo del pieno non dipende solo dal petrolio

Quando il costo dei carburanti sale, la spiegazione più immediata è sempre la stessa: il greggio, le tensioni internazionali, le quotazioni dei raffinati. Ed è vero che nelle ultime settimane la dinamica del gasolio è stata particolarmente nervosa, tanto da spingere in alto le medie italiane e costringere il MIMIT a intensificare il monitoraggio attraverso la Commissione di allerta rapida. Ma fermarsi a questa lettura, nel caso delle isole minori, significa cogliere solo una parte del problema.

Il punto è che in territori come Linosa, Lampedusa o Pantelleria il carburante incorpora costi che sulla terraferma pesano meno: approvvigionamento via nave, minori volumi, poca o nulla concorrenza locale, costi di stoccaggio, fragilità logistica. L’Arera, in un’analisi dedicata ai costi del combustibile sulle isole minori non interconnesse, ha mostrato in modo molto chiaro quanto la componente trasporto possa incidere sul prezzo finale: per Lampedusa l’incidenza del trasporto sul costo totale del gasolio è arrivata in alcuni anni al 28%, mentre per Pantelleria ha toccato il 25%; il modello richiamato dall’Autorità lega esplicitamente il costo di trasporto alla distanza dal porto di approvvigionamento e al costo del combustibile usato per il trasporto navale.

È un passaggio decisivo, perché sposta il ragionamento dal “chi rincara?” al “quanto costa davvero portare energia dove serve?”. Le isole minori pagano la loro condizione geografica ogni giorno: non solo con bollette, biglietti e merci più care, ma anche con il carburante, che è il sangue della mobilità privata, del turismo, dei servizi e in molti casi perfino delle attività produttive locali. Dove i volumi sono bassi e i rifornimenti arrivano via mare, il pieno non è più soltanto un prodotto da banco, ma l’ultimo anello di una catena lunga, costosa e vulnerabile.

Linosa, Pantelleria, Lampedusa: il sovrapprezzo dell’insularità

Il caso di Linosa è il più estremo proprio perché concentra tutte le criticità tipiche delle micro-isole: domanda ridotta, pochi punti di distribuzione, logistica complessa. Il fatto che benzina e diesel si collochino entrambi a 2,740 euro/litro rende il dato ancora più simbolico: siamo oltre il semplice rincaro, siamo davanti a una soglia psicologica che sul resto della rete italiana appartiene quasi solo ad alcune punte autostradali o ai carburanti premium, non certo ai prodotti “ordinari”.

Anche Pantelleria continua a restare stabilmente molto in alto. Rilevazioni basate sui dati MIMIT mostravano sull’isola, a inizio aprile, una benzina self media a 2,408 euro/litro e un gasolio self attorno a 2,558 euro/litro, con un numero di impianti molto limitato. È un quadro che conferma come il problema non sia episodico: il differenziale rispetto al resto d’Italia resta ampio e strutturale, anche nelle fasi in cui le medie nazionali iniziano a piegare verso il basso.

Su Lampedusa, al netto della normale variabilità quotidiana dei listini comunicati dai gestori, il livello dei prezzi continua a collocarsi ben sopra le medie provinciali e nazionali. In più, qui il caro-carburante non riguarda soltanto l’automobilista privato. A marzo 2026, Totò Martello, presidente del consorzio pescatori di Lampedusa, segnalava che per i cittadini il gasolio aveva raggiunto circa 2,50 euro al litro, denunciando un impatto pesante anche sulle attività economiche dell’isola e, in particolare, sulla pesca. È il segno di una filiera in cui il costo del carburante non incide solo sul portafoglio di chi fa rifornimento, ma sul prezzo finale di beni e servizi e sulla sostenibilità stessa del lavoro locale.

Il paradosso del Gpl a Bono: quando anche l’alternativa perde convenienza

Se il primato di Linosa colpisce per la sua eccezionalità geografica, il caso di Bono sorprende per un altro motivo. Qui non parliamo di un’isola sperduta ma di un centro dell’interno sardo, eppure il Gpl arriva a 1,399 euro/litro, valore anomalo se confrontato con i livelli medi del Paese e persino con quelli medi provinciali. Nei dati ufficiali rielaborati da piattaforme che utilizzano la base MIMIT, la provincia di Sassari mostrava a metà aprile prezzi del Gpl molto più bassi, con una forchetta che restava normalmente sotto la soglia di 1,11 euro/litro nei comuni monitorati. Proprio per questo il dato di Bono spicca ancora di più: non è soltanto “alto”, è fuori scala rispetto al contesto circostante.

Per molte famiglie il Gpl resta una scelta di equilibrio: costa meno della benzina, consente percorrenze convenienti, tiene in vita un parco auto che non può o non vuole passare all’elettrico. Ma quando il prezzo locale si avvicina troppo a quello dei carburanti tradizionali, tutta questa convenienza si assottiglia. E il problema, ancora una volta, non è solo statistico: riguarda chi vive in territori dove le alternative di mobilità sono poche, il trasporto pubblico è meno capillare e l’auto è una necessità prima ancora che una scelta.

Le medie nazionali dicono una cosa, la periferia ne racconta un’altra

A livello nazionale, il quadro di aprile racconta una fase di graduale raffreddamento dopo settimane difficili, soprattutto per il gasolio. Il MIMIT ha più volte evidenziato come i prezzi italiani, nel confronto con le grandi economie europee, siano cresciuti meno che in Francia e Germania tra fine febbraio e inizio aprile, mentre la Commissione europea ha registrato per l’Italia prezzi medi inferiori a quelli di alcune grandi economie Ue. È un’informazione utile, ma non sufficiente per descrivere ciò che accade ai margini della rete.

Perché le medie, per definizione, smussano gli estremi. E gli estremi, in questo caso, coincidono con comunità che spesso hanno meno potere contrattuale, meno concorrenza e meno possibilità di aggirare il problema. Se nella rete nazionale il prezzo medio della benzina self il 22 aprile 2026 si muoveva attorno a 1,74-1,75 euro/litro, a Linosa lo stesso litro valeva un euro in più. Se il Gpl nazionale si collocava intorno a 0,78 euro/litro, a Bono il differenziale superava i 60 centesimi. È la prova che parlare di “prezzo dei carburanti in Italia” al singolare ha sempre meno senso: esistono, di fatto, molti mercati locali dentro lo stesso mercato nazionale.

Non solo automobilisti: turismo, pesca, trasporti locali

Il pieno caro non si ferma al parabrezza. Nelle isole minori ogni rialzo tocca una filiera molto più ampia. Chi noleggia scooter e auto per i turisti deve incorporare il costo del rifornimento; chi trasporta merci sull’isola scarica parte del rincaro sui prezzi finali; chi lavora in mare, come i pescatori, vede assottigliarsi margini già fragili. A Lampedusa, l’allarme lanciato dal mondo della pesca nelle scorse settimane ha reso visibile proprio questo effetto domino.

C’è poi un aspetto sociale che raramente entra nelle tabelle: in questi territori il distributore non è intercambiabile. Non basta fare cinque chilometri in più per trovare un prezzo migliore, come può accadere sulla terraferma. A volte non esiste un secondo impianto davvero competitivo; altre volte la scelta è minima, e il costo di cercare alternative supera il risparmio possibile. L’insularità, in altre parole, riduce la concorrenza reale anche quando formalmente la concorrenza esiste.